martedì 15 settembre 2009

Vigliacco


Questo è un articolo che non avrei mai voluto scrivere.

Ma la protervia di certa carta stampata deve essere assolutamente svergognata in pubblico. Perchè ne rimanga traccia, perchè tutti possano leggere e vedere fino a che punto di meschinità ed abiezione possa ridursi un giornalista. Posto qui di seguito il testo completo dell'articolo apparso oggi sul Giornale di Vittorio Feltri. Titolo: "E al festino dell’Idv scatta il trenino. In testa De Magistris e Genchi". Firmato: la Redazione. Nemmeno hanno il coraggio di prendersi le proprie responsabilità, questi vigliacchi.

Ecco il testo.

"Maracaibo, oh oh oh. È il trenino dei valori, tutti a ballare e saltare come grilli(ni) al Paradise village del Lido di Maccarese (dalle parti di Fregene), si festeggia l’elezione in Europa di De Magistris e Sonia Alfano, ricchi premi e cotillons, bevande e musica dal vivo inclusa nei 15 euro. Ma allora le feste non le fa solo il premier? No, anche l’opposizione balla e canta il karaoke, anche l’opposizione più feroce, quella dei Di Pietro boys and girls, alias grillini prestati al dipietrismo. Sabato scorso dalle 20 alle 6 del mattino, un vero after hour sulla spiaggia, con gli onorevoli Sonia Alfano e Luigi De Magistris, l’ex pm che ha fatto il botto di voti e ora siede a Strasburgo, c’era una pazza compagnia di fieri oppositori del regime berlusconiano e di accusatori delle feste a Palazzo Grazioli, che stavolta facevano loro una festa, targata Italia dei valori.

Belle ragazze à gogo, musica, cocktail, trenini. Sì, a un certo punto la festicciola ha visto il classico trenino, con una insolita composizione: Luigi De Magistris appiccicato a Sonia Alfano seguita da Salvatore Borsellino e Gioacchino Genchi, quello del famoso «archivio segreto» su centinaia di migliaia di italiani, informazioni raccolte nell’attività di consulente per diverse procure della Repubblica. La compagnia di giro di Beppe Grillo insomma, che infatti a un certo punto è apparso come un santone sugli schermi del locale, collegato da altrove per dare il suo saluto al baccanale dipietrista. Soliti gridi di battaglia contro il sistema piduista, il bavaglio all’informazione libera (quella del blog di Grillo, magari un po’ di Repubblica e Unità, poi è soltanto voce del padrone), l’Idv unica vera opposizione, il grande inciucio alle porte e via grilleggiando. Il trenino, appresso a Genchi, proseguiva con altri onorevoli dipietristi vicini all’area grillina, come Franco Barbato. Tutti insieme appassionatamente scatenati in pista, in mezzo alle molte (belle) grilline del Meet up laziale «I grilli del Pigneto», organizzatori del festone sulla spiaggia. Ma allora le feste e le danze non si fanno solo nella maggioranza
".

Non sto nemmeno a spendere una parola sulla povertà di un testo (definirlo articolo è effettivamente troppo), scritto in un italiano stentato, zoppicante e dalla punteggiatura creativa. Non mi soffermo nemmeno (tanto è evidente) sulla confusione mentale dell'autore di cotanta opera giornalistica, che non riesce a distinguere la lievissima differenza che intercorre tra una spontanea festa fra amici e un festino a base di prostitute raccattate a botte di migliaia di euro da un pappone spacciatore di cocaina (Paolo Tarantini) per compiacere il presidente del consiglio italiano.

Mi limito a constatare la strategia perversa adottata da Feltri in queste ultime settimane e oggi portata alle estreme conseguenze con grave sprezzo del ridicolo. Mi limito ad assistere schifato a quel viscido buco nero (nero di melma) in cui Silvio Berlusconi da tempo sprofonda e in cui ha dato mandato al suo manganello tascabile Vittorio Feltri di trascinare tutto e tutti. Al grido: "Muoia Sansone con tutti i Filistei!". Peccato che i tentativi di sputtanare chiunque non sia allineato siano talmente maldestri e miserabili che un sorriso compassionevole è sufficiente a farli evaporare. Mi limito a far notare, e questa diventa roba seria, che lo "scoop" del Giornale (tale doveva probabilmente essere nell'intenzion dell'autore) è stato possibile solo grazie alla presenza di un "infiltrato", inviato da Feltri in missione top secret per montare lo scandalo. Uno scandalo riuscito veramente male, lasciatemelo dire. Il livello di bassezza di tale informazione è talmente infimo che non sono nemmeno in grado di montarne uno credibile.

Patetici inetti.

