domenica 30 novembre 2008

Silvio, sono ottimista!


Il Consiglio dei Ministri ha finalmente varato il cosiddetto decreto "salva-crisi". Dopo i vari decreti "salva-Previti", "salva-ladri", "slava-rete4", "salva-premier" e chi più ne ha più ne metta, c'è da dire che si è fatto un passo avanti, se non altro nel nome, che sembra rimandare ad un fattivo intervento a favore di un (per altro non ben precisato) benessere comune a seguito della gravissima crisi economica che si sta espandendo a macchia d'olio su tutto il pianeta.

Ovviamente, in perfetta sintonia con la politica berlusconiana basata sulla più becera marchetta pubblicitaria e come spiega dettagliatamente Eugenio Scalfari oggi su Repubblica, la bontà di un tale decreto si esaurisce giusto giusto nel nome. Questa manovra è talmente risicata, ristretta, condizionata dai tagli all'Ici e dalla vergognosa gestione della vicenda Alitalia, che non avrà alcun impatto sulla ripresa economica visto che i soldi immessi nel mercato saranno talmente pochi che gli Italiani semplicemente se li prenderanno (come un accattone prende la mancia del passante) e li metteranno via, ma certo non si sogneranno di reinvestirli (considerata la loro pochezza). La conseguenza sarà una sensazione di piccolo beneficio, breve e passeggero, che si esaurirà in poco tempo e che non avrà dato alcun spunto all'economia, ma avrà mangiato nel frattempo la bellezza di 16 miliardi di euro, il costo dell'intera manovra.

L'esempio lampante è la famigerata "Social card", la "tessera del pane" dei poveracci, sbandierata con tanta soddisfazione dal ministro Tremonti. Non ci vuole un genio per capire che 40 euro al mese diviso 30 fanno 1 euro e 30 centesimi al giorno, il costo di un caffè. Non ci vuole una mente eccelsa per porsi la fatidica domanda: "Ma vale veramente la pena investire milioni di euro per garantire che le famiglie più povere che non arrivano alla terza settimana del mese abbiano la possibilità di bersi un caffè al bar?" Uno schiaffo alla miseria, un affronto alla dignità della povertà.

Come sarà possibile spiegare ai destinatari di un così grande beneficio economico (1,30 euro al giorno) che il Parlamento compatto pochi giorni fa ha respinto un emendamento dell'Idv che prevedeva di togliere la vergogna del doppio stipendio ai parlamentari che fanno pure i ministri? Come sarà possibile spiegare ai poveracci che proprio quei ministri, che lanciano loro le molliche del pane dal tavolo imbandito della politica, sono i primi ad essere restii a mettere fine ai propri privilegi?

E intanto Berlusconi, senza avvertire un minimo di imbarazzo, invita la gente a spendere (magari utilizzando i proventi della Social card) e a guardare con ottimismo al futuro. Ricorda tanto la storia di Maria Antonietta e delle brioches. Non sono sicuro che il premier abbia ben chiaro che fine abbia poi fatto la regina e tutta la sua corte. Credo avesse più in mente Tonino Guerra e il suo spot che ha tormentato per mesi milioni di Italiani.

Ma c'è un'altra parte del decreto che ha suscitato immediatamente scandalo e stupore, perfino tra le fila dell'opposizione. Se il Parlamento convertirà in legge il decreto, Sky, la piattaforma televisiva che è ormai entrata nella case di 5 milioni di famiglie italiane, si vedrà costretta a far fronte di punto in bianco ad un raddoppio dell'iva: dal 10% al 20%, tutto d'un botto. E chi l'ha deciso? Berlusconi, proprietario di Mediaset, ossia il principale concorrente di Sky. Ma come? Il paladino del libero mercato, il profeta della libertà, il messia del liberalismo che affonda un colpo sotto la cintura alla prima azienda concorrente di Mediaset in Italia?

Un leggerissimo conflitto di interessi? Parrebbe di sì. Ma non ditelo troppo ad alta voce. Potrebbero additarvi per antiberlusconiani-giustizialisti-populisti (e vari altri insulti a caso). Bonaiuti, il portavoce del premier, ha già commentato: "La sinistra sa solo dire di no!". Fantastico e disarmate al tempo stesso. La Russa ha dichiarato: "Era ora che, in un periodo di ristrettezze economiche, si mettesse fine ai privilegi di Sky!". Senza notare che da quindici anni a questa parte nessuno si è mai sognato di metter fine ai macroscopici privilegi di Mediaset che, tanto per dirne una, detiene tre reti televisive quando ne potrebbe avere al massimo due e occupa abusivamente l'etere pubblico. E scusate se è poco.

Murdoch, responsabile di Sky in Italia, ha già fatto sapere che il raddoppio dell'iva per la sua azienda sarà interamente fatto ricadere sul costo dell'abbonamento, che lieviterà indiscriminatamente per la gioia di cinque milioni di famiglie italiane.

Oggi Berlusconi è intervenuto sulla vicenda chiarendo che anche Mediaset sarà colpita da questo provvedimento. Peccato che il decreto legge si riferisca alle reti via satellite come Sky, e non certo a Mediaset, che sul satellite ha proprio ben poco. Non solo fa le porcate, ma poi ha pure il coraggio di sparare una raffica di balle per giustificarle, con aria offesa. Nessuno spiega come stanno le cose. I giornalisti "appecoronati" danno la parola ora all'uno ora all'altro, ma nessuno dice dove stia la verità.

Lo chiamano pluralismo. Si legge depistaggio