martedì 10 giugno 2008

Il Nuovo Ordine Mondiale

G. Edward Griffin viene intervistato ad un programma radiofonico americano (Alex Jones Show) e spiega di cosa si discute nella segretissima Conferenza Bilderberg che si tiene annualmente in località top-secret e a cui partecipano i personaggi più potenti del mondo. In questi ultimi anni, grazie alla rete, si è riuscito a scoprire dove si tenessero questi raduni con qualche giorno di anticipo. La conferenza Bildergberg 2008 si è appena tenuta a Chantilly, Virginia. Tra i big compaiono David Rockefeller, Henry Kissinger, George W. Bush, Tony Blair, la regina Beatrice d'Olanda. E' curioso vedere chi tra gli Italiani vi abbia preso parte negli ultimi anni. Troviamo, in ordine sparso, Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom, John Elkann, vicepresidente Fiat, Mario Monti, presidente della Bocconi, Paolo Scaroni del gruppo Eni, Padoa Schioppa, Giulio Tremonti. Tanto per dire. Così poi uno si fa un'idea. E capisce molte più cose.

Qua sotto riporto tradotte le parti principali del dialogo tra l'intervistatore (J) e Griffin (G).



J: Di cosa parleranno questi 125 leader mondiali?

G: Hanno due impegni principali. Uno è portare a conclusione il Nuovo Ordine Mondiale il più velocemente possibile. L'altro è impedire a gente come me e te di mettergli i bastoni tra le ruote.

J: Con la rete sta diventando sempre più difficile per loro...

G: Certo. Sapevano che ci sarebbe stata opposizione, ma credo che in passato abbiano sottovalutato le potenzialità della rete. La rete dà la possibilità alla gente di aggirare i principali media che controllano l'informazione.... E' per questo che stanno tentando di mettere le mani su internet... Vogliono prevenire il dissenso politico, la distribuzione di informazioni e fatti e vogliono farlo "in nome della sicurezza" dicendo di voler proteggere la gente. Così la gente dice: "O bene! Meno male che ci siete voi!". Ma il vero motivo, lo sappiamo, è quello di controllare il flusso di informazioni in modo da poter controllare internet nello stesso modo in cui controllano la radio e le TV.

J: A loro piace apparire come "i nostri salvatori". Questa gente trama per distruggere la nostra economia in modo da mettere in atto il Nuovo Ordine Mondiale. Abbiamo gente come Bush, Chaney, Blair, Brown, Kissinger che usano questo termine ambiguo: "governo globale".

G: E' sicuramente un termine ambiguo. E ovviamente loro sono dei maestri nell'usare le parole in modo da sembrare dalla parte del bene. Ma la gente in realtà non sa cosa significhino queste parole. Il loro intento è quello di dare alle gente la sensazione di stare completando una missione per il bene comune. [...] Le parole non vengono più usate come mezzo di comunicazione ma come mezzo per offuscare e confondere la gente. E ora sono diventati davvero bravi in questo. [...] Ovviamente l'uomo-medio non è cosciente di una tale manipolazione e di essere così facilmente influenzabile. Quello che succede in questo momento è il controllo delle menti. Viviamo in un mondo dominato dall'informazione. La nostra mente è come un computer, più siamo intelligenti, più il computer ha potenza il che significa che più facilmente possiamo essere programmati con della spazzatura. I computer non sono intrinsecamente intelligenti, forse sono intrinsecamente veloci, ma se ci metti dentro false informazioni lui ti restituirà soluzioni false. Allo stesso modo puoi fare con la mente umana. La scienza del controllo della mente è davvero avanzata. [...] Fu George Bush Senior ad introdurre il termine "Nuovo Ordine Mondiale" nel linguaggio quotidiano. Suona proprio bene: Nuovo Ordine Mondiale. E anche "governo globale" può sembrare una bella espressione. In realtà non ci sarebbe niente di male in un "governo globale", se per esempio fosse basato sulla libertà dell'individuo e sul rispetto delle culture, ma, credimi, questo non è proprio il tipo di mondo di cui questa gente parla. Il modello che usano non è quello liberale, ma quello che usavano Hitler o Stalin, il "collettivismo", vale a dire il controllo delle vite degli esseri umani.