Ciò che deve allarmare è invece il solo tentativo (miseramente fallito) di inventare lo "scoop" utilizzando loschi figuri. Sì, perchè alla festa è stata individuata una ragazza ucraina, alticcia, scesa da un auto scura alle sei del mattino, che, spacciandosi per un'amica di Sonia Alfano, tentava di farsi fotografare insieme ai presenti in pose provocanti. Dopo che Sonia ha fiutato il pericolo, la ragazza è stata immediatamente allontanata. Non è difficile immaginare (è già stato fatto in passato) che la sua presenza alla festa per Sonia e Luigi De Magistris fosse in realtà pilotata da vigliacche manine esterne, al fine di porre i presenti in situazioni imbarazzanti. Gioacchino, Sonia, Luigi e Salvatore sono avvisati. Questa è un guerra sporca, lurida, a cui gente perbene come loro non sono abituati. Stiano attenti. Questa gentaglia ha dimostrato di essere disposta a tutto e di non fermarsi di fronte a niente e nessuno. Nemmeno di fronte alla fiera dignità di un famigliare di vittime di mafia. Nemmeno di fronte al dolore di chi ha perso un fratello.

Uno dei presenti ai "riti orgiastici" era infatti il fratello di Attilio Manca, l'urologo che fu costretto in circostanze tutte da chiarire ad operare in incognito un "paziente particolare" a Marsiglia. Scoprirà in seguito che quel paziente era Bernardo Provenzano. Attilio fu trovato morto il 12 febbraio 2004. Il caso fu archiviato subito come suicidio. O sarebbe meglio dire: auto-omicidio. Come Peppino Impastato. Il fratello ieri era lì a Fregene a raccontare la sua storia. Ma questo il Giornale di Feltri l'ha tralasciato.

Ha preferito evidenziare la "scandalosa" bellezza dei ragazzi presenti, senza accorgersi di aver detto l'unica verità in un mare di sconce menzogne. Quelle persone erano davvero "belle". Belle di una bellezza che certi personaggi non potranno mai cogliere nemmeno lontanamente. La bellezza dell'onestà e della pulizia morale. Della dignità e della perseveranza nella ricerca della verità. La bellezza pulita del "fresco profumo di libertà." Bellezza che non ha niente a che fare con la volgarità di una prostituta o la finzione di un parrucchino.

Il Giornale di Feltri ha preferito porre l'accento sullo scandalo vero della festa: il "trenino sfrenato" che avrebbe visto protagonisti Genchi, De Magistris, Sonia Alfano e addirittura Salvatore Borsellino. Peccato che Salvatore in quel momento se ne stesse tranquillo nella sua casa di Milano e fosse intervenuto qualche minuto prima in collegamento telefonico. Peccato che il Giornale si sia dimenticato anche di dire chi c'era a capo di quel trenino: Roberto Monaco, un ragazzo disabile in carrozzina.

Era il suo compleanno.

Vigliacchi.

lunedì 14 settembre 2009

Un presidente, una garanzia


Succedono cose strane, ultimamente, in Italia.

Succede che il giornale dei vescovi, storicamente ossequioso nei confronti del paladino dei valori cristiani in Europa, leggasi: il nostro presidente del consiglio, si trovi nella situazione leggermente imbarazzante di dover commentare le prestazioni amatorie del paladino suddetto, dentro e fuori le residenze istituzionali, tra un festino e l'altro organizzato dal dispensatore di prostitute, nonchè di cocaina, Gianpaolo Tarantini. Ora, sarà pur vero che Gesù Cristo prese le difese di una escort dell'epoca pronunciando la famosa frase "Chi è senza peccato scagli la prima pietra", ma a tutto c'è un limite. E probabilmente le registrazioni intime della D'Addario quel limite l'hanno oltrepassato di brutto. Succede allora che Boffo, il direttore del giornale dei vescovi, dovendo una risposta alle migliaia di lettere pervenute da fedeli indignati, osi consigliare al miglior presidente del consiglio della storia d'Italia un po' più di moderazione nelle azioni e una maggior aderenza dei comportamenti privati con i discorsi pubblici.

Succede, di reazione, che salta la testa del direttore del quotidiano della famiglia Berlusconi, probabilmente non abbastanza reattivo sul caso. Succede che il suo sostituto tiri fuori dal cilindro un vecchio dossier, che guarda caso sputtana clamorosamente il direttore del giornale dei vescovi con il carico da novanta di una fantomatica informativa dell'ufficio giudiziario, poi rivelatasi una vigliacca lettera anonima. Molto probabilmente vergata da qualche zelante poliziotto dei Servizi. Succede dunque che salta la testa di Boffo e con lui l'ala ruiniana della CEI.

Succede poi che alcuni giornali, nazionali e non, riprendano le notizie fatte trapelare da personaggi al di sopra di ogni sospetto, ovvero berlusconiani doc come Paolo Guzzanti (che sparacchia in giro scandalose voci di corridoio sui più turpi vizi sessuali di Berlusconi) e lo stesso Vittorio Feltri (che giurava sull'assoluta impotenza del Cavaliere e quindi sulla sua estraneità ai fatti per evidenti defezioni nell'arma del delitto), si vedessero intentare dagli avvocati personali del presidente del consiglio milionarie cause civili per diffamazione. La Repubblica, che aveva solamente osato proporre una decina di domande (che, in quanto tali, non sono nè vere nè false) sulle relazioni tra Berlusconi e una minorenne, è stata querelata dagli stessi solerti avvocati. Anzi sono state querelate le domande, in modo tale che non possano più apparire su carta stampata.

