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martedì 22 luglio 2008

Il giorno della vergogna


Oggi, 22 luglio 2008, alle ore 20:01, con 171 voti favorevoli (Pdl e Lega), 128 contrari (Pd e Idv) e 6 astenuti (Udc), per la prima volta dopo la nascita della prima repubblica, tramite strumenti costituzionalmente democratici si è infranto il principio cardine su cui si basano tutte le costituzioni dei paesi democratici.

Da oggi, 22 luglio 2008, per coerenza, bisognerebbe smantellare in tutte le aule di tribunale le insegne che ricordano come l'articolo 3 della Costituzione Italiana sancisca l'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Da oggi, 22 luglio 2008, la propria "condizione personale" diventa un discrimine decisivo nella vita sociale del paese. Quattro cittadini, vergognosamente più uguali degli altri, si sono autoproclamati al di sopra della legge. Tutti i procedimenti a loro carico, di qualsiasi natura, nel passato, nel presente o nel futuro, sono sospesi per tutta la durata della legislatura.

Oggi, 22 luglio 2008, a tre giorni dalla commemorazione della morte del giudice Paolo Borsellino, viene perpetrato l'affronto sommo alla figura del più grande eroe della Repubblica Italiana. L'uomo che ha trafficato con quei mafiosi che il giudice Paolo Borsellino ha combattuto per tutta la sua vita, l'uomo che ha fondato grazie a Dell'Utri un partito basato sui voti di quella mafia contro cui il giudice Paolo Borsellino ha lottato fino all'ultimo respiro, l'uomo che è stato accusato da trafficanti sudamericani di aver riciclato nei conti svizzeri della Fininvest i fondi neri di quei boss che il giudice Paolo Borsellino aveva contribuito a decimare, l'uomo che ha prima accolto tra le sue braccia e poi incensato uno degli uomini d'onore più spietati di Cosa Nostra, Vittorio Mangano, definendo "eroica" la sua omertà, l'uomo che è stato coinvolto nei due processi riguardanti i mandanti occulti delle stragi di Capaci e via D'Amelio in cui perse la vita proprio il giudice Paolo Borsellino, quell'uomo, oggi, 22 luglio 2008, devasta il più elementare principio costituzionale, si erge, autoimmune, al di sopra del diritto e sputa idealmente sulla tomba del giudice Paolo Borsellino.

Ha perfettamente ragione il fratello di Paolo, Salvatore Borsellino, che da più di un anno ormai gira per l'Italia, nelle scuole, nei comuni, per gridare il proprio sdegno, per gridare la propria sete di giustizia e verità, e che ogni momento della sua vita paradossalmente ringrazia Dio di aver fatto morire suo fratello, di avergli risparmiato in questo modo la vergogna di assistere allo scempio di quelle Istituzioni che Paolo serviva con zelo maniacale e verso cui nutriva religioso rispetto.

Come se non bastasse, a monito futuro, oggi, 22 luglio 2008, si è deciso il trasferimento d'ufficio di uno dei pochi giudici con la schiena dritta, il giudice Clementina Forleo, che nonostante tutto crede ancora nel proprio lavoro e nella forza della giustizia.

Oggi è il 22 luglio 2008, ma l'assordante silenzio dei media asserviti e schierati ricorda tanto il 28 ottobre del 1922.

mercoledì 16 luglio 2008

Un amore a distanza


Fermandosi davanti ai microfoni del Gr Rai e alle telecamere di Sky, il premier Silvio Berlusconi commenta da Parigi l'arresto di Ottaviano Del Turco. Interrogato sul fatto che questa volta l'accusa abbia colpito un esponente della sinistra, Berlusconi ha risposto: "Non ha nessuna importanza per me che colpisca questo o quest'altro".

All'apparenza, potrebbe sembrare una risposta diplomaticamente ineccepibile dal suo punto di vista. Un modo per dire: vedete, la magistratura è da fermare in toto, si stanno montando troppo la testa, ed io, che sono intellettualmente onesto, lo ribadisco, anche se questa volta nelle reti dei magistrati ci è finito uno appartenente allo schieramento a me avverso.

Trattandosi però di Berlusconi, è ormai assodato che le sue dichiarazioni sono tanto più veritiere quanto più le si interpreta in modo esattamente contrario a quanto lui vorrebbe fare intendere. La cosa è talmente evidente che, a saperlo leggere nella maniera giusta, si scoprirebbero mille verità.

Partendo dal presupposto che Berlusconi non si sognerebbe mai di difendere un proprio avversario (non l'ha mai fatto e non si vede perchè dovrebbe farlo ora) e che, allo stesso modo, non si sognerebbe mai di lasciar passare indisturbato un assist così comodo per infangare l'opposizione (vedasi la manifestazione in Piazza Navona), è solo una la risposta al quesito che sorge spontaneo: "Perchè mai l'ha difeso a spada tratta parlando esplicitamente di teoremi basati sul nulla?". E la risposta è che Ottaviano Del Turco non è mai stato, e quindi non lo è tuttora, un personaggio politico ostile a Berlusconi. Anzi.

Per capirlo ed avere ben chiare le prese di posizione di questi giorni, è necessario andare a scavare nel passato. E' un lavoro un po' faticoso. Di ricostruzione di eventi. Ma ne vale la pena, perchè si intuiscono e si palesano molte cose che oggi potrebbero apparire oscure.

Bisogna tornare al 1991. Non è ancora scoppiato la scandalo Tangentopoli. A Milano si parla tanto di un giovane imprenditore che sta cullando la temeraria idea di costruire una città intera alle porte della metropoli. Ha intenzione di chiamarla Milano2, "la città dei numeri uno", come recita lo spot che va di moda in quel periodo. Per portare a termine il suo progetto ha bisogno ovviamente di tanti soldi, di tanta pubblicità, di tanta copertura. Quale miglior modo di pararsi le spalle che quello di ingraziarsi le due principali istituzioni che dominano il paese, vale a dire la mafia e la politica? Per la prima, ci penserà il suo grande amico, fin dai tempi della Statale, Marcello Dell'Utri, che si adopererà con zelo per intrecciare preziosi "rapporti di garanzia" con i principali boss di Cosa Nostra. Per la seconda, Berlusconi troverà il proprio naturale aggancio nella figura di Bettino Craxi, lider maximo del partito socialista.

Come è noto, il processo All Iberian porta alla luce tutta una serie di versamenti che dai conti occulti della Fininvest finiscono direttamente sui conti cifrati svizzeri del PSI. Tutti i movimenti sono ricostruiti nel dettaglio dal maresciallo della Guardia di Finanza Aronne Orsicolo: 1.781.000 dollari prima e 1.821.000 dollari poi, nel febbraio 1991, escono dal conto All Iberian, passano su un conto chiamato "Polifemo" e approdano sul conto Constellation Financiaire, che risulta intestato a Giorgio Tradati, uno degli ultimi prestanome di Craxi. In tutto, si accerterà che saranno qualcosa come 20 miliardi di lire i soldi fatti recapitare per conto di Berlusconi sul conto di Craxi nell'anno 1991.

La cosa che stupisce è però un'altra. Se questo finanziamento illecito a un partito potente, come lo era il PSI in quegli anni, è assolutamente comprensibile in una logica di strategia economico-politica, risulta molto più difficile comprendere il motivo per cui tali finanziamenti non si arrestino l'anno dopo, nel '92, quando ormai il PSI è stato spazzato via dall'inchiesta Mani Pulite e Craxi è un uomo con un futuro da latitante. Si accerterà infatti che nel novembre del '92 un altro obolo da 2 miliardi di lire verrà recapitato sul conto svizzero Northern Holding (gestito da Mauro Giallombrado, segretario personale di Craxi) e proveniente dal conto "Ampio" di proprietà Finivest.

Che senso ha tutto ciò? Una possibile spiegazione si ha pochi mesi dopo, quando si scopre che Craxi avrebbe rigirato parte di quei 2 miliardi, per l'esattezza 370 milioni di lire, ad Ottaviano Del Turco, per influenzare i comportamenti della componente socialista all'interno della CGIL su questioni delicatissime, come l'abolizione della cosiddetta "scala mobile".

Ecco qua il primo aggancio tra Del Turco e Berlusconi. Siamo agli inizi degli anni Novanta. Tramite: Craxi.