J: Infatti non si ha più l'idea di avere un governo "per" e "per mezzo" della gente. Per tutte quelle cose di cui non vogliono che si sappia niente dicono: "E' questione di sicurezza nazionale!".

G: E' tempo che la gente si risvegli. Ma cosa possiamo fare? Rimanere informati non è abbastanza perchè le parole possono essere usate per comunicare, ma anche per offuscare e manipolare.

J: Io spero che si possano risvegliare le masse, che la gente inizi a scrivere storie, ad aprire blog, a copiare video a diffondere i libri di Griffin.

G: [...] Eh sì! Abbiamo un grosso lavoro di educazione da portare avanti.

giovedì 5 giugno 2008

E adesso tremate

Mio Amatissimo e Stimatissimo Salvatore, tutto ciò che doverosamente ho comunicato a tua Cognata Agnese e a tuo Nipote Manfredi ritengo giusto dirlo anche a te. Tutto ciò che scrivo è dettato, ponderato e pensato secondo la mia coscienza alla quale non posso mai mentire.

Così inizia il memoriale che Vincenzo Calcara ha voluto regalare, quasi come dono ineluttabile della propria coscienza, a Salvatore, fratello di quel Paolo che, agli inizi degli anni Novanta, divenne presto suo grande amico e confidente.

Salvatore è Salvatore Borsellino, fratello di quel Paolo Borsellino assassinato, per mano della mafia e per decisione di ignoti, il 19 luglio 1992.

Vincenzo Calcara, da anni condannato a vivere in una località segreta, (Benny Calasanzio lo definisce “uno tra i pochi pentiti che veramente possono fregiarsi di questo aggettivo e meritare la riconoscenza addirittura della famiglia Borsellino”) conobbe il giudice Paolo Borsellino in carcere.

Giudice, io sono colui che Messina Denaro Francesco ha designato per ucciderla con un colpo di fucile. La posso abbracciare?”.

Si presentò così. Con una confessione spontanea. Da quell'abbraccio caloroso nacque un'amicizia. Un'amicizia quasi morbosa. Vincenzo divenne per Paolo la fonte più preziosa di informazioni scottanti. Grazie alle sue rivelazioni finirono in carcere tante teste della mafia palermitana. Vincenzo fu il piede di porco con cui Paolo ebbe, per un attimo, la sensazione, provò, per un istante, l'ebbrezza di poter arrivare a scardinare dal di dentro i meccanismi di Cosa Nostra. Arrivò a sentire di poterla davvero vincere, quella battaglia. Vincenzo Calcara fu colui che annunciò a Paolo Borsellino l'arrivo a Palermo del carico di esplosivo pronto a farlo saltare in aria. “Mi sento come un morto che cammina” confesserà Paolo alla moglie Agnese, subito dopo quella drammatica rivelazione.

Vincenzo Calcara era stato reclutato, prima della “conversione”, direttamente da Tonino Vaccarino ed era alle dipendenze di Francesco Messina Denaro, padre di quel Matteo Messina Denaro, che diventerà (e ancora oggi è) il capo dei capi di Cosa Nostra, dopo l'arresto di Bernardo Provenzano.