Succede poi che ci siano dei magistrati in Italia che, a fronte di nuove rivelazioni offerte da due testimoni eccellenti come Massimo Ciancimino, figlioccio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito, e Gaspare Spatuzza, già esecutore materiale dell'omicidio di Don Puglisi ed esponente di spicco della famiglia mafiosa del mandamento di Brancaccio retta da due dei più sanguinari boss di Cosa Nostra, i fratelli Graviano, responsabili sicuramente almeno delle stragi del '93 nel continente, succede, dicevo, che questi magistrati riaprano vecchi filoni di indagine per vedere se è possibile avvicinarsi alla verità sulla stagione oscura delle stragi. E soprattutto ottenere notizie sui mandanti a volto coperto, la cui esistenza non è invenzione di complottisti, ma è stata decretata ufficialmente da una sentenza passata in giudicato (Borsellino Bis). Mandanti esterni che non possono che essere personaggi infiltrati nelle Istituzioni o comunque molto vicini ad essi.

Succede che, in tutta risposta, il presidente del consiglio, anzichè congratularsi con questi magistrati che stanno squarciando per la prima volta quel velo di omertà che non permette da 17 anni di porre una parola fine al periodo più tormentato della Repubblica, incredibilmente li assale, li insulta, li chiama "folli" e li accusa di cospirare contro di lui e di sperperare i soldi pubblici. Succede allora che l'unica persona probabilmente di buon senso rimasta nelle file del centro-destra, Gianfranco Fini, si chieda stupefatto perchè mai il presidente del consiglio debba temere qualcosa dalla riapertura delle suddette indagini. Cosa dovrebbe mai c'entrare Berlusconi con le stragi del '92 e del '93, si chiede Fini, basito. E poi succede che, sornione, butti lì una frase, all'apparenza criptica, ma a ben vedere fin troppo esplicita. Accenna a "grembiulini" e "compassi". Che, per chi non è del ramo, rappresentano due tra i più famosi simboli massonici. A cosa stava facendo riferimento Fini? Ovviamente alla più famosa congregazione massonica esistita (ed esistente?) in Italia, la loggia Propaganda2, nota come P2, retta dal noto fascista e bancarottiere Licio Gelli, implicata in tutti i più grandi scandali Italiani, dal crollo del Banco Ambrosiano, all'assassinio di Ambrosoli, Sindona e Calvi, al riciclaggio del denaro mafioso nelle banche vaticane, all'attentato a Papa Wojtyla, alla strage di Bologna.

Bene, dovrebbe essere noto a tutti che il nostro presidente del consiglio ne era membro onorario, tessera numero 1816, con tanto di firma autografa. Cosa sta tentando di dire Fini? Forse che Berlusconi non ha mai interrotto i rapporti con certi ambienti massonici deviati? E che ora ne è sotto ricatto? E' buffo notare come, nel giro di un paio di proposizioni, il principale alleato di Berlusconi gli abbia dato implicitamente del "mafioso piduista". Ovvero il ritornello che Di Pietro va pronunciando da mesi in ogni trasmissione televisiva. Cose strane, non c'è che dire.

Succede anche che la reazione di Berlusconi non tardi ad arrivare e sia sempre affidata al proprio manganello tascabile, Vittorio Feltri. Che oggi, dalle pagine del giornale, fa sapere al caro Gianfranco, con un avvertimento che a definire mafioso è poco, che è meglio che torni all'ovile e si dia una regolata, altrimenti c'è già nel cassetto un bel dossier pronto a sputtanare anche lui. L'argomento è sempre quello: festini e prostitute. Gira voce che negli archivi del Giornale esista un dossier per ogni cittadino italiano, in grado di sputtanare chiunque (sì, anche te che stai leggendo in questo momento), da tenere pronto all'occorrenza. I tempi sembrano effettivamente propizi.

Nello stesso momento succede che in Rai la situazione sia alquanto tumultuosa. Per piccolissimi contrattempi, assolutamente casuali, succede che i vertici del Tg3 siano ancora vacanti. I nomi di Mentana e Minoli aleggiano come spettri. Succede anche, sempre per dei lievissimi problemi tecnici, che la trasmissione in assoluto più seguita del palinsesto di Rai2, Annozero, che ufficialmente dovrebbe tornare in onda il 24 settembre, cioè esattamente tra 10 giorni, sia completamente oscurata sugli schermi. Nessuno è stato ancora in grado di vedere una pubblicità che ne annunci l'inizio imminente. Eppure gli spot esistono già, sono stati preparati da tempo, si possono vedere tranquillamente su Youtube, ma, per un banale scherzo del destino, non riescono ad approdare sul piccolo schermo. Succederà probabilmente che i telespettatori, il 24 settembre, facendo zapping, si troveranno a commentare per caso: "Toh, guarda chi si rivede! Non sapevo fosse iniziato di nuovo Annozero".