Il secondo episodio fondamentale risale al 1999, quando Del Turco è presidente della Commissione Antimafia. Insieme al vicepresidente della Commissione, il senatore forzista Filippo Mancuso, intraprende una campagna di delegittimazione nei confronti dei pentiti eccellenti, coloro che per la prima volta stanno facendo luce sugli intrecci tra mafia e politica negli anni delle stragi di Capaci e via D'Amelio. Del Turco accusa apertamente i magistrati di non saper vigilare sui pentiti. In particolare su Salvatore Cancemi, collaboratore considerato attendibile, colui che per primo (ce ne saranno poi molti altri) ha parlato esplicitamente dei rapporti stretti tra Berlusconi e Dell'Utri con la mafia siciliana. Arriverà persino a parlare di un possibile ruolo dei due nelle stragi di mafia. Nonostante venga sfiduciato dalla sua stessa parte politica, Del Turco non molla e in questa sua campagna contro la magistratura è difeso, ovviamente, solo dal Polo di Silvio Berlusconi. Quando però anche la Lega gli voterà contro sarà costretto alle dimissioni.

14 luglio 2008. Fermandosi davanti ai microfoni del Gr Rai e alle telecamere di Sky, il premier Silvio Berlusconi commenta da Parigi l'arresto di Ottaviano Del Turco. Interrogato sul fatto che questa volta l'accusa abbia colpito un esponente della sinistra, Berlusconi ha risposto: "Non ha nessuna importanza per me che colpisca questo o quest'altro".

Capito?

sabato 12 luglio 2008

L'antipolitica di Pippo


Ormai vedo che la mania si è diffusa anche a sinistra. Una mania che, in una deriva che pare inarrestabile, fluisce per osmosi da destra a sinistra. La mania dell'usare le parole a vanvera, giusto per riempirsi la bocca, col fine di segare con un colpo di vocabolario tutta una serie di problematiche più o meno attuali, più o meno vere, più o meno importanti. Per dirla in breve: gettare fumo sulla realtà con l'intento di scolorirla e privarla del suo significato originario.

Per entrare nel concreto, in questi ultimi giorni ho sentito una ridda di voci che si sono levate dai giornali, dalle televisioni, perfino dai blog, che denunciano l'antipolitica populista e demagoga basata sull'insulto sistematico, promossa da Beppe Grillo nel suo intervento a Piazza Navona. Eccole qui, le paroline incriminate: antipolitica, populismo, demagogia, insulto. Quando si vuole liquidare Grillo, lo si taccia di una di queste quattro cose e il gioco è fatto. Il cuore è contento, la mente torna serena. Come se, liquidato Grillo con una battuta, le problematiche che egli solleva si dissolvessero d'incanto.

Se questo era fino a poco tempo fa un giochino, abbastanza sporco ma comprensibilissimo, caro soprattutto alla destra, smaniosa di screditare una voce contrastante, mi fa molto più strano sentire le stesse identiche parole da parte di chi, ogni giorno, denuncia l'ipocrisia della propaganda di regime. Non ultimo Walter Veltroni, che parlando dell'intervento di Grillo a piazza Navona, l'ha descritto come nient'altro che "una caterva di insulti".

Siccome io l'intervento di Grillo l'ho seguito tutto e non mi pareva di aver sentito alcun insulto (se non il "vaffa" finale a tutta la casta, che ormai è più una griffe che altro), me lo sono riascoltato di nuovo, nel caso mi fossi perso qualcosa. Ma purtroppo, non ci ho trovato niente di tutto ciò. Non ci ho trovato populismo, non ci ho trovato demagogia, non ci ho trovato antipolitica. Sempre che queste tre parole non significhino denunciare a 360° e senza sconto alcuno lo stato pietoso in cui versa il paese. Questa a casa mia si chiama libertà di espressione.

Voglio ripercorrere i passi salienti dell'intervento di Grillo. Alla fine mi dite dove sta la demagogia e il populismo in tutto ciò.

"La prima cosa che doveva fare la sinistra, una volta salita al governo, era una legge sul conflitto di interessi, ma non l'ha fatta perchè gli interessi erano anche i loro".

"Veltroni non ha cuore, polmoni, cervello. Non capisco i suoi discorsi. La prima cosa che ha fatto è stata andare a parlare di Istituzioni dallo psiconano, un prescritto iscritto alla P2, invece che dai suoi collaboratori e dai suoi alleati. In tre mesi ha sciolto il governo, ha perso il comune di Roma e disintegrato tutti i partiti della sinistra".

"Lo Stato è ormai fallito. Paghiamo più di 3 miliardi di euro al mese di interessi sul debito pubblico. A fine 2008 saranno state chiuse 300.000 aziende. Le restanti sono in mano alle banche per debiti fino a 780 miliardi di euro. Tra un po' falliranno anche le banche e dovremo mettere l'esercito a presidiarle".

"Le votazioni sono state illegali, con una legge elettorale che non permetteva di scegliere il candidato".

"Ci sono 18 condannati in via definitiva in Parlamento. Se Mangano è un eroe, loro sono i supereroi con il superpotere del silenzio: non parleranno mai contro il loro padrone".

"Che differenza c'è tra le leggi di Berlusconi che ammazzano 100.000 processi e l'indulto?"

"Ci sono 1300 assassinati sul lavoro e non si investe nulla sulla sicurezza dei lavoratori".

"Il lodo Alfano difende la banda dei quattro. Potranno delinquere senza che gli succederà nulla. Chi è questa gente? Schifani, con amicizie per lo meno dubbie. Berlusconi, prescritto, condannato per falsa testimonianza, iscritto alla P2. Fini, la badante di Berlusconi, a prendere il sole sullo yacht di Tronchetti Provera nel momento in cui Telecom si appresta a lasciare a casa 20.000 famiglie. Così come Alitalia ne licenzierà 8000 e la Fiat licenzierà a piacere".

"Nessuno vi ha mai detto perchè abbiamo i rom in Italia. Ve lo dico io. C'è stato un baratto. 22.000 imprese italiane in Romania finanziate con i nostri soldi al posto di 220.000 rumeni qua".

"Napolitano "Morfeo" sonnecchia. Firma il patto dei quattro. Ve lo immaginate Pertini che firma una legge che lo rende immune dalla giustizia italiana? Quando c'era la polizia a Chiaiano nella sua città, lui era a Capri a sentire della musica con due inquisiti, Bassolino e la moglie di Mastella. Che esempio ho io da questa gente?"

Mi spiace. Potete continuare a chiamare tutto ciò con i nomi che più vi aggradano: populismo, qualunquismo, demagogia, antipolitica, insulto, giustizialismo, deriva forcaiola. Potete creare frasi bellissime con tutte queste parole, potenti e altisonanti. Il populismo qualinquista dell'antipolitica. Il giustizialismo demagogico con deriva forcaiola. La demogia populista basata sull'insulto. Il qualinquismo giustizialista di un'antipolitica demagogica. Potete divertirvi a crearne di altre, e sempre più pompose e roboanti.

Potete anche chiamare tutto ciò semplicemente Pippo, Pluto, Paperino o cippirimerlo. Fate come volete.

Il problema è che i nervi scoperti toccati da Grillo, una volta eliminato Grillo, sempre scoperti rimarranno. E prima o poi qualcuno ne dovrà rendere conto. Che piaccia o non piaccia. Il dramma vero di questo paese è che gli unici che osano denunciare "la nudità del re" sono dei comici. Basterebbe questo per prendere una buona volta sul serio le parole di Grillo:

"Questo Stato è fallito".

mercoledì 9 luglio 2008

La vittoria dei deficienti


Ho seguito in diretta streaming tutte le tre ore e mezza di manifestazione in piazza Navona a Roma. E' stata una maratona faticosa, ma me la sono bevuta tutta d'un fiato, senza perdere una parola. Come se fossi stato lì, per davvero, insieme a loro.

Ora, a mente fredda, si può ragionare e tirare le somme.

E' stata una vittoria? E' stato un flop?
E' stato un punto di partenza? E' stata un'occasione persa?

A leggere i giornali, il verdetto è chiaro: la manifestazione di ieri ha evidenziato solamente la volgarità dei partecipanti. Gli organizzatori si sono spaccati, dissociati, rinnegati a vicenda. Ha vinto Veltroni che dice: "Ve l'avevo detto". Ha vinto il Cavaliere che dice: "Non mi occupo di spazzatura". Ma ha vinto soprattutto la casta che può gridare soddisfatta: "Ecco il populismo dell'antipolitica".

Quando si era ancora solo a metà della manifestazione, già il Corriere titolava: "Insulti e scontri in piazza". Tre ore e mezza di discorsi da un palco su cui si sono alternati politici, scrittori, giornalisti, liberi pensatori, comici, ragazzi, tutti ridotti ad un insulto. Quello della Guzzanti al Papa. Troppo facile? Troppo prevedibile? Troppo ingenua? Troppo esibizionista? Sicuramente. Un po' di tutto ciò. E' però bastata una battuta, ferocemente volgare e decisamente fuori luogo, per buttare tutto "in caciara". Ecco che allora "un" insulto diventa "gli" insulti indiscriminati al Papa, al Capo dello Stato, a Veltroni, alla Carfagna, gettando in un calderone tutto e tutti, con buona pace di chi, tra gli organizzatori, aveva speso ore a spiegare che la manifestazione era solo contro Berlusconi.