Vincenzo non è uno stupido, lo si capisce da come scrive, ha una cultura e una proprietà di linguaggio non usuali per un mafioso “di vecchio stampo”, le sue parole sprigionano una forza e una convinzione straordinarie, parla chiaro, fa i nomi, cita luoghi e date precisi, ha dalle sua la forza della verità. Per questo era divenuto in un attimo così caro a Paolo Borsellino. Paolo si fidava di lui, pendeva dalle sue labbra, le sue indicazioni, rivelatesi tutte fondate e accuratissime, gli permisero di sbattere in carcere una quantità notevole di affiliati a Cosa Nostra. Vincenzo a sua volta fu folgorato dal fascino di Paolo, dalla sua forza, dalla sua coerenza, dal suo coraggio nel ricercare la verità. Gli si attaccò come un fratello. Fu per questo che decise di sdebitarsi con la giustizia. Fu per questo che decise di raccontare a Paolo tutto quello che sapeva e tutto ciò che potesse essere utile affinché lo Stato potesse vincere la sua decennale battaglia contro la mafia.

La collaborazione però durò pochissimo. Intensissima, ma breve. Frenetica, ma destinata a morire sul nascere. Dopo pochi mesi da quell'incontro in carcere, Paolo salterà in aria in via D'Amelio insieme agli agenti della scorta. Il sostituto procuratore di Palermo Antonio Ingroia, vicinissimo a Borsellino fino agli ultimi giorni di vita, racconta di come Paolo avesse preso la strana abitudine (non era solito lavorare in quel modo) di annotare tutto su un'agenda rossa, che portava dovunque e non abbandonava mai. Tutti sapevano di quell'agenda. Nessuno sapeva cosa vi annotasse.

E' verosimile che su quelle pagine, in quella frenetica lotta contro il tempo che era divenuta la sua vita dopo l'uccisione del giudice Falcone, Paolo Borsellino abbia riportato, tra le altre cose, le confessioni preziosissime di Vincenzo Calcara, che faceva nomi di personaggi influenti legati a Cosa Nostra, alle istituzioni, al Vaticano, alla massoneria, ai Servizi Segreti deviati.

Dalle immagini immediatamente successive all'esplosione in via D'Amelio si nota un uomo che si allontana dal luogo della detonazione portando con sé una valigetta sotto il braccio. Quell'uomo sarà riconosciuto nella persona dell'allora Capitano dei Carabinieri Giovanni Arcangioli. La valigetta era stata ritrovata miracolosamente intatta nella carcassa fumante della vettura su cui si trovava Paolo Borsellino. Dentro quella valigetta è certo che si trovasse la famosa agenda rossa. Come è noto, la valigetta fu poi rimessa al suo posto sul luogo dell'attentato. Dell'agenda rossa, però, nessuna traccia.

Per la cronaca, un paio di mesi fa il Gip di Caltanissetta Paolo Scotto ha prosciolto il colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli “dall'accusa di furto, aggravato dall'avere favorito Cosa Nostra, nell'ambito dell'inchiesta sulla scomparsa dell'agenda rossa di Paolo Borsellino subito dopo la strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992”.

Quell'agenda ancora oggi non si sa che fine abbia fatto. L'ipotesi più plausibile è che sia finita nelle mani dei Servizi Segreti. Confessioni inconfessabili, nomi troppo grossi, situazioni troppo scabrose per poter essere rivelate.

O moriva Paolo Borsellino o crollava lo Stato. Lo stato scelse la propria sopravvivenza.

Giovanni Falcone, a chi gli chiedeva se avesse paura di morire, una volta disse: “Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande”.

Paolo Borsellino morì perché fu lasciato solo in un gioco troppo grande.

Oggi, a distanza di sedici anni, Vincenzo Calcara è tornato a parlare.

Ha deciso di riprendere quel filo che si era spezzato quel giorno infausto del luglio 1992. Ha deciso di riscrivere lui di suo pugno quell'agenda rossa. Ha deciso di rivelare tutto ciò che sa a Salvatore Borsellino, colui che, in prima persona e più di tutti, ha portato e sta continuando a portare avanti la lotta per la conoscenza della verità sulla morte del fratello. Perché, finalmente, venga fatta luce sui cosiddetti “mandanti occulti”.