Ma forse succederà pure che al loro commento di stupore dovranno aggiungere: "E come mai non c'è più quel giornalista coi boccoli che parlava da solo ad inizio trasmissione?". Sì perchè succede che, ancora in queste ore, la firma del contratto di Marco Travaglio, per minuscoli vizi di forma che però saranno ovviamente risolti al più presto, non sia ancora stata apposta e se ne debba discutere nel Consiglio Direttivo. Ma forse succederà che i telespettatori nemmeno la vedranno quella puntata di Annozero, perchè i contratti di molti altri tecnici ed operatori, sempre per incomprensibili ritardi dell'ultimo minuto (guarda la sfiga quando ci si mette!), sono nelle stesse condizioni di quello di Travaglio. Sub judice.

E probabilmente succederà anche che un'altra trasmissione, questa volta di Rai3, una delle più interessanti e dunque più seguite dal pubblico, Report, non vedrà mai la luce. Non si capisce bene perchè però quest'anno la Rai sembra essere un tantino timida ed ha paura ad assicurare la copertura legale ai propri giornalisti. Cioè se questi dovessero fare un'inchiesta scottante che attiri su di sè le querele di chi si sente diffamato, un atteggiamento alquanto di moda in questi tempi, la Rai se ne laverebbe le mani e i giornalisti sarebbero costretti a pagarsi le spese di tasca loro. Come se fossero non degli stipendiati, ma dei collaboratori esterni usa e getta. La stessa identica cosa che successe ad un altro giornalista di Report qualche anno fa, Paolo Barnard, che io personalmente non amo, ma a cui va riconosciuto il fatto di essere stato il primo a dover subire quella che lui definisce, giustamente, "censura legale".

Succederà poi, e questo è certo, che molti telespettatori che già avevano segnato sull'agenda l'inizio della nuova stagione di Ballarò, in programma per domani sera e già ampiamente pubblicizzata su tutte le reti Rai, si troveranno a sintonizzarsi sul secondo canale e chiedersi dove diamine siano finiti Floris, Crozza e i loro ospiti. E' successo infatti che proprio ieri, ovvero a due giorni esatti dall'inizio del programma, sia arrivata un email al conduttore di Ballarò da parte del direttore generale della Rai, Mauro Masi, che, scavalcando paurosamente il cosiddetto "presidente di garanzia" Paolo Garimberti, lo informava del cambio di programma. La sua trasmissione sarebbe stata spostata o in seconda serata o addirittura al giorno dopo.

Succedeva infatti che, su un' altra rete, Rai1, alla stessa ora, si fossero svegliati d'un tratto e avessero sentito l'esigenza di dedicare uno speciale in prima serata ad un evento straordinario per la nazione: la consegna delle prime case in Abruzzo ai terremotati. Un evento patrocinato da Bruno Vespa in persona, che probabilmente ha già pronto il plastico della villetta del terremotato fortunato. Non è dato sapersi. Come resta un mistero il perchè non ci avessero pensato prima.

Immagino già il nostro Bruno, che apparendo con aria gioviale nella cucina della villetta da inaugurare, apre il frigo e, indicando uno yogurt e un prosciutto, plaude all'efficienza della Protezione Civile di San Guido Bertolaso e alla pragmaticità del "governo del fare". A quel punto è più che evidente che farà la comparsa alle sue spalle il premier che, sbucando all'improvviso a favore di cerone, come se stesse facendo una sorpresa, griderà: "Io sì, che mantengo le promesse! Allegria!" suscitando l'applauso fragoroso dei terremotati presenti e dando il la al ricordo strappalacrime del suo amico Mike. Tutto bello, tutto perfetto.

Poi uno ci pensa su un attimo e si chiede spaesato: ma perchè, per fare posto a Vespa su Rai1, si è dovuto spostare Floris da Rai2?

Io, mentre ci penso su, per non sbagliare, domani sera spegnerò il televisore.


P.S. Qualcuno mi sa spiegare cosa aspetti Garimberti a dimettersi?

P.P.S. Aggiornamento dell'ultim'ora. Per uno strano gioco del destino, anche Matrix, in onda alla stessa ora su Canale5, ha subito uno slittamento di orario. Quando si dice la coincidenza.

giovedì 10 settembre 2009

Quel terrone di Peppino

Cristiano Aldegani

Ho appreso la notizia gironzolando su Facebook. Un link, un nome, una foto mi hanno fatto cadere l'occhio su una notizia che altrimenti non avrei mai notato. Si faceva riferimento ad un paesino della bergamasca, ad una targa, ad una biblioteca comunale. Ma non era chiaro il perchè. Ho voluto approfondire e, seguendo il link a Bergamo News, mi sono letto tutta la vicenda. Tristissima vicenda.