E' ovvio. I giornali non aspettavano altro. Erano già lì, pronti, con l'acquolina in bocca, ad attendere Grillo al varco. Adesso vedrai che insulta Napolitano. Vedrai, vedrai. E invece no. Perchè Grillo, in realtà, fa un intervento molto più moderato del solito, spazia dagli ogm alle morti sul lavoro toccando le leggi vergogna senza risparmiare critiche a Veltroni e all'opposizione che non c'è. Non dice niente di nuovo, dice cose condivisibilissime. Stigmatizza giustamente il comportamento vergognosamente spudorato di un Presidente della Camera che si fa fotografare a bordo dello yatch di Tronchetti Provera, l'uomo che ha distrutto Telecom con miliardi e miliardi di debiti e che ora si appresta allegramente a lasciare a casa migliaia di padri di famiglia, non dopo aver dato una ritoccatina, verso l'alto si capisce, al proprio stipendio e a quello dei suoi compari in affari. E su Napolitano? Niente di che. Dice quello che sempre detto. Lo chiama Morfeo, perchè sonnecchia e firma tutto quello che gli sottopone il premier senza colpo ferire. Non è vero? Pertini non l'avrebbe mai fatto, dice. Morfeo. Sarebbe questo l'insulto? Il vilipendio alla Repubblica, che Napolitano incarna? Non siamo ridicoli. Forse è bruciato di più quell'accostamento a Pertini. Quello sì, non gliel'hanno perdonato.

In ogni caso, tanto sarebbe bastato per i giornali. L'avevano fatto dopo la famosa puntata di Anno Zero, in cui era stato trasmesso uno spezzone in cui Grillo usava quel nomignolo per riferirsi a Napolitano. Tanto era bastato allora per accusare il comico di insulti al Capo dello Stato. Tanto sarebbe bastato questa volta.

Ma quando hanno sentito l'intervento infuocato della Guzzanti, sono andati in brodo di giuggiole. Non potevano credere alle loro orecchie. Quel discorso sboccacciato era troppo succoso per poter essere vero. Se la definizione di insulto poteva essere un po' tirata per l'intervento di Grillo, si legittimava pienamente per quello della Guzzanti. E soprattutto dopo l'affondo sconveniente al Santo Padre.

In quel momento è finito tutto. La manifestazione è morta in quel preciso istante. Tutti i ragionamenti sulla libertà di informazione, sulle leggi vergogna, sull'emergenza democratica sono spariti come d'incanto. Sulla scena è rimasto solo l'insulto. E a poco sono serviti gli interventi riparatori di Di Pietro e Furio Colombo. Anzi, col loro scusarsi, col loro dissociarsi, col loro prendere le distanze, hanno sottolineato ancora di più il disastro mediatico in corso.

Chi ha vinto?

Ha vinto Calderoli che oggi dichiara di "stare con Napolitano". Dimenticandosi forse che la Lega, a suo tempo, non aveva nemmeno riconosciuto la sua nomina a Capo dello Stato, perchè "è un presidente eletto dai partiti e non dal popolo". Forse si è dimenticato anche che il suo capo, con la bandiera Italiana, che Napolitano rappresenta, si pulisce le sacre terga.

Ha vinto Follini che oggi dichiara che "è necessario un taglio netto con Di Pietro". Dimenticandosi forse di essere saltato con incredibile nonchalance dall'uno all'altro dei due schieramenti nel giro di poco tempo.

Ha vinto Merlo, del PD, Vicepresidente della Vigilanza RAI, che oggi dichiara: "Chi lavora per un'alternativa di governo seria e credibile alla maggioranza di centro destra non può confondersi con un'opposizione forcaiola, insultante verso le istituzioni e vagamente giustizialista". Dimenticandosi forse che l'alternativa seria e credibile è per ora un governo ombra ridicolo e colluso.

Ha vinto la Finocchiaro che oggi dichiara "inaccettabili" gli attacchi al Capo dello Stato. Così come aveva definito inaccettabili gli attacchi di Travaglio al Presidente del Senato. Per lo meno è coerente.

Ha vinto Rotondi del PDL, ha vinto Realacci del PD, ha vinto Gasparri del PDL, ha vinto Fioroni del PD, ha vinto La Loggia del PDL, ha vinto Latorre del PD, ha vinto Consolo del PDL, ha vinto Ferranti del PD, ha vinto la Meloni del PDL, ha vinto Franceschini del PD, ha vinto la Casellati del PDL, ha vinto Angius del PD, ha vinto Berlusconi del PDL, ha vinto Veltroni del PD.

Tutti costoro che ho nominato si sono sentiti in dovere, in un alternarsi di fuoco incrociato, di sputare sentenze aberranti contro chiunque abbia partecipato alla manifestazione. Nessuno di loro ha detto beh sulla barbarie perpetrata dal governo Berlusconi.

Oggi Casini ha chiamato col suo nome la vergogna che sta succedendo in Parlamento: baratto. Ci ha detto che ce lo spiega nei prossimi giorni.

No, caro Casini, non c'è bisogno che mi spieghi niente. Ho già capito tutto. E da un pezzo.
L'unico vero insulto alle Istituzioni sono coloro che le occupano abusivamente.

Ma hanno vinto loro. La vittoria dei deficienti.

Però hanno vinto.

lunedì 7 luglio 2008

Il baratto della vergogna


Ci avevano spiegato che era assolutamente necessaria.
Ci avevano detto che lo facevano per il nostro bene.
Ci avevano mostrato che i requisiti dell'urgenza c'erano tutti.
Ci avevano confermato che avrebbe risposto all'esigenza di sicurezza dei cittadini.
Ci avevano rassicurato che non ci sarebbero stati trucchi.
Ci avevano insegnato che non era assolutamente incostituzionale.
Ci avevano raccontato che non sarebbe stata in alcun modo barattata.

Oggi ci dicono che la norma blocca-100.000-processi non esiste più. Sarà stralciata dal pacchetto sicurezza. Così. Come si strappa un pezzo di carta straccia e la si butta nella pattumiera.

Scusateci. Avevamo scherzato.

Dopo tutto, i sentori c'erano tutti.
Il primo a buttare lì l'idea era stato Pier Ferdinando Casini, l'uomo buono per tutte le stagioni, il politico che non dice mai di no, che va a braccetto con Veltroni e strizza l'occhio al Cavaliere, che tiene così tanto al valore della famiglia da farne addirittura due, che dice di essere contro la mafia e poi offre asilo politico in Parlamento a Totò Cuffaro, condannato per favoreggiamento alla mafia (favoreggiamento "semplice", sia chiaro), insomma, il "Vinavil della casta" si potrebbe dire. Quando vede che i suoi compari accendono troppo i toni, lui interviene con la sua chioma d'argento e il sorriso suadente e sa mettere d'accordo tutti con una proposta che concilia il dialogo: "Ragazzi, va bene litigare, ma ricordiamoci che qui ci sono sempre gli interessi di una casta da difendere".

Lui l'aveva proposto da tempo: perchè non barattare la blocca-processi con il lodo-Alfano? La sua voce era rimasta inascoltata, soffocata dagli strepiti di un Cavaliere esasperato, che lanciava anatemi contro ogni magistrato che gli capitasse a tiro. Lodo-Alfano al posto della blocca-processi? Voi siete matti! Le due cose sono assolutamente scorrelate. E io andrò avanti per la mia strada. Questo, in soldoni, il pensiero del premier, riportato pedissequamente dai suoi legali dattilografi.

Il ministro della Giustizia Alfano era apparso in televisione e ci aveva spiegato, come lo si spiega a dei bambini deficienti che sembrano non capire ciò che per lui invece è assolutamente normale e lampante, che il lodo che garantisce l'immunità alle quattro più alte cariche dello stato è una cosa e l'emendamento al pacchetto sicurezza che prevede il congelamento di 100.000 processi un'altra. Tanto diverse che le due norme erano state pensate con scopi completamente diversi. Il lodo per tutelare il voto della maggioranza e impedire che dei giudici politicizzati potessero sovvertire il verdetto delle urne con processi fantasiosi (vedi lettera ufficiale di Berlusconi a Schifani), l'emendamento per garantire che i processi riguardanti fatti di grave allarme sociale avessero la precedenza assoluta. Detta così, pur nella follia del merito, sembra anche un ragionamento legittimo. La prima norma avrebbe una finalità prettamente garantista, la seconda una finalità di sicurezza pubblica. Che c'azzecca l'una con l'altra?, direbbe qualcuno.