Salvatore, pazientemente, lo ha ascoltato, ha annotato, ha archiviato i documenti che Vincenzo gli presentava. Con lui e con quei documenti si è presentato alla procura di Caltanissetta per essere ascoltato. Ad oggi non ha avuto alcuna risposta. Salvatore ha allora deciso quest'ultima, estrema forma di ribellione al silenzio. Ha deciso di pubblicare in rete, sul suo blog, i memoriali di Vincenzo Calcara. E' un disperato appello alla comunità del web perché, almeno quella, non lo lasci solo nella sua battaglia.

Benny Calasanzio, anch'egli dal suo blog, avverte i Servizi Segreti: “Tentare di manomettere, distruggere quei documenti, o peggio far visita a Salvatore non servirebbe proprio a nulla. Copie di quei documenti sono custoditi nei luoghi più disparati, in tutta Italia, quindi evitate. Nomi di cardinali in attività, rispettabili uomini politici. Affari tra mafia, massoneria, politica e Vaticano. Ora si comincia a ballare. Ora si comincia a capire il “gioco grande” che Falcone aveva capito, e che Borsellino stava iniziando a decifrare”.

Salvatore, consigliato dai suoi avvocati, ha deciso di pubblicare tutto. Ha deciso di farlo a puntate. Un pezzo per volta. Perché, chi è coinvolto, inizi a tremare. Ora si balla. Siete pronti?

Ecco le prime tre.


Leggi il memoriale (prima parte)

Leggi il memoriale (seconda parte)

Leggi il memoriale (terza parte)


I pensionati d'oro

Parte oggi un esperimento di collaborazione esterna al blog. Un amico mi ha proposto di pubblicare il seguente post da lui scritto. Eccolo.



"L’esito delle scorse elezioni ha spazzato via la sinistra estrema (e non solo) con la conseguente, parziale ridisegnazione delle Camere .
Piccolo problema.
Si sono svuotate anche le casse: quelle del Senato.

No. Non ci hanno pensato i ladri a portar via il bottino. Il vero problema sono le liquidazioni d'oro ai “vecchi” (Cossutta e Mastella, per fare un esempio), legittime e previste per legge, ma che hanno portato al prosciugamento del fondo di previdenza di ben otto milioni di euro, ovvero quasi tutta la liquidità disponibile.
Un ulteriore ammanco di due milioni lo hanno creato nei due anni di una delle legislature più brevi della Repubblica i senatori che hanno usufruito dell'assistenza sanitaria gratuita.

Epilogo: il Tesoro dovrà correre ai ripari per coprire un buco da dieci milioni di euro rilevato nei conti di Palazzo Madama. La penosa scoperta è stata fatta dai tre nuovi questori insediati a Palazzo Madama al fianco di Renato Schifani. A Comincioli (Pdl), Franco (Lega) e Adragna (Pd) è bastata la prima seduta del Consiglio di Presidenza per rendersi conto della situazione. Il "fondo di previdenza" quasi azzerato obbliga ad una riapertura del bilancio (approvato il 28 Febbraio 2008) ed a un suo emendamento. E quei dieci milioni del fondo esaurito dovranno essere ricoperti dallo Stato (alias da noi).

Troppo elementare puntare l'indice sui costi della “Casta” dite?
Sta di fatto che a causare l'imprevisto sono state per lo più le liquidazioni degli onorevoli senatori cessati dal mandato perché non più rieletti.
Esempi?
Per Armando Cossutta (10 legislature alle spalle), l'importo netto ammonta a 345 mila euro. Per Clemente Mastella (9 legislature) 307 mila euro. E poi l'avvocato Alfredo Biondi, che con otto legislature si intasca 278 mila euro, qualcosa in più rispetto ai 240 mila del centrista Francesco D'Onofrio; e, via discorrendo, tutti gli altri.