Tutto parte delle elezioni comunali di qualche mese fa. Il paesino si chiama Ponteranica. Uno dei tanti affastellati nelle valli attorno a Bergamo, ai piedi del monte Maresana. A giugno si è insediata la nuova giunta leghista che ha sostituito la precedente di centro-sinistra. Il nuovo sindaco è un certo Cristiano Aldegani, padano doc, che ha voluto subito imporre la ferrea legge della Lega: "padroni a casa nostra". Con tutti i piccoli-grandi problemi che possono interessare un comune di circa 7000 abitanti, la prima promessa solenne che fece il sindaco appena insediatosi fu infatti quella che avrebbe fatto di tutto per smantellare la targa che campeggiava all'ingresso della Biblioteca civica. Una targa che aveva provveduto ad installare la giunta precedente, si capisce. Una targa offensiva dell'orgoglio orobico-casereccio. Una targa commemorativa "d'un terùn". Passi per il nome: Peppino. Ma il cognome proprio era inaccettabile. Di quelli impronunciabili, brutti, cacofonici. Di quelli del profondo sud, che proprio non si addicono alla biblioteca comunale di un comune leghista.

Quel cognome, Impastato, era davvero un pugno alla dignità e all'onore dei padani. Ma sarà mai possibile intestare una biblioteca comunale di un paesino della bergamasca ad un tizio che si chiama Peppino Impastato? Che brùt nòm! Ricorda proprio quel profondo sud, povero, troglodita, rozzo ed arretrato. Im-pa-sta-to. Proprio suona male. Dà l'idea di qualcosa di sporco, impiastricciato, infangato, zozzo. Qualcosa di impastato, appunto. Niente a che vedere con la forza, la fierezza e la pulizia di un Mereghetti, di un Cappellini e, perchè no, di un Aldegani. Sicuro che questo Impastato sarà stato un siciliano, di quelli che parlano quella lingua incomprensibile, che fanno finta di lavorare e passano le giornate a prendere il sole. Sicuro che sarà stato anche mafioso. Tutti quelli lì son mafiosi. Tutti della stessa razza.

E allora che venga tolta immediatamente quella targa! Che venga ridato lustro e onore padano ad un'istituzione culturale come la biblioteca! Via subito quel nome da terrone e dentro uno tutto bergamasco: padre Giancarlo Baggi, questo sì che suona bene, un sacramentino morto nel 2000 e residente per molti anni proprio a Ponteranica. Peccato che, non essendo ancora passati dieci anni dalla sua morte, la legge non permette di intitolargli edifici pubblici. E allora che fare da qui a maggio 2010, quando ricorrerà il decennale della morte? Beh, non vi aspetterete che la giunta potesse attendere ben sette mesi prima di apporre la nuova targa! Sette mesi in cui i Ponteranicesi che avessero voluto trascorrere qualche ora in biblioteca sarebbero stati costretti a passare davanti ad una targa su cui fosse scolpito quel nome altamente offensivo: Peppino Impastato. Sarebbe stato effettivamente qualcosa di inaccettabile.

E allora, nell'attesa di maggio, che venga smantellata la targa! Se ancora per qualche mese non sarà possibile chiamarla biblioteca Giancarlo Baggi, che ritorni almeno all'antico nome! Semplice e pulito: Biblioteca Comunale di Ponteranica. Altro che Biblioteca Peppino Impastato. Con una delibera urgente del 31 agosto il Consiglio comunale leghista ha dato mandato all'unanimità di togliere di mezzo quel terrone impertinente così caro ai comunisti della giunta precedente (si sa che ai comunisti gli piacciono i terroni, tutti la stessa razza) e di provvedere affinchè fosse immediatamente ripristinato l'antico nome.

Finalmente un sindaco con le palle. Di quelli che quando promettono qualcosa poi la mantengono. Mica come quei quaraquaquà del profondo sud che pensano solo a mangiar soldi e magari a intrallazzare con la mafia. Noi non siamo mica mafiosi. Noi non siamo mica siciliani. Siamo padani e a noi la mafia ci fa schifo. Anzi, vi dirò di più: la mafia è una montagna di merda. Non mi ricordo più chi ha pronunciato questa frase, ma deve essere stato sicuramente qualcuno a cui va tutto il mio rispetto. Altro che Peppini Impastati. Noi la mafia la combattiamo, mica come quei terroni che se la sono voluta loro. E che si vede che la mafia sotto sotto gli piace. Dovremmo lasciarli tutti al loro destino, come diceva il professor Miglio 17 anni fa. Loro e la loro mafia. Che si facciano uno stato a parte, magari comandato dalla mafia, e che ci lascino in pace a noi che volgiamo lavorare.

E già che ci sono si portino via anche quei comunisti antidemocratici della giunta precedente che se non incensano qualche terrone non sono contenti. E hanno poco da lamentarsi, hanno perso le elezioni: che stiano zitti. Questa è la legge della democrazia. Sputano bile, ma è solo invidia. "So che stanno ancora smaltendo la pappina elettorale, ma noi manteniamo le promesse". Parola di sindaco.



Peppino, se ci riesci, perdonali.