Beh. Tutti sappiamo benissimo cosa c'azzecca. Le due norme sono nient'altro che le due facce della stessa medaglia. Due modi diversi, ma ugualmente potenti, di bloccare tutti i processi a carico dell'unico interessato, il presidente del Consiglio in carica. Un doppio scudo imperforabile.

Bene. La proposta di Casini era rimasta in naftalina per un po' di tempo, fino a quando Veltroni, ormai distrutto dalla fine di quel dialogo che Berlusconi aveva interrotto così bruscamente senza un vero perché, qualche giorno fa ha preso a braccetto Casini e ha tentato di riallacciare i fili con il Cavaliere offeso ed imbronciato. Chissà mai che, a scrivere in due, ci stia a sentire, avranno pensato i due compari. E allora ecco di nuovo la proposta, offerta a Fini su un piatto d'argento: se il governo deciderà di eliminare la blocca-processi noi potremmo tornare a dialogare e, non si sa mai, potremmo anche essere disponibili a trattare sulla questione immunità.

Proposta oscena. Imbarazzo dell'esecutivo. Ma come? Ma che scambi mai sono questi? E adesso come facciamo a spiegarlo agli Italiani che avevamo scherzato fin dall'inizio.
Però anche voi, cribbio! Se me lo dicevate prima!

A metter le cose a posto ci ha pensato ieri il Ministro per la Semplificazione, Calderoli. Vi state chiedendo se esiste veramente un ministro per la semplificazione? Sì, la risposta è sì. E la risposta dovrebbe suonarvi ancora più inquietante se quel ministro risponde al nome di Calderoli. Che, però, bisogna riconoscerlo, è un genio allo stato puro. Cosa si è inventato? Beh, conformemente al suo ruolo istituzionale, ha trovato la maniera per "semplificare" la questione. Blocca-processi o lodo-Alfano? Lodo-Alfano o blocca-processi? Ho trovato! Perchè non fare una blocca-lodo? Cioè una blocca processi che non li blocca proprio tutti, oppure un lodo-immunità che non è proprio una vera immunità.

In poche parole, ha proposto di bloccare i processi solo per le quattro più alte cariche dello stato. Delle quali, ovviamente, solo una è sottoposta a processo.
Genio.

Proprio in queste ore si sta discutendo alla Camera il pacchetto sicurezza. Si va verso un annullamento dell'emendamento che paralizzerebbe la giustizia. Sul piatto Veltroni & C. hanno messo l'immunità eterna per il premier.

Alla faccia dell'assoluta emergenza della norma, proposta in nome della sicurezza.

Gli Italiani devono sapere che in questo momento Veltroni & C. stanno svendendo il nostro paese a Berlusconi. Regalargli l'immunità significa tenersi un corruttore pluriprescritto come capo del Governo per cinque anni e come Presidente della Repubblica per altri sette. Cinque più sette fa dodici. 2008 più 12 fa 2020.

2020. Paura eh?

Veltroni & C. devono sapere che la loro decisione di "non fare opposizione" sarà la causa principe della rovina di questo paese. Perchè poi si sappia e sia ben chiara di chi sia stata la colpa, quando da qui a vent'anni ci ritroveremo a parlare di un'Italia che non c'è più.

Veltroni & C. sappiano che si stanno prendendo una responsabilità gravissima nei confronti del nostro futuro.
Siano pronti ad assumersela
.

DOMANI, 8 LUGLIO, ORE 18:00, TUTTI IN PIAZZA NAVONA!!!

giovedì 3 luglio 2008

I dolori del giovane Walter


Mentre un presidente del consiglio sempre più prossimo al collasso cerebrale, prima si autoinvita nella sua TV, alla trasmissione Matrix, sulla sua rete ammiraglia (canale5) e con il suo giornalista di fiducia (Enrico Mentana) e poi all'ultimo momento si autocancella l'autoinvito gridando indignato: "Basta col gossip!" (così ha definito la questione giustizia e la questione intercettazioni), l'opposizione, o meglio, ciò che ne rimane, giace dilaniata e agonizzante in un insanabile conflitto intestino sull'opportunità o meno di scendere in piazza uniti o a gruppetti, in estate o in autunno, in girotondo o in fila indiana.

Dovunque ti volti, rimani esterrefatto. Ma è mai possibile che non si possa proprio avere niente di meglio? E' mai possibile che gli unici personaggi che questo disgraziato paese riesce a proporre come suoi rappresentanti sono quelli che vediamo oggi sulla scena?

Veltroni, tanto per fare un esempio a caso, è fantastico.
Berlusconi, prima l'ha leccato per bene, l'ha indorato, l'ha usmato, l'ha invitato ad una luna di miele, gli ha fatto credere di essere "uno statista migliore" disposto a dialogare, in modo che appoggiasse senza fiatare tutte le sue leggi-vergogna, poi ad un tratto si è incazzato (lui non ha capito ancora bene perchè), gli ha detto che il dialogo era finito, che lui con Veltroni non ci parlava più perchè è "un fallito", l'ha scaricato, l'ha calpestato, gli ha messo i tacchi in testa, si è dato lo slancio (se no non ci arriva) per salire al Colle, ha minacciato Napolitano col coltello alla gola di una rappresaglia sulla magistratura e ora si appresta a godere dell'immunità eterna che presto gli discenderà dal cielo, come lo spirito santo il giorno di Pentecoste.

Veltroni, in tutta risposta, cosa fa? Si guarda attorno smarrito.
Come uno che è stato appena mollato dalla ragazza e ha scoperto che in realtà, fin dal primo giorno che stavano insieme, lei se la faceva con un altro. Sempre con molta pacatezza, ha evitato di replicare alcunchè. Nemmeno un sms che dicesse: "Sei un ingrato! Io ti ho sempre voluto bene". Niente. Hanno tentato di venirgli incontro i suoi stessi compari. I compagni di una vita: i vari Furio Colombo, Paolo Flores d'Arcais, Pancho Pardi. "Scendi in piazza con noi l'8 luglio. Vedrai che ti sentirai meglio" gli hanno detto. Dopo tutto, si sa. Il miglior modo di superare una delusione amorosa è quello di tornare a far casino con gli amici. Niente. Ha risposto come una zitella inacidita: "Io non ci vengo alla vostra manifestazione. Non l'ho organizzata io e quindi non ci vengo, capito? Figuriamoci poi se è pure aggratis!".

Paolo Flores d'Arcais non si è dato per vinto. E in questi pochi giorni che precedono la manifestazione, ha deciso di fare tutto il possibile per convincere il Walter innamorato. Gli lancia ogni giorno un appello strappalacrime dal sito di Micromega. Ma lui niente, è sordo ad ogni richiamo. Anzi, più lo si tenta di portare in piazza, più lui si chiude in camera sua. I ben informati dicono che spesso vada a letto senza cena e non voglia ricevere telefonate da nessuno. Si sa, le pene d'amore sono così: irrazionali e sconvolgenti.

Nelle ultime ore, però, sembra che una nuova fiamma gli abbia restituito, almeno in parte, il sorriso. Non è ancora ufficiale. Nessuno li ha visti ancora assieme mano nella mano, siamo ancora a livello di gossip, ma c'è chi giura che siano fatti l'uno per l'altro e nell'intimità dei loro salotti siano assolutamente inseparabili.

Chi mai avrà fatto perdere la testa questa volta al nostro tenerone?
Il nome è ormai sulla bocca di tutti. A Montecitorio non si parla d'altro. Dicono che la chioma argentata di Pier Ferdinando Casini abbia lasciato profonde ferite nel cuore di Walter. Si confidano il loro amore tramite missive segrete. A fare da intermediario, la Finocchiaro, che sembra sia stata avvistata infilare furtivamente una di queste lettere nella tasca della giacca di Casini. Veltroni in Casini. Suona bene. Ieri hanno addirittura scritto a Fini una lettera a quattro mani per dichiarare finalmente la loro passione. Hanno trovato un punto in comune. Che non è l'antiberlusconismo. No. E' il parlare sottovoce di pensioni e salari. Sottovoce. Non sia mai che la gente lo venga a sapere. Ma è già qualcosa, suvvia. Veltroni lo vedi già più vispo in queste ultime ore. Non si può che essere felici per lui.

Fine del pezzo satirico.