Nulla di male, nulla di illegittimo”, ha tuonato uno stizzito Mastella a chi lo ha incalzato.
Agli otto milioni di ammanco hanno contribuito anche le restituzioni dei contributi versati ai senatori alla prima legislatura non rieletti (che peccato!) il 13 e 14 aprile.

Stesso discorso a Montecitorio, anche la Camera sta ancora pagando il TFR (Trattamento di fine rapporto) di Ciriaco De Mita (11 legislature), Angelo Sanza (10 legislature), Gerardo Bianco (9 legislature), e Luciano Violante (8 legislature). Stime ufficiose computerebbero in circa 8 milioni l'esborso. Ma al Senato stanno già rimettendo mano al bilancio.
Il questore Comincioli, rivolto ai colleghi al primo incontro, dice: "Qui dobbiamo mettere da parte l'appartenenza e ragionare come se questa fosse un'azienda".
A metà 2008 si accorgono che uno Stato va amministrato come un’azienda. Cavolo, meglio tardi che mai! Speriamo solo che se lo ricordino almeno per i prossimi anni e non finiscano per confondere l’amministrazione di uno stato con l’amministrazione delle proprie tasche, come troppo spesso è accaduto.

Adragna, Pd: "Una cosa è certa, dovremo proseguire l'opera di contenimento dei costi avviata da chi ci ha preceduto. E il primo banco di prova sarà proprio il bilancio che andrà rivisto sì, ma solo per far fronte all'ammanco e per nient'altro".

Quindi niente ritocchi agli stipendi dei parlamentari né benefici di vario tipo. Speriamo che non siano solo parole al vento, ma l’esperienza dovrebbe insegnare, quindi, come san Tommaso, “se non vedo non credo”.

I senatori hanno fatto negli ultimi due anni un largo ricorso all'assistenza sanitaria di Palazzo Madama. In questo caso l’ammanco registrato è di 2 milioni di euro e a rendersene conto è stato il precedente collegio dei questori, in cui compariva lo stesso Comincioli con Helga Thaler e Gianni Nieddu. La contromisura è già scattata con l'avvio della legislatura: con un provvedimento dal titolo "modifiche al tariffario delle prestazioni sanitarie".
Dal 100% di rimborso si passerà all'80. Taglio da 30 a 23 mila euro del "plafond familiare triennale per cure odontoiatriche" (finora 10 mila euro l'anno per la famiglia del parlamentare). Il senatore può inoltre iscrivere al fondo di assistenza sanitaria anche il genitore, con un contributo mensile per il genitore passa da 100 a 200 euro mensili.

Dato che il sistema è finanziato con fondi pubblici, e questi sono palesemente in “rosso” un esborso tale non risulterebbe tollerabile."

Joseph Sanvito

martedì 3 giugno 2008

Pinocchio




Tutto come da copione, campagna elettorale col sorriso, promesse su promesse, tante parole al vento per gli allocchi, slogan, insulti. Nei primi giorni di governo si è discusso di tutto, da Alitalia, ai rifiuti, alla detassazione degli straordinari, all’abolizione dell’ici, alla rideterminazione dei mutui. Pidiellini in visibilio, leghisti ad osannare Calderoli e compagni, insomma sembrava si fosse creato un sodalizio indissolubile. Ma raccontare frottole è una cosa, governare è un’altra. Se analizzassimo seriamente le riforme applicate fino ad ora ci renderemmo conto che si sta delirando.

Alitalia sta miseramente fallendo sperperando milioni su milioni, l’ici è stata eliminata indistintamente a pressoché tutte le abitazioni, fatta eccezione per i castelli e come prezzo per finanziare la riforma sono stati tagliati fondi per le forze dell’ordine, e di conseguenza fondi per garantire la sicurezza. Sono state eliminate risorse destinate alle infrastrutture del sud concedendo però l’ appalto all’Impregilo (la stessa Impregilo che in Campania avrebbe dovuto occuparsi dello smaltimento dei rifiuti) per la costruzione del ponte sullo stretto. I mutui sono stati riportati ai tassi fissi aumentando però la durata del contratto con vantaggi per le banche. Ogni giorno il governo Berlusconi regala delle perle da incorniciare.

