lunedì 30 marzo 2009

Il populismo delle libertà



Gianfranco Fini è un caso di dissociazione mentale da analizzare attentamente. Porta in i segni di una lucida follia, come quelli di una folle razionalità.

Non più di un anno e mezzo fa aveva recitato il requiem dell'alleato Berlusconi. Se l'era tolto dai piedi come ci si libera a calcetti di un barboncino fastidioso. Con una certa compassione. Quando Berlusconi, ormai completamente allo sbando, era salito sul predellino della propria Mercedes e aveva annunciato davanti a quattro gatti che sarebbe nato il partito unico del centro-destra col quale Forza Italia avrebbe di fatto inglobato Alleanza Nazionale, Fini aveva fatto un mezzo sorrisino di commiserazione e l'aveva fulminato con un perentorio: "Siamo alle comiche finali. Berlusconi non diventerà mai più premier con il sostegno di An. Noi non torniamo all'ovile perchè non siamo delle pecore". L'altro giorno, lo stesso Gianfranco Fini, quello delle "comiche finali", è salito sul palco del congresso del Pdl, ha incoronato Berlusconi imperatore supremo cospargendosi il capo di cenere e ha decretato con aria trionfante e soddisfatta la morte del suo partito.

Ora, cos'è successo in questo anno e mezzo perchè si registrasse l'inimmaginabile? Beh, lo sapete tutti. Mastella, d'accordo con Berlusconi, ha preso a pretesto l'indagine sulla moglie per far cadere il governo Prodi, Berlusconi ha stravinto le elezioni e Fini è assiso magicamente alla poltrona di Presidente della Camera. Dalla quale ha assistito allo scempio di un anno di governo che a colpi di decreti leggi ha varato norme populistiche (vedi l'azzeramento dell'Ici per tutti, la schedatura dei bambini rom, le ronde padane, l'esercito per le strade, la patacca della social card), norme incostituzionali e contro lo stato di diritto (vedi il lodo Alfano), norme che attentano alla salute pubblica (vedi la possibilità dei medici di denunciare i clandestini malati, l'accensione del mega inceneritore di Acerra, la creazione di discariche eccezionali presidiate dall'esercito), norme che attentano alla sicurezza pubblica (vedi il divieto dell'uso delle intercettazioni), norme liberticide (vedi il carcere per i giornalisti che raccontano indagini non coperte da segreto), norme che attentano alla dignità della persona (vedi l'impossibilità di rinunciare all'accanimento terapeutico).

Da quella poltrona Fini ha visto Berlusconi fare il bello e il cattivo tempo, dire tutto e il contrario di tutto, lanciare sparate e ritrattarle il giorno dopo, irridere il nuovo presidente degli Stati Uniti, operare una campagna feroce di delegittimazione e denigrazione della magistratura, svendere Alitalia ad AirFrance e ad un gruppetto di imprenditori sui amici in stupefacente conflitto di interessi, trattare la CGIL a pesci in faccia tramando in gran segreto con CISL e UIL, prendere per il culo i disoccupati invitandoli a darsi da fare, stipulare contratti milionari sottobanco con il dittatore libico Gheddafi, negare l'esistenza della crisi economica più spaventosa dal '29 fino ad oggi, mettere il presidente della Repubblica con le spalle al muro sulla pelle di una povera ragazza morente per arrivare ad un preordinato scontro istituzionale, forzare i paletti democratici, calpestare quel parlamento che Fini rappresenta imponendo la fiducia a raffica su una serie di disegni di legge, umiliare quel parlamento che Fini rappresenta proponendo di far votare solo quattro o cinque capigruppo, definire bolscevica la Carta Costituente e rimettere il proprio mandato al popolo nel caso in cui non gli permettano di modificarla a sua immagine e somiglianza.

Lo stesso Gianfranco Fini, quello del "Berlusconi non diventerà mai più premier con il sostegno di An", l'altro giorno era seduto in platea ad applaudire Berlusconi che nel suo show populistico agitava di nuovo (ma ancora con 'sta storia?) i fantasmi del comunismo, rivendicava il ruolo di rivoluzionario liberale (?), omaggiava l'amico nonchè artefice della sua ascesa politica nonchè noto ladro tangentaro nonchè morto latitante Bettino Craxi, reclamava in un crescendo dai tratti altamente comici più poteri per il primo ministro, cioè per se stesso (come se non ne avesse abbastanza) e annunciava lo stravolgimento della Costituzione per spianarsi la strada verso una sorta di "monarchia illuminata", dove lui, si intende, farebbe la parte del monarca.

Poi, il giorno dopo, lo stesso Gianfranco Fini, quello del "Noi non torniamo all'ovile perchè non siamo delle pecore", è salito sul palco e ha tenuto un discorso imbarazzante. In cui si vedeva che si vergognava profondamente con se stesso e con il proprio elettorato di quello che stava per dire. Un'umiliazione in diretta di fronte a sei mila persone (tra cui molte comparse) e decine di televisioni per spiegare l'inspiegabile e cioè che in realtà Alleanza Nazionale finisce ma non muore, manterrà la sua identità ma senza creare correnti interne, si fonderà in un partito unitario ma non a pensiero unico, un contenitore unico ma ampio, plurale, arioso, inclusivo e non di destra (!), che ciò non è frutto del tempismo di una scelta ma di una strategia autonoma, che Berlusconi è il leader indiscusso ma senza il culto della personalità.