Ora parliamo sul serio. Veltroni è un incompetente. E' sotto gli occhi di tutti. Ha portato avanti una campagna elettorale all'ombra di Berlusconi. Tanto è vero che gli Italiani non si sono nemmeno accorti che si fosse candidato. Assurto, contro la sua volontà, a leader dell'opposizione, ha deciso autonomamente di ritirarsi di nuovo all'ombra di Berlusconi. Di far sentire, sempre con molta delicatezza e discrezione, la propria voce dall'oltretomba. Chiaramente non se l'è filato nessuno. E' convinto, e lo ribadisce candidamente ad ogni occasione, che criticare Berlusconi sia dannoso. Chi lo critica, secondo lui, fa il suo gioco. E' la vecchia storia inventata ad arte da frustrati masochisti che, nella loro disperazione, si sono autoconvinti che siano state le "urla contro" dei vari Grillo, Di Pietro e Travaglio il punto chiave del trionfo berlusconiano.

Ne ha fatte talmente tante, Berlusconi, in questi primi due mesi di governo, che un'opposizione un minimo seria e intelligente l'avrebbe già distrutto, gli avrebbe fatto calare i consensi del 20%, l'avrebbe incalzato e messo alle strette senza possibilità di replica. Perchè Berlusconi, a ben vedere, di possibilità di replica, non ne ha. E' talmente evidente. L'ha capito lui stesso. Andare a parlare stasera a Matrix sarebbe stato controproducente, anche nel caso in cui (in un'eventualità assolutamente remota) avesse tenuto un monologo con domande già preparate. Berlusconi ha capito (o gliel'hanno fatto capire) che meno parla, meglio è. Per lui, s'intende.

Intanto L'Espresso, a sorpresa, annuncia di essere entrato in possesso di un file segreto che sarebbe nelle mani dell'accusa al processo-Mills. Verrà pubblicato domani. Ci sarebbe la prova provata che Berlusconi ha finanziato e corrotto il giudice-testimone David Mills con somme ben superiori ai famosi 600.000 dollari. E che la corruzione non sia roba di poco tempo fa, ma sia stata continua negli anni, da quando Berlusconi, per così dire, ha iniziato ad avere qualche problemino con la Guardia di Finanza.

Il presidente del consiglio in questo momento è un pugile alle corde. Tra processi infamanti in dirittura d'arrivo e intercettazioni piccanti tutte da scoprire. Ripeto quello che avevo già scritto qualche tempo fa: se la sta facendo sotto. Gli sta crollando addosso, tutta in una volta, tutta quella melma che ha tentato così faticosamente di spalare e allontanare da in tutti questi anni. Per questo è così nervosamente schizofrenico. Basterebbe un'opposizione degna di questo nome per dargli il colpo di grazia e costringerlo alle dimissioni. Si cercano volontari.

Veltroni ha già fatto sapere che lui non ci pensa nemmeno.
Lui continuerà a recitare la sua giaculatoria sottovoce su pensione e salari. Sperando che nessuno lo senta. Poi andrà in letargo fino all'arrivo dell'autunno. Ha promesso che, allora, forse, farà una manifestazione.

Come ha detto quel genio di Altan: "A che ora?"

martedì 1 luglio 2008

Le leggi fascistissime


La cosa è passata per lo più sotto silenzio.
Ma, a ben guardarla, è di una gravità assoluta.
Ne ha parlato giusto La Repubblica in un articolo a firma di Claudio Tito.

Già era chiaro ed evidente a tutti che questo nuovo governo stesse sempre di più prendendo la forma del Gran Consiglio di fascistiana memoria, popolato di meschini figuri senz'anima che hanno il solo compito di metterci la faccia, di fare da scudo umano (come se ce ne fosse bisogno) al Cavaliere, di firmare ed approvare ogni porcata venga loro sottoposta, di berciare insulse volgarità nei confronti di chiunque osi sottolineare l'operato schizofrenico del premier. Tutto questo, credo, fosse ben chiaro. Non che loro facessero molto per nasconderlo.

I picciotti del presidente del consiglio che risiedono in Parlamento è da settimane che lavorano assiduamente senza dire beh. Ognuno ha ben preciso il proprio compito e lo esegue alla perfezione. Gli avvocati personali Ghedini e Pecorella scrivono le leggi-vergogna ad uso e consumo del cavaliere, Berselli e Vizzini le propongono come emendamenti a disegni di legge spiegando che "sono pensate nell'interesse comune", Fini dallo scranno della Camera zittisce chi parla contro perchè "tutto dipende da ciò che se dice", Schifani dallo scranno del Senato dà lettura pedissequa delle abominevoli lettere eversive del premier che insulta i magistrati, Gasparri tutto sudato grida "siete un branco di comunisti", Cicchitto con aria furbetta fa notare che "è in corso un'azione ostruzionistica su decreti finalizzati alla sicurezza dei cittadini", Bonaiuti avverte "non riuscirete ad avvelenare la vita politica, il governo reagirà e andrà avanti per la sua strada", Bondi smorza i toni scrivendo una poesia dedicata alla Finocchiaro, la Carfagna parifica le opportunità degli eterosessuali gridando, sempre con molto stile, "siete un branco di gay", Bocchino si avvita in un incomprensibile "siamo di fronte ad una opposizione eterodiretta dal giustizialismo anti-berlusconiano", Alfano assicura che il nuovo lodo da lui ideato è stato pensato in maniera "sobria, austera e, soprattutto, senza trucchi", Maroni annuncia tolleranza-zero contro i bambini rom, Bondi non perde il vizio e, per la par condicio, scrive una poesia dedicata a Giuliano Ferrara mentre Bocchino è ancora lì a chiedersi cosa diamine gli sia uscito dalla bocca.

Sembra il Circo Togni, ma in realtà è il nostro governo. Che lavora alacremente come un "leggificio" dove Berlusconi comanda e i sudditi timbrano senza fiatare.

Finora però, non erano mai giunti a tanto. Non erano mai giunti a mettere alle strette perfino il Presidente della Repubblica. Ce lo svela appunto Claudio Tito nel suo articolo, in cui descrive un retroscena accaduto nella giornata di ieri.

Napolitano, appena rientrato da Capri, ha ricevuto, a sorpresa, la visita di entrambi i presidenti di Camera e Senato. Un'imboscata in piena regola.
Fini e Schifani, in coppia.
Hanno fatto una capatina al Colle ad estorcere il pizzo.

I toni e le modalità usati sono di una gravità enorme. E dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, di quanto Berlusconi tema e ormai veda come unico ostacolo all'immunità eterna solamente il Presidente della Repubblica, che potrebbe (a rigor di logica dovrebbe) non firmare la legge blocca-100.000-processi il lodo Maccanico-Schifani-Alfano per manifesta incostituzionalità.

Fini e Schifani si sono presentati al Colle con una proposta che non si può rifiutare.
Come i due bravi di manzoniana memoria, hanno portato a Napolitano il messaggio di Don Berlusconi, che ha minacciato apertamente un colpo di stato: "Se sulla nostra legge c'è un giudizio politico, la nostra risposta sarà politica. E le conseguenze saranno quelle di chi non assolve ai propri doveri istituzionali. Stavolta non transigo". Tradotto in parole povere, Berlusconi giura, nel caso in cui a Napolitano salti in mente di non firmare le leggi-vergogna, di adire al pugno duro contro la magistratura utilizzando indiscriminatamente il proprio potere in modo da umiliarla, ridicolizzarla, ridurla al silenzio.

Sentite qua: "Il capo dello Stato deve sapere che se andrà a finire così, noi non solo riformeremo il Csm, ma incideremo sulla gestione dei giudici. Separazione delle carriere, orario di lavoro con il tesserino da timbrare all'ingresso dei tribunali, ferie di 30 giorni come tutti i dipendenti pubblici e lo stipendio indicizzato ai contratti del pubblico impiego".

Questa non è, come è stato detto da alcuni, "l'anticamera del fascismo".
Apriamo gli occhi.
Questo è già fascismo a tutti gli effetti.
Che non si fa scrupolo di metter il Presidente della Repubblica di fronte a un meschino ricatto dal sapore mafioso.

Napolitano sembra che si sia molto risentito di questa incursione dei due alfieri e abbia cercato di opporsi con fermezza: "Non potete farlo".

E' necessario, oggi più che mai, non lasciare solo quest'uomo, non abbandonarlo all'estorsione perpetrata da un manipolo di delinquenti senza rispetto della Costituzione.

Tutto ciò sarebbe vergognoso e inammissibile.

Gridiamo tutto il nostro sdegno nei confronti del nuovo regime che si è instaurato nel silenzio compiacente dei media.
Martedì 8 luglio alle ore 18.00 l'appuntamento è a Roma in Piazza Navona.

Non perdiamo questa occasione.

domenica 29 giugno 2008

La meglio democrazia



Diciamocelo.
In fondo in fondo, ma tanto in fondo, con Berlusconi ci si diverte. Non passa giornata, senza che il premier combini qualche marachella. E’ una via di mezzo tra Pierino e Pinocchio, se ne inventa talmente tante, che stare al passo è davvero un’impresa. Ogni giorno, ci vuole un lavoro certosino per informarsi su tutte le malefatte che il pdl sta realizzando, la cosa sta diventando impegnativa.