Il “liberale – filo protezionista” Tremonti oggi se ne è uscito con la geniale idea di supertassare i petrolieri. Davvero una pensata da statista consumato. Verrebbe da chiedere a Tremonti se è in grado di spiegare su chi si rifaranno i petrolieri una volta tassati. Anche il più ingenuo capirebbe che i più penalizzati dall’operazione sarebbero i consumatori finali. Ma Tremonti è un esperto di diritto tributario, quindi se lo dice lui deve per forza aver ragione.

Ma Berlusconi si sta superando. Nell’indifferenza generale oggi il premier ha dichiarato che ''Per il futuro, Alitalia avra' convenienza a trovare accordi con compagnie internazionali, ed Air France potrebbe essere un'ottima soluzione''. Non so voi ma alla notizia ho avuto un leggero mancamento. Air France? Ma proprio quell’Air France che era stata demonizzata in campagna elettorale? Quell’Air France che era venuta a colonizzarci? Sembra incredibile ma è proprio quella.

Come minimo mi aspettavo un’insurrezione generale, mi aspettavo miriadi di giornalisti a chiedere al presidente del consiglio che fine avesse fatto la cordata italiana, che fine avessero fatto i vari Ligresti, le banche, le ferrovie dello Stato, le fantomatiche compagnie brasiliane. Niente di tutto ciò. Berlusconi ha l’incredibile facoltà di dire tutto e il contrario di tutto senza rispondere mai delle proprie azioni. Si prende gioco delle gente, e lo fa grazie ad un consenso mussoliniano, ma lo fa col sorriso sulle labbra ed è questo che conta per l’Italiano medio.

L’altra notizia importante di oggi sono i primi prevedibili screzi con la Lega sul reato dell’immigrazione clandestina. Dopo i vari proclami di Maroni, Castelli , Bossi, Calderoli, oggi Berlusconi incalzato dall’Onu e da esponenti del Vaticano ha dovuto fare marcia indietro. Ma la cosa non può sorprendere più di tanto. E’ evidente che l’applicazione di una norma di questo tipo metterebbe in ginocchio il già disastrato sistema giustizia. Si andrebbero ad ingolfare i tribunali senza peraltro risolvere il problema. La maggior parte dei clandestini sono privi di documento e quindi sarebbe impossibile rispedirli al loro paese di origine. Pensare che vengano fatti davvero processi per direttissima per ovviare al problema è pura follia e la naturale conseguenza sarebbe un surplus di detenuti nelle carceri.

Ma tanto Berlusconi sa che la memoria degli Italiani è corta. La lega minaccerà di impugnare le armi, dopo di che calerà le braghe al cospetto di Berlusconi come fa con costanza da quindici anni. Passerà qualche giorno e tutto cadrà nel dimenticatoio. Non ci resta che dire "Io speriamo che me la cavo".

lunedì 2 giugno 2008

Cosentino, mi consenta

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Mentre Silvio Berlusconi passeggia leggiadro sui prati curatissimi dei giardini del Quirinale, salutato, riverito e omaggiato dai presenti, e dispensa battute gioviali, sorrisi suadenti alle mogli dei ministri, inframezzati da scanzonati suggerimenti (“Io al Quirinale? No, il futuro è Gianni Letta”), mentre Giorgio Napolitano, alle prese con la Festa della Repubblica (?), da recenti sondaggi ignorata dalla maggior parte degli Italiani, parla a vanvera di concetti del tutto estranei a questa decrepita repubblica con la erre minuscola, quali, nell'ordine, “serenità”, “vita civile”, “volontà”, “rinascita”, “libertà”, “sforzo comune”, “solidarietà”, “unità”, “democrazia”, “impegno”, “principi della costituzione”, “valori costituzionali”, “sicurezza”, “stato democratico”, “interesse generale”, “radici umanistiche”, “rispetto reciproco”, “legalità”, “generosità”, “dinamismo”, con fragore assordante echeggiano dalla Campania gli spari (tre: uno in faccia, due al petto) con cui la camorra ha freddato ieri il collaboratore di giustizia Michele Orsi.