P.S. Iscrivetevi al gruppo su Facebook

P.P.S. Se qualcuno volesse rinnovare gli auguri di buon lavoro al simpatico sindaco Aldegani ed esprimergli tutta l'ammirazione per aver finalmente ripulito Ponteranica degli ultimi residui terroni lasciati dalla precedente amministrazione, lo può contattare a questo indirizzo email: sindaco@comune.ponteranica.bg.it

Qua sotto la lettera che gli ho inviato:

Caro Sindaco Aldegani,

ho appena letto le sue dichiarazioni in merito alla polemica sulla rimozione della targa a Peppino Impastato dalla biblioteca comunale di Ponteranica.
Lei dice: "Avevamo già espresso questa nostra volontà alla passata amministrazione un anno e mezzo fa ma non siamo stati ascoltati. Ora diamo seguito a ciò che abbiamo annunciato in campagna elettorale. Non si tratta, come qualcuno vuole farlo passare, di un cambiamento ideologico. Onore al merito di Impastato e di tutti coloro che hanno dato la vita per combattere il cancro mafioso. Soltanto, ci sembrava giusto intitolare il luogo per eccellenza della cultura del nostro paese a un personaggio locale di grande valore spirituale, come padre Giancarlo Baggì.Vedremo se dedicargli in futuro un'altra struttura".

Mi lasci dire che le sue parole suonano alquanto ipocrite e decisamente offensive.

Ipocrite perchè la sua giunta si è affrettata a smantellare la targa senza che ci fosse alcuna urgenza in merito. Piuttosto che attendere semplicemente il prossimo maggio, anniversario del decennale della morte di padre Baggi, lei ha deciso di provvedere immediatamente alla rimozione. Qual è il motivo di una tale furia iconoclasta? Che fastidio le dava la targa di Peppino Impastato affissa ancora per qualche mese? E' un cognome troppo "terrone" per voi padani? E' semplicemente un modo di dare uno schiaffo arrogante alla precedente giunta di centro-sinistra che ha voluto quella targa? E' un modo per far vedere quanto è efficiente la sua amministrazione che rispetta le promesse fatte? Ma le promesse di cosa? E a chi? Di cancellare per volgare ripicca la memoria di un martire della mafia? Di che promesse sta parlando, sindaco?

Le sue parole sono tanto più offensive quanto più lei tenta di giustificarsi. Non esiste una sola ragione plausibile per una decisione tanto sconcertante.

E' quel riferimento alla "urgenza" della vostra delibera che mi fa indignare come cittadino e soprattutto come abitante del vostro adorato Nord Italia. Accettare di lasciare la biblioteca senza un nome, piuttosto che mantenere ancora per qualche mese la targa in memoria di Peppino Impastato, è un'azione vile e inqualificabile. Bisogna avere del pelo sullo stomaco.

Auguri

martedì 8 settembre 2009

Vergognati



"E' una follia che ci siano frammenti di Procura che da Palermo a Milano guardano ancora a fatti del '92, del '93, del '94. Quello che mi fa male e' che gente cosi', con i soldi di tutti noi, faccia cose cospirando contro di noi che lavoriamo per il bene comune del Paese".

Silvio Berlusconi, 8 settembre 2009

venerdì 4 settembre 2009

Il passero solitario


Sono tornato dalle vacanze molto rilassato, a digiuno di notizie provenienti dal nostro piccolo stivale, e devo dire che ce n'è voluto un po' per riprendere il contatto con la realtà e capire cosa stesse succedendo. Improvvisamente, la notizia del giorno, anzi della settimana, e chissà pure che non diventi quella del mese, riguarda il caso-Boffo. In Italia ogni cosa diventa un caso. E ogni caso ha il suo nome. Il caso-Eluana. Il caso-Noemi. Il caso-Veronica. Il caso-D'Addario. Oggi tiene banco il caso-Boffo.

Alzi la mano chi sapeva dell'esistenza di quest'uomo. Ho scoperto che è (anzi era) il direttore dell'Avvenire, il quotidiano di riferimento della CEI, Conferenza Episcopale Italiana, presieduta dal cardinale Bagnasco, Arcivescovo di Genova. Insomma, il giornale dei vescovi. E ho anche scoperto che il suo passo falso sarebbe quello di aver osato lasciare spazio sul proprio quotidiano a velate critiche nel confronti dei comportamenti del presidente del consiglio. Niente di che, per carità. Richiami a maggiore sobrietà, sempre molto pacati e rispettosi.

A quel punto, a quanto mi sembra di aver capito, il premier si è un tantino infastidito, ha cacciato il suo eunuco fedele dal giornale di famiglia e l'ha sostituito con l'artiglieria pesante, di quella che non si fa scrupoli a sparare nel mucchio, sempre utile nei momenti più delicati della guerra. Sì, perchè è più che evidente che sia in corso una guerra feroce proclamata dal presidente del consiglio contro chiunque in questi mesi gli si sia messo di traverso. L'hanno chiamata "campagna d'autunno" e il nome, devo dire, ci sta bene. Un'offensiva che pare chiaramente studiata a tavolino con avvocati e consiglieri, ma che allo stesso tempo suscita incredulità per la sua attuazione sconsiderata e a dir poco maldestra. La furia cieca, la vendetta a tutti i costi non è propria di un leader che ha sotto controllo la situazione. Di solito è sintomo di disperazione. Nel momento in cui un leader politico decide di fregarsene di ogni tipo di ripercussione che le proprie azioni possono avere, anche fossero alla lunga negative e deleterie per la propria immagine, facendone una questione di principio e cercando di soddisfare semplicemente l'orgoglio ferito, quel leader ha perso definitivamente lucidità, sta veleggiando a vista, ha perso di mano la situazione.