Cioè dico io, uno è occupato a lavorare, a studiare tutto il giorno, la sera è stanco, magari vorrebbe rilassarsi un pochino, giusto per riprendere fiato, per staccare un po’ la spina. Con Berlusconi non puoi mica, ti distrai giusto giusto un secondo e lui te la fa sotto il naso, come i bimbi dispettosi. Basta che uno vada in vacanza una settimana, che al suo ritorno è cambiato tutto. Non trova più le intercettazioni, scopre che sono stati bloccati 100.000 processi, tra cui il processo Mills, che presto verrà data l’immunità alle alte cariche dello Stato. I deboli di cuore stiano all’erta, devono essere preparati a metabolizzare qualsiasi scempiaggine, perché altrimenti lo shock potrebbe essere letale.

Però ammettiamolo, in fondo ci si diverte. Non so voi, ma quando ho visto che il Tg 5 tagliava i fischi rivolti a Berlusconi durante l’intervento davanti all’assemblea generale di Confesercenti, mi è venuto da sorridere. Usare dei mezzucci simili per camuffare l’evidenza delle cose, è patetico, da poveracci, da gente che è alla canna del gas. La situazione comincia ad essere complicata anche per Berlusconi. Le leggi che stanno cercando di promulgare hanno l’odore del marcio, del putrido, sono leggi rosse di vergogna. Il pdl lo sa benissimo. L’arma che usano è quella del consenso, del rincoglionimento mediatico. Ti prendono sulla stanchezza. Quando uno è stremato, smette di ragionare, crede a tutto.

Ci vuole il vaccino antiberlusconite, perché a furia di sentire parlare tutti i giorni, di toghe rosse, di magistrati politicizzati, di democrazia in pericolo, di giustizialismo, qualcuno comincia a crederci per davvero.

In questi giorni si è alzato il polverone sulle intercettazioni Berlusconi-Saccà. E’ scoppiato il putiferio, Ghedini che minacciava querele, Berlusconi che parlava di Golpe, i faccioni di Gasparri, Bondi e Cicchitto a popolare tutti i Tg nazionali. Chiaramente Veltroni è venuto in soccorso del suo avversario politico, i comunisti dopo mesi di esilio sono tornati per manifestare solidarietà a Saccà (evidentemente non hanno intenzione di tornare in tempi brevi in parlamento). In tutto questo marasma generale, ovviamente sul contenuto delle intercettazioni nessuno ha aperto bocca.

In tutta onestà, le parole dette al telefono da Berlusconi allo zerbino Saccà, non mi hanno turbato particolarmente. Da Berlusconi queste cose te le aspetti, dopo quindici anni non puoi mica scandalizzarti più tanto. Però uno spera, che magari qualcuno provi un minimo di vergogna a venire sputtanato in modo così plateale.

E invece no, tutti a parlare di golpe, di intercettazioni anticostituzionali, di violazione della libertà. E’ un comportamento irrazionale, se ci ragioniamo sopra capiamo che anche da un punto di vista economico questi atteggiamenti vanno tutti a nostro danno. Senza contare il basso livello a cui viene portata la televisione nazionale.

E poi scusate, ma sarà un fatto grave che un aspirante premier voglia capovolgere un governo, corrompendo senatori in cambio di mignotte? Ma a nessuno frega niente di queste cose, l’importante è tifare come un ultrà per la coalizione preferita. Spiace soltanto per Sircana e Mele che se lo avessero saputo prima si sarebbero risparmiati una figura di merda colossale.



P.S. Guardatevi il video di Corrado Guzzanti. Attualissimo. Vale più di mille parole.

sabato 28 giugno 2008

Le fil rouge



C'è un sottile filo rosso (è proprio il caso di dirlo) che lega le vicende dell'ultim'ora, quelle che da un paio di giorni, o anche meno, si contendono la prima pagina dei giornali.

Parlo innanzi tutto dell'assoluzione del giudice Clementina Forleo.
Poi delle nuove intercettazioni Berlusconi-Saccà, in cui si inserisce, inquietante, la figura di Giancarlo Innocenzi.
Infine del lodo-Schifani-bis, o lodo-Alfano, o, usando una crasi, lodo-"Schifano" che dir si voglia.

Cerchiamo di seguirlo, il filo rosso, e vediamo che tutto riesce chiaro, tutto torna, tutto rientra in quella logica mafiosa di corporativismo, che non risparmia destra e sinistra, complici consapevoli del declino morale della seconda repubblica, ormai ridotta ad un cadavere agonizzante, spolpata da avvoltoi bipartisan.

Il filo rosso si snoda dall'assoluzione da parte del Consiglio Superiore della Magistratura del giudice Clementina Forleo. Il procuratore generale di Cassazione ne aveva chiesto la condanna e, come pena accessoria, aveva indicato il suo trasferimento in un altro ufficio, per aver usato "accenti suggestivi e denigratori" in un "abnorme e non richiesto giudizio anticipato". Il giudizio "anticipato, abnorme e non richiesto" riguardava l'ordinanza con la quale, nel luglio del 2007, la Forleo chiese alle Camere l'autorizzazione all'uso di intercettazioni che riguardavano alcuni parlamentari nell'ambito della vicenda Unipol. La Forleo aveva definito D'Alema e il senatore Nicola La Torre "consapevoli complici di un disegno criminoso di ampia portata", aveva ipotizzato per loro il possibile concorso nel reato di aggiotaggio e li aveva descritti come "pronti e disponibili a fornire i loro apporti istituzionali in totale spregio dello stato di diritto".

La vicenda è complessa e sarebbe lunga da spiegare. Il succo però è chiaro. Mentre Fiorani guida l'assalto della banca Popolare di Lodi (Bpl) ad Antonveneta e Ricucci tenta la scalata al gruppo Rizzoli-Corriere della Sera (Rcs), anche i leader della Quercia (D'Alema, Fassino e La Torre) non vogliono essere da meno e appoggiano il piano di Consorte e Sacchetti che prevede l'acquisizione della BNL da parte dell'Unipol. Il sogno segreto, sempre cullato da parte delle cooperative rosse, di avere finalmente una propria banca. Queste tre "scalate impossibili" sono tutt'altro che parallele. Hanno intrecci inestricabili, in cui gli interessi della destra e della sinistra si fondono in un pastone nauseabondo, dove la legalità e il rispetto delle regole risultano essere solamente un optional.

In barba a tutte le norme che regolano la concorrenza del libero mercato, i principali partiti politici appoggiano queste Opa (Offerte pubbliche di acquisto) lanciate in maniera assolutamente illegale (cioè dopo aver occultamente acquisito, tramite alleati, complici e prestanomi, molto più del 30% del capitale societario). Succedeva allora che i telefoni di Fassino e D'Alema e La Torre squillassero in continuazione. All'altro capo del filo c'era sempre Consorte, che li teneva aggiornati minuto per minuto di come procedeva la scalata alla BNL. Il piano era di rendere pubblica l'offerta d'acquisto una volta che il gruppo Unipol avesse racimolato il 51% delle azioni BNL. Vale a dire annunciare di aver intenzione di comprare la società, quando in realtà se ne deteneva già la maggioranza delle azioni. Una truffa in piena regola.

I referenti politici di sinistra, tutt'altro che scandalizzati, giocano a fare i capitalisti e fanno il tifo spudorato per Consorte. Quel "Gianni, facci sognare!" di D'Alema a Consorte rimarrà nella storia. Tanto spregiudicato D'Alema quanto eccitato Fassino, come un bimbo la notte di Natale. "Abbiamo una banca!" esulterà al telefono. "E io non c'entro niente!" ridacchia furbetto.
Non sanno, i poveretti, di essere ascoltati, e già da tempo. Le loro trame segrete sono state seguite per filo e per segno. I loro sporchi giochetti registrati e trascritti.

Ovviamente nessuna delle tre operazioni andrà in porto. Tutte e tre le Opa truccate saranno opportunamente bloccate. Fiorani e Ricucci si faranno i loro bei giorni in galera. Le coop rosse diranno per sempre addio all'idea di possedere una banca. Fassino rivendicherà con orgoglio la propria amicizia e le telefonate con Consorte, credendo (illuso) che non verranno mai pubblicate. D'Alema, più scaltro, griderà al complotto, alla "campagna razzista contro Unipol" e denuncerà una "campagna politica e giornalistica che risponde a certi interessi". Parole scomposte per cercare di gettare fumo sulla verità dei fatti. Che sono lì, scandalosi nella loro limpida evidenza.