Ancora più forti risuonano quest'oggi le parole di Roberto Saviano, il cui romanzo best-seller Gomorra ha spaventato la camorra più di quanto abbiano saputo fare i governi in tutti questi anni: “Michele Orsi era il Salvo Lima della Camorra. I casalesi alzano il tiro. I clan hanno voluto lanciare un avvertimento ai politici, in vista della chiusura del processo Spartacus, che avverrà nei prossimi giorni ”.

Parole pesanti come macigni, che gettano ombre inquietanti sui legami sotterranei tra camorra e politica, parole su cui occorrerebbe fare profonde riflessioni, parole pronunciate da un ragazzo che la camorra la conosce, l'ha vissuta sulla propria pelle e l'ha descritta con incosciente coraggio. Saviano dice: Salvo Lima è stato assassinato dalla mafia poiché, in qualità di intermediario tra Cosa Nostra e lo Stato (Andreotti nella fattispecie), non è stato in grado di esaudire le richieste dei boss, sempre più preoccupati della piega che stava prendendo il Maxiprocesso su cui lavoravano alacremente Falcone e Borsellino. Allo stesso modo la morte di Michele Orsi è da interpretarsi come un avvertimento mafioso, in vista del processo Spartacus II, in cui sono imputati i maggiori esponenti della camorra campana.

Non lo dice, Saviano, ma il messaggio è chiaro, per chi vuole capire.
Se Orsi è la controfigura di Lima, se Spartacus II è una rivisitazione del Maxiprocesso, chi, oggi, fa la parte di Andreotti? Chi, nella politica italiana, tiene le fila dei rapporti con la camorra?

Sono parole durissime, una denuncia gravissima, che dovrebbe essere considerata con la massima attenzione. Invece, sulle pagine di Repubblica, tali parole vengono stigmatizzate dall'ormai pessimo D'Avanzo, che non sembra essersi più ripreso dallo scontro a fuoco con Travaglio: “Questi accostamenti non aiutano a capire. Ribaltano sul presente il passato e rischiano di confondere la scena, incupendola oltre ogni necessità e semplificandola oltre ogni prudenza. Le cose appaiono oggi, da un lato, più propizie e, dall'altro, potenzialmente più tragiche.

Il grande esperto di camorra D'Avanzo ne ha da insegnare anche a Saviano: Saviano è imprudente, semplicistico e crea confusione. D'altra parte, come non accorgersi oggi che “le cose sono più propizie”? Quali siano queste “cose”, perchè dovrebbero essere “più propizie”, e poi “propizie” per cosa, D'Avanzo non lo dice. Esempio illustre di uso della lingua italiana per riempire il vuoto delle idee, per parlare del niente, e facendolo, confondere il lettore.

D'Avanzo sembra avere la lingua lunga, ma la memoria corta.

Quella memoria che, per esempio, avrebbe dovuto ricordargli che l'imprenditore Michele Orsi, fondamentale collaboratore di giustizia dopo che era stato arrestato lo scorso anno, durante l'udienza preliminare aveva fatto dichiarazioni accusatorie pesanti, ricostruendo il sistema politico-camorristico dietro lo smaltimento dei rifiuti in Campania. Avrebbe dovuto pure ricordargli che Orsi avrebbe dovuto deporre giovedì prossimo in un altro processo, sempre sulle irregolarità dello smaltimento dei rifiuti, tra i cui imputati figura anche l'ex presidente della Commissione di vigilanza Rai, Mario Landolfi, accusato di corruzione, aggravata dall'avere agevolato l'organizzazione mafiosa.