E probabilmente nessuno tra i suoi fidati scagnozzi ha il coraggio o l'autorità per farglielo notare. Lo sputtanamento di Boffo tramite lettera anonima spacciata per "informativa giudiziaria" operato dal Giornale di Feltri è probabilmente andato al di là di ogni previsione. La bacchettata con conseguente ritorno all'ordine del quotidiano dei vescovi (come era probabilmente nelle intenzioni di Berlusconi) si è tramutata invece in uno scandalo nazionale che, amplificato dai giornali, è arrivato molto vicino a creare una seria frattura tra il governo e la Chiesa. Prontamente sanata da un incontro pacificatore tra gli esponenti della Lega Bossi (!) e Calderoli (!!!) e il cardinale Bagnasco. C'è chi assicura che le dimissioni di Boffo siano arrivate giusto in tempo per tenere fuori addirittura il Papa dagli schizzi di fango volati in questi giorni. Tanto per capire a che livelli era montata la polemica. Lo scherzetto di Feltri è chiaramente scappato di mano al suo autore e soprattutto al suo mandante, Silvio Berlusconi. A meno di non credere davvero che ci fosse un'intesa malata tra Berlusconi e la Santa Sede per far fuori l'ultimo ruiniano doc nella lotta per il controllo della CEI. Fantapolitica tutta da dimostrare.

I risultati prevedibili a breve e medio termine di un affondo così sgangherato saranno il necessario raffreddamento delle relazioni con il Vaticano (checchè ne dicano i comunicati di facciata) e l'evidente imbarazzo di molti cattolici, appassionati lettori dell'Avvenire e in gran parte elettori del centro-destra, che mal digeriranno questo attacco così arrogante con annesse dimissioni del direttore e si ricrederanno probabilmente sulla fiducia da accordare ad aeternum al presidente del consiglio. C'è chi ricorda che il governo Prodi iniziò a vacillare proprio nel momento in cui si smarrì il feeling con la Santa Sede sulla questione Dico, Pacs, ecc... Ed è un fatto che nel giro di un mese, tra questione-clandestini e caso-Boffo, prima la Lega e poi Berlusconi in persona per mano di Feltri, si sia arrivati più volte vicini ad una clamorosa rottura dei rapporti.

Quando la Chiesa aveva osato prendere le parti di quei (tanti) poveracci morti in mare e di quei (pochi) sopravvissuti ricacciati in Libia senza pietà, la Lega era esplosa con Bossi che chiedeva al Santo Padre di prenderseli lui in Vaticano gli immigrati clandestini e con i leghisti che sui forum si lamentavano (neanche fossero dei comunistacci atei) delle solite ingerenze inutili del Vaticano. Berlusconi aveva mediato e tentato di ricucire. Poi, quando si stava per avvicinare la Perdonanza con la P maiuscola e Berlusconi si sentiva in odore di ritrovata santità, ci pensava Feltri a lanciare nella mischia un polpettone avvelenato che aveva il potere di annullare immediatamente la cena con Bagnasco e suscitare un polverone mai visto. A questo punto è lo stesso Bossi, allarmato da cotanta confusione, a chiedere udienza agli alti prelati e, dimentico dei riti celtici consumati sulle rive del Po e assicurando di essere sempre stato il paladino difensore delle radici cristiane in Italia, ricuce di nuovo lo strappo.

La pantomima, vista dall'esterno, è particolarmente penosa quanto divertente. Come patetica appare la strategia della guerra totale a tutti gli organi di informazione. Con una perfetta tattica da blitzkrieg di hitleriana memoria, Berlusconi un giorno dopo l'altro ha dato mandato ai suoi avvocati di querelare e/o denunciare civilmente chiunque abbia osato parlare della sua disgraziata vita privata. Una furia cieca che non ha risparmiato niente e nessuno. Ha querelato direttori, opinionisti, editorialisti, giornalisti. Ha denunciato giornali italiani e stranieri. Ha querelato intere redazioni. Nella sua furia cieca non ha avuto compassione per nulla. Nemmeno per cose inanimate o astratte. Nemmeno per delle innocenti domande. Ha querelato persino le domande. Tu mi fai una domanda? E io ti querelo la domanda! Così in futuro non me la potrai più fare. Geniale. Quando l'ho saputo non ci volevo credere. "Berlusconi querela le dieci domande di Repubblica". Non c'è che dire. Uno che si inventa l'idea di querelare delle domande è un genio. Punto.