Quando Clementina Forleo, una volta acquisite tutte le intercettazioni che incastravano in maniera inequivocabile la banda dei quattro (Fassino, D'Alema, La Torre, Consorte), chiede al parlamento l'autorizzazione a procedere nei loro confronti, la casta si chiude a riccio, fa muro, ovviamente non la concede, ma anzi inizia una campagna di demonizzazione del giudice Forleo, che verrà descritta mano a mano come una pazza mitomane che abusa del suo potere.

Perchè la destra non cavalca lo scandalo? Perchè Berlusconi in piena campagna elettorale annuncia pene severissime per chi farà ancora intercettazioni? Perchè tutti parlano di limitare l'uso delle intercettazioni anzichè soffermarsi sul contenuto vergognoso delle stesse?

Semplice. Basta seguire il filo rosso. La destra ha i suoi scheletri nell'armadio, e pure belli grossi. Fazio, Fiorani, Ricucci, Previti, la Lega alle prese con il fallimento della sua banca padana Credieuronord. A Berlusconi non conviene di certo. E allora tutto viene messo a tacere. La Forleo, delegittimata nel suo incarico, rischia il trasferimento d'ufficio.

Seguendo il filo rosso, si capisce come mai uno dei primi provvedimenti del nuovo governo sia stato l'abolizione dell'uso delle intercettazioni da parte dei magistrati. Bisogna impedire che nascano nuovi casi-Forleo che rompano le uova nel paniere ai politicanti maneggioni. O più semplicemente non bisogna far sapere che, durante il governo Prodi, in realtà gran parte della RAI era una succursale di Mediaset manovrata da Berlusconi per mezzo di Saccà, a cui imponeva sia attricette (vedi Troise e Borioni, questa volta la crasi fatela voi...) che direttori generali (vedi Minoli al posto di Cappon) per portare a compimento il suo piano "libertaggio". Vale a dire, corruzione di senatori per far cadere il governo.

Consiglio. Quando Berlusconi usa parole che hanno a che fare con "libertà", voi leggeteci: "libertà di corrompere". Di solito ci si azzecca.

Seguendo il filo rosso, si capisce come mai oggi i vari esponenti del PD si dimostrino così benevoli nei confronti dello zerbino-Saccà. Si capisce come mai Veltroni, pacatamente, dica: "Sì alle intercettazioni, ma no alla loro pubblicazione". Si capisce come mai Alfano dica di aver predisposto un lodo per l'immunità "sobrio, austero e senza trucchi". Senza trucchi??? Meno male che l'ha specificato. Sai, se no il sospetto, poi, a uno, gli viene sempre. Si capisce infine come mai la Finocchiaro (perdutamente innamorata di Schifani, è ufficiale) si sia detta tanto disponibile al dialogo sull'immunità: "Noi non abbiamo nessuna pregiudiziale".

La verità vera è che gli interessi di destra e di sinistra convergono fino a toccarsi e a coincidere. A nessuno conviene pugnalarsi alle spalle. Meglio coalizzarsi alle spalle degli Italiani.

Se segui il filo rosso, lo vedrai terminare direttamente nelle mani del capo dello stato, colui che ha il potere di firma. Non ci resta che Napolitano.

Se anche lui, per convenienza, pressioni politiche, viltà, o pilatismo, ci tradirà, allora sarà la fine.

giovedì 26 giugno 2008

Prima che sia troppo tardi

Vorremmo ricordarlo così...


Berlusconi è, in questo momento, un uomo che ha paura.

Ha paura di fare la stessa fine del suo compagno di merende Bettino Craxi, linciato dalla folla inferocita (la folla, si sa, fa presto a cambiare umore).

Ha paura di veder crollare come un castello di carta il sogno di entrare nella storia d'Italia come "grande statista" (con il Ponte a fare da monumento simbolo, a futura memoria).

Ha paura di essere smascherato finalmente per quello che è. Cioè un imprenditore senza scrupoli remore morali, sprezzante delle regole, allergico alla giustizia, che non ha esitato a intrecciare rapporti con la mafia, a corrompere giudici e testimoni, a nascondere fantamiliardi di fondi neri Fininvest in miriadi di società fasulle off-shore, a finanziare illecitamente partiti politici, a testimoniare il falso, a mentire alla gente, a ricattare il parlamento piegandolo ai propri interessi personali.

E' un animale in gabbia che si dibatte disperato. Vede abbattersi su di lui la mannaia di due processi infamanti (Mills e Saccà). Da Milano a Napoli. La morsa delle toghe rosse lo sta per maciullare nelle sue fauci avide. Se non fosse presidente del Consiglio, ammettono i suoi legali, sarebbe ormai spacciato. L'ha confessato lui stesso: "Vogliono darmi sei anni di galera e farmi dimettere". Sì, perchè il reato che gli viene contestato nel processo-Mills è di una gravità assoluta. Corruzione in atti giudiziari. Un reato rarissimo in Italia. Solo lui poteva spingersi a tanto.

Di solito in Italia funzionava così: chi veniva scoperto "con le mani nelle mazzette" si presentava davanti al giudice, confessava quel poco che gli bastava per ottenere un patteggiamento, pagava quello che doveva pagare, una buona dose di vergogna e la vita ricominciava. E' stato così per tanti personaggi finiti nella rete di "Mani Pulite". E' stato così per i "tanti furbetti del quartierino", gli imprenditori con le pezze al culo, che tentavano le scalate alle banche e alle case editrici senza l'ombra di un quattrino, vedasi Consorte, Fiorani e Ricucci. E' stato così per i bancarottieri fraudolenti Tanzi, re del latte, e Cragnotti, re della pommarola. Hanno confessato tutti, si sono fatti perfino qualche mese di carcere. E' il minimo della decenza.

Lui no. Lui si è sempre rifiutato. Ha sempre scelto la linea dura, quella del contrattacco. Che lo ha portato a versare tangeti alla guardia di finanza per chiudere entrambi gli occhi sui conti della Fininvest, in attesa di far approvare il decreto per depenalizzare il falso in bilancio. Che lo ha portato a tenere a libro paga giudici corrotti (vedi Squillante, Metta, Pacifico ecc...) per mezzo di avvocati corrotti (vedi Previti, Acampora, ecc...) in modo tale da comprare sentenze truccate. Che lo ha visto erogare a getto continuo tangenti al partito di Bettino Craxi, che gli confezionava leggi ad hoc per consentire a Rete4 di trasmettere abusivamente. Che lo ha portato a far approvare una serie di leggi-vergogna per bloccare uno dopo l'altro tutti i processi a suo carico, in quella sorta di marcia a tappe forzate che è stato il suo governo tra il 2001 e il 2006.

E' un uomo che l'ha sempre fatta franca. E' un uomo che si è abituato troppo bene. Che si è abituato all'impunità sempre e comunque. Tanto da autoconvincersi che quell'impunità gli sia dovuta, come dono divino. Ma è anche un uomo che ieri, alla conferenza di Confesercenti, ha dimostrato di avere molta paura. Non è stato uno sfogo casuale. E' stato un tentativo di inasprire e portare a livelli inaccettabili lo scontro frontale con la magistratura. Ieri Silvio Berlusconi ha deciso di giocarsi tutto. E' stato finalmente sincero per una volta nella vita. Ha dichiarato guerra ai giudici. O victoria o muerte.

Lui fa così. E' un animale duro a morire. Come un serpente in fin di vita, ma che, finchè ne avrà la forza, cercherà di morderti e infettarti col suo veleno mortale. Vi ricordate cosa successe alla viglia delle elezioni del 2006? Sicuro della sconfitta, giocò la carta che nessuno si aspettava. Andò davanti alla platea di Confindustria e attaccò. Attaccò tutto e tutti, Della Valle in primis. Rei di avergli voltato le spalle, perchè forse anche loro avevano "degli scheletri nell'armadio" da nascondere. Disse proprio così. Fece scalpore. Berlusconi che attacca gli industriali, i suoi compagni di sempre, i fedelissimi che lo hanno supportato per una vita. Sembrava una mossa folle, disperata. Invece recuperò una marea di voti e per poco non riuscì nell'incredibile sorpasso.

L'incontro di ieri davanti a Confesercenti fa esattamente il paio con quel momento storico. Era stato invitato a parlare delle problematiche delle piccole e medie imprese. Ha invece preso in mano il microfono e ha inscenato un comizio a braccio parlando di e sparando quel vergognoso "I giudici sono la metastasi della democrazia". Chissà, ci starebbe proprio bene come epitaffio, sulla tomba già pronta, nella villa di Arcore. In compenso si è beccato una selva di fischi e di Buuuhhh. Ma questo non conta. La scorza è dura, figurarsi se la possono scalfire dei fischi innocenti.