Ve lo ricordate Landolfi? E' lo stesso che si oppose con tutte le sue forze alla trasmissione di Santoro in cui sarebbe stato mostrato il controverso filmato della BBC sullo scandalo dei preti pedofili. Landolfi venne presentato da Berlusconi come il volto pulito di Alleanza Nazionale, fedelissimo di Gianfranco Fini. Peccato che Giovedì 21 dicembre 2007, mentre Landolfi criticava il comportamento del Tg1 sulla diffusione delle intercettazioni in cui Silvio Berlusconi cercava, tramite Saccà, di barattare un paio di mignotte con un paio di senatori, i carabinieri arrestavano l'ex capo della sua segreteria personale al ministero, Cosimo Chianese, accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, corruzione e truffa con l'aggravante di aver commesso il fatto per agevolare il clan camorristico La Torre. Ora, non a sorpresa, Landolfi si trova indagato pure lui.

Il suo nome è stato fatto da un collaboratore di giustizia.

Indovinate chi? Esatto: Michele Orsi.

La memoria avrebbe poi dovuto suggerire a D'Avanzo che Orsi, tra gli altri, aveva fatto un altro nome eccellente. Trattasi di Nicola Cosentino. Vi dice niente questo nome? Bene, Cosentino, dopo essere stato Coordinatore di Forza Italia in Campania, è comparso nelle deposizioni di Orsi che, parlando degli appalti dell'immondizia e dei contratti fasulli concessi in cambio di centinaia di voti nel paesino di Mondragone, da anni in mano ai Casalesi e città natale, guarda un po' il caso, di Mario Landolfi, dice: “Circa il 70 per cento delle assunzioni operate a Mondragone erano inutili ed erano motivate per lo più da ragioni politico-elettorali, richieste da Landolfi, Valente (il presidente del consorzio comunale, ndr) e Cosentino. Molte delle assunzioni erano non solo inutili ma sostanzialmente fittizie, dato che questi non svolgevano alcuna attività. Questi favori poi diventavano voti.

Nicola Cosentino, in virtù di tale curriculum, è stato premiato da Berlusconi IV. Oggi siede in parlamento in qualità di Sottosegretario all'Economia.

Se andate sul sito web del PDL regione Campania, Cosentino viene descritto come un sant'uomo, che, tra le innumerevoli attività svolte, ha promosso l’istituzione del museo della seta e della mozzarella nella Terra di Lavoro e l’istituzione di un museo enologico della Regione Campania.

Peccato che si siano dimenticati di accennare alle vicende sopra descritte.

Effettivamente, il fatto di essere stato in affari loschi di compravendite di voti con i maggiori boss della camorra, il curriculum, un tantino, glielo avrebbe incrinato.

Se poi si pensa che, giusto prima delle elezioni di Aprile, la coppia Landolfi-Cosentino così salutò l'arrivo in città della coppia Berlusconi-Fini: “Si tratta di un impegno chiaro, diretto e solenne che i due leader del partito del Popolo della Liberta' prendono nei confronti degli elettori della Campania, e di Napoli, in particolare. Ad accoglierli sara' una citta' provata dall'emergenza rifiuti, di cui Bassolino e Pecoraro Scanio sono i principali responsabili, ma anche l'entusiasmo di chi e' certo che liberare Napoli e la Campania dalle montagne di immondizia che avvelenano la vita e l'economia della regione, sara' il primo e principale impegno del nuovo governo che nascera' dopo il voto del 13 e 14 aprile”, il cerchio si chiude.

Chi, nella politica italiana, tiene le fila dei rapporti con la camorra?
Beh, adesso io un sospetto ce l'avrei.

Buona Festa della Repubblica a tutti.


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