Fini è pericoloso. E' l'unico politico di destra ben visto dalla sinistra. A parole ha fatto più opposizione lui che non Veltroni in un anno e mezzo. Ha la faccia e la fedina penale pulita. Parla da saggio. Da ex fascista ha detto cose più di sinistra di quelli di sinistra (vi ricordate il voto agli immigrati?). Nei fatti invece ha sempre avallato lo scempio di tutti i governi berlusconiani che si sono succeduti fin qui. E' stato il più fedele alleato di colui che oggi si appresta ad ottenere il consenso assoluto degli italiani (l'obiettivo dichiarato è il 51%) grazie al controllo pressoché totale di tutti gli organi di informazione, stampa, televisioni, radio, editoria, grazie alla corruzione sistematica di giudici, senatori, avvocati, guardia di finanza, grazie all'appoggio dichiarato (da molteplici pentiti) e certificato (da sentenze dei Tribunali) di Cosa Nostra.

E' lo stesso Fini che oggi è andato a parlare a Bagheria, il cuore della mafia siciliana, di fronte ai ragazzi a conclusione dell'anno accademico del Parlamento della Legalità. Un gruppo di giustizialisti scalmanati, par di capire. Ha ribadito che "la mafia è una dittatura, può togliere la vita, la libertà, e può cancellare la dignità delle persone e dei popoli". Con grande enfasi ed originalità ha anche annunciato che "bisogna ribellarsi contro la mafia".

Poi, probabilmente vedendo le mani alzate di alcuni ragazzi che volevano intervenire, si è affrettato a precisare: "Non ci sono mafiosi alla Camera, non ci sono coloro che la difendono, non ci sono coloro che hanno compiacenze".

Nemmeno la vergogna di trovarsi di fronte a dei ragazzi. Fini ha fatto bene a specificare "alla Camera". Perchè se solo guardasse chi sta nell'altro ramo del Parlamento incontrerebbe personaggi come Vladimiro Crisafulli, colto in atteggiamenti intimi con il noto boss mafioso di Enna Raffaele Bevilacqua, oppure addirittura il Presidente del senato Renato Schifani che vanta prestigiose amicizie nel comune di Villabate più volte sciolto per mafia e vere e proprie società d'affari con il mafioso Nino Mandalà, oppure, perchè no, quel Marcello Dell'Utri, condannato a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa, fondatore materiale di quel partito, Forza Italia, nato anche grazie ai voti della mafia, che sarebbe diventato il Polo delle Libertà fino ad inglobare oggi Alleanza Nazionale all'interno del Popolo delle Libertà.

Fini, al congresso dell'altro giorno, ha trovato pure il tempo per citare il nome di Paolo Borsellino. Non perde mai occasione, giocando sul fatto che il giudice in gioventù aveva dichiarato di votare Msi. Chissà cosa avrebbe detto, se solo avesse visto il suo nome speso gratuitamente in una sala di fronte a colui che ha inneggiato all'eroe Vittorio Mangano, lui che un paio di settimane prima di saltare in aria aveva parlato nella sua ultima intervista proprio dei rapporti tra Dell'Utri e Mangano, che costituiva la "testa di ponte della mafia al nord, quell'anello di congiunzione tra Cosa Nostra e gli interessi imprenditoriali milanesi". Chissà cosa avrebbe detto.

Probabilmente nulla. Perchè le sue parole sarebbero state soffocate dall'Inno di Mameli sguaiatamente cantato a squarcia gola da Gasparri, Bondi, Cicchitto, la Carfagna, Alfano, Formigoni, la Gelmini, Frattini, Lupi, Rotondi, la Prestigiacomo, tutti raccolti attorno al premier sorridente, che al fatidico "Siam pronti alla morte" fa un gesto della mano come per dire: "Pronti? Mica tanto".

4 commenti:

Anonimo ha detto...

(vedi l'azzeramento dell'iva per tutti, la schedatura........forse intendevi dire non IVA, bensì ICI ! ;)

Ottimo post come sempre fede, brau !

Mark

Federico ha detto...

Grazie Mark per la correzione!
Ovviamente è l'ICI e non l'IVA...

Roberto Bordi ha detto...

D'accordo su tutto quello che dici, e tra l'altro non avrei mai saputo esprimere meglio a parole la mia opinione sul governo Berlusconi, complimenti perchè scrivi davvero bene e ciò che pensi lo condivido al 101%. Ciao,
Roberto

sR ha detto...

Paolo Borsellino citato al congresso del popolo della libertà condizionata...
che vergogna, mi vergogno io per loro.

verrà un giorno...