Una condanna però, anche se solo in primo grado, al processo-Mills sarebbe un colpo troppo duro da sopportare. Se è vero quello che si sussurra (il suo ex-avvocato Pecorella da tempo ritiene che Berlusconi rischi seriamente di prendersi 6 anni) le dimissioni diventerebbero inevitabili. Con buona pace del Cavaliere, che già aspirava al Colle. Non ne fa mistero. Il suo prossimo obiettivo è la Presidenza della Repubblica. Altro che Gianni Letta. Ha già il futuro programmato. Con l'immunità garantita a vita dal Lodo Schifani-bis.

It's now or never.
Ora o mai più.

Ora che ha mostrato gravi cenni di debolezza è necessario attaccare, attaccare, attaccare.
Senza sosta. Fargli sentire il fiato sul collo dell'Italia onesta che è stanca di avere al governo un buffone. Per questo è necessario, in questo momento più che in altri, scendere in piazza in ogni occasione possibile. Che sia il comizio di Nando Dalla Chiesa davanti al palazzo di Giustizia di Milano con 500 persone al seguito o la marea oceanica di persone che si riverseranno, spero, nelle strade di Roma il 25 Luglio per "La Gita su Roma" indetta da Grillo, non ha importanza.
Bisogna prenderlo per sfinimento. Prima che sia troppo tradi. I tempi sono maturi.

Chiosando le parole di Nando Dalla Chiesa, la partita ora si gioca su questo fronte: Se si stancherà prima lui a difendere i propri interessi personali o prima noi a difendere gli interessi pubblici.

mercoledì 18 giugno 2008

Caro Renato, ti scrivo



Se la suona e se la canta da solo.

Silvio Berlusconi, con la lettera fatta pervenire al Presidente del Senato, suo fido scagnozzo, Renato Schifani, letta pubblicamente da quest'ultimo nella giornata di ieri in senato, ha superato il minimo della decenza, ha ridicolizzato il senso del ridicolo, ha fatto un balzo oltre la soglia dell'inimmaginabile, ha esibito un tuffo carpiato con triplo avvitamento inabissandosi nell'oceano del grottesco.

L'operazione criminale (non si può girare troppo intorno alle parole) che prevede la sospensione per un anno di tutti i processi, e di uno in particolare, per i reati commessi prima del 2002, era in realtà già stata pianificata da tempo a tavolino dal suo legale, nonchè parlamentare, Avv. Ghedini. Una volta messa a punto la norma, in una riunione riservata, a cui hanno presenziato i più fidi collaboratori, tra cui spicca il suo giullare nonchè mentore Enrico Letta, si sono decisi i nomi dei parlamentari che avrebbero dovuto vendere la faccia e proporre quell'emendamento criminale al pacchetto-sicurezza. Sono stati individuati nei senatori Vizzini e Berselli. Due nomi come tanti. Non sono altro che gli eredi dei vari Biondi, Cirami, Schifani, Gasparri. Gli esecutori materiali delle leggi vergogna.

Il mandante, ovviamente, è tutt'altro che occulto.

Ghedini-Vizzini-Berselli-Schifani. Il cerchio si chiude. Tutta una serie di prestanomi per coprire l'unico interessato e incriminato, il Presidente del Consiglio in carica. Che, tra l'altro, facendo fede alla sua proverbiale simpatia e senso dell'umorismo, fa passare la cosa come una proposta fatta da altri e in favore di altri. Niente di più vigliacco. Poi scende dal pero e scopre con suo sommo rammarico che, a sua insaputa, questa nuova norma sospenderebbe il processo in cui è imputato insieme all'avvocato inglese Mills per corruzione in atti giudiziari. Lui, ovviamente, non ne sapeva niente.

Dice: "I miei legali mi hanno informato che...".
Sorvolando pure sull'allegra violazione, all'interno di un documento ufficiale, delle più elementari regole della grammatica italiana (per cui "informare", usato in intransitivamente, non può reggere un "che"), ciò che lascia basiti è l'innocenza spudorata con cui afferma baldanzoso la propria estraneità ad un emendamento che lo riguarda in prima persona.

Ma questo è solo l'inizio.
Il botto arriva adesso: "Tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell'ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch'esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria".

Questo è il passaggio più duro di tutta la lettera.
Non c'è bisogno di sottolineare come sia di una gravità assoluta.
Mai, nella storia della repubblica, un primo ministro, se non forse Berlusconi stesso durante il suo precedente mandato, ha osato lanciare accuse tanto pesanti, infamanti e denigratorie nei confronti della magistratura. Le due frasi che sopra ho riportato sono un concentrato di illazioni deliranti e visionarie da parte di un personaggio che sente il diritto divino di poter dire e fare impunemente tutto ciò che vuole, in barba ai principi fondamentali della democrazia, della libertà e della Costituzione, che sancisce, se non altro, l'irrinunciabile divisione tra potere legislativo e giudiziario.

Analizziamo nel dettaglio il passaggio. Perchè non è giusto, non si deve e non si può soprassedere. Non è possibile far passare, come se niente fosse, parole e affermazioni che nel giro di un paio di battute distruggono anni di lavoro di un intero pool di magistrati.
Nell'ordine, si evince che:

1) tutti i processi a suo carico sono inventati di sana pianta
2) tutti i magistrati che indagano su di lui sono militanti comunisti
3) i magistrati che indagano su di lui portano avanti una lotta politica eversiva
4) Nicoletta Gandus, il magistrato che si occupa del processo-Mills, vuole solo farsi pubblicità
5) Nicoletta Gandus abusa della propria posizione per fini politici
6) tutto il pool di Milano milita nell'estrema sinistra
7) tutto il pool di Milano è prevenuto nei suoi confronti

Una presa di posizione tanto grave e scellerata, amplificata dai microfoni in senato per bocca di Renato Schifani, avrebbe dovuto suscitare come minimo un moto di ribellione da parte dell'opinione pubblica. Berlusconi ha affermato quello che ha affermato non in un comizio di piazza, ma nelle aule ufficiali del Senato, il luogo che dovrebbe essere per definizione garante della democrazia e dei diritti costituzionali. Parole così infamanti e irresponsabili avrebbero dovuto suscitare un'insurrezione popolare. E invece niente. Il silenzio dei media. La morte della repubblica.

Ma la vergognosa pantomima non si arresta e anzi incalza con maggior veemenza. Nella più aberrante logica del "contrattacco come miglior arma di difesa", il premier rilancia e raddoppia. Nicoletta Gandus "sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione poichè... ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il governo che ho avuto l'onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli".

Detto fatto. Oggi, puntuale, è arrivata la ricusazione.
Puntuale pure la risposta del tribunale di Milano: "Va respinta la ricusazione avanzata dai legali di Silvio Berlusconi nei confronti del presidente della decima sezione penale del Tribunale di Milano, Nicoletta Gandus, poichè non sussiste l'ipotesi di ''grave inimicizia'' da parte della Gandus nei confronti del presidente del Consiglio, imputato insieme all'avvocato inglese David Mills con l'accusa di corruzione in atti giudiziari. La richiesta è inoltre inammissibile perché presentata fuori dai termini previsti dalla legge".

La lettera si conclude in modo assolutamente prevedibile. L'annuncio immediato di un Lodo-Schifani-bis per concedere l'immunità a tutte le più alte cariche dello stato. Anche questa, norma ampiamente annunciata. Come era stata bocciata allora, perchè ritenuta palesemente anticostituzionale, c'è da augurarsi che sarà bocciata anche in futuro, un futuro molto prossimo, a quanto par di capire.

Solo su una frase sono pienamente d'accordo con il premier.
Quando dice: "Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale".
Ecco, bravo, l'ha ammesso lui stesso. Non ha eguali. E per questo bisogna intervenire con la massima urgenza.

Berlusconi, con la lettera di ieri, per chi ancora stesse dormendo sonni profondi, è uscito allo scoperto. Più allo scoperto di così si muore. Ha individuato per bene gli unici due poteri che lo possono tenere a freno (il terzo e il quarto potere, vale a dire magistratura e stampa libera) e ha inferto loro un colpo mortale. Con il disegno di legge sulle intercettazioni, che vieta pure la pubblicazione, in qualsiasi forma, di atti giudiziari anche pubblici, con l'emendamento al pacchetto sicurezza che lo salva dalla sentenza sul processo-Mills e con il Lodo-Schifani-bis ha attentato e sta attentando alle basi stesse della democrazia.

Un appello accorato a chiunque ne abbia facoltà: fermatelo.
In qualsiasi modo e con qualunque mezzo, ma va fermato.

Vi prego, ripeto, fermatelo.