Ma forse l'idea non è sua. E' probabilmente di quella mente diabolica del suo deputato-avvocato personale Niccolò Ghedini. L'avevamo lasciato con l'uscita alquanto infelice sull'utilizzatore finale. Sembra che da allora non si sia più ripreso. Ha giurato a tutti che riuscirà a dimostrare che il suo assistito è un santo. No, forse quello no. Un santo no, ma nemmeno un porco, come lo vogliono far passare. Non c'è più Lodo Alfano che tenga. Non c'è più riforma della giustizia che incomba. Ieri Gasparri, commentando il fatto che tra un mese la Corte costituzionale potrebbe cancellare il Lodo Alfano e dar dunque il via di nuovo ai tre processi a carico di Berlusconi, si diceva del tutto tranquillo "perchè ci sarà sempre un Ghedini o un Ghedoni che troverà qualche cavillo" per salvare Silvio dalle condanne. Sorvolando sulla leggiadra spudoratezza di certe affermazioni, se io fossi Gasparri (Dio me ne scampi), non sarei così tranquillo. No. Ghedini in questi giorni ha in mente tutt'altro, in altre faccende affaccendato.

Ghedini, novello Leopardi, sembra essere ossessionato, per usare una sobria metafora, dal "passero solitario" del suo datore di lavoro. Non ci dorme la notte. E' un chiodo fisso. Appena chiude gli occhi, gli compare nella mente. Cioè, si fa per dire. Non che l'abbia visto di persona, per carità (almeno: si spera). Ma da quando Feltri, ancora dalle pagine di Libero, aveva confessato l'incoffessabile, cioè che l'organo più utilizzato dall'utilizzatore per antonomasia non vivesse di vita propria, ma avesse bisogno di "aiutini esterni" e da quando Paolo Guzzanti, altro berlusconiano doc, ora apparentemente ravveduto, aveva rivelato sul suo blog particolari piccanti della vita del premier riguardo alle ore passate ad attendere il risveglio del volatile, Ghedini ha preso l'impegno solenne di risollevare, sempre metaforicamente si intende, l'orgoglio del passero ferito.

Per questo ha deciso di chiedere all'Unità 2 milioni di euro di danni morali. Mica perchè L'Unità ha detto che Berlusconi controlla tutta l'informazione: nemmeno Ghedini potrebbe negare. Mica perchè l'Unità ha detto che ha fatto la guerra a Sky in pieno conflitto di interessi: nemmeno Ghedini potrebbe negare. Mica perchè l'Unità ha detto che va con le prostitute: sì, su questo Ghedini è riuscito a negare, affermando che le registrazioni della D'Addario erano manipolate (?). Ma comunque non è questo. Ciò che ha fatto infuriare l'avvocato del Pdl è stato quell'accenno irridente all'incapacità di "volare" del passero di Silvio. Questo proprio è insopportabile. Avesse potuto si sarebbe cacciato nel lettone di Putin travestito da D'Addario per dimostrare che è tutta una menzogna. Ma si sa. Anche lui ha una sua dignità e non si spingerebbe mai a tanto. Lascerà che il giudice faccia le proprie indagini e spazzi via tutte le calunnie.

Oggi ha perfino rilasciato una surreale intervista al giornalista del Corriere, Fabrizio Roncone, in cui entra nei particolari della querela senza lasciare nulla all'immaginazione. Quando ho letto l'intervista ho dapprima pensato a uno scherzo clamoroso, tipo Pesce d'Aprile. Ma visto che siamo a settembre, è tutto vero. Ghedini si sbizzarrisce in arringhe per cercare di dimostrare come una querela all'Unità fosse necessaria, per una semplice questione "di orgoglio e di puntiglio". Si addentra con paurosi voli pindarici in tematiche delicatissime che vanno dalle "stecche da biliardo" alle "iniezioni nei corpi cavernosi". Senza alcun imbarazzo. Quasi con leggiadria. Come se stesse parlando della primavera che rifiorisce.

Il dialogo tra il giornalista e l'avvocato è tragicomico.

Giornalista: "Ora tutti, e non solo noi, siamo qui, ancora costretti a parlare di certi presunti problemi sessuali del Cavaliere".
Ghedini: "È stata l'Unità a tirar fuori i problemi di erezione di Berlusconi".
Giornalista: "Ma perché, ce li ha?"
Ghedini: "Cosaaa?!? Scherza?!?"

Scusate. E' il passaggio più significativo dell'intervista. Ci tenevo a riproporlo per intero. Ma la parte più esilarante è quando il giornalista fa notare che in un eventuale processo ci sarà da accertare se il passero di Berlusconi è davvero impotente o meno. Ghedini non si scompone: "Vuol sapere se noi dovremo fornire prove? No, noi assolutamente no. La controparte, semmai, se crede...".

A questo punto è ridotta l'Italia. Mi vedo già Berlsuconi in aula che per dimostrare la propria virilità si cala braghe e mutandoni di fronte al giudice. Magari la Gandus. Ma non preoccupatevi. Non ce ne sarà bisogno. Ghedini assicura infatti che il passero di "Berlusconi è perfettamente funzionante".

Se lo dice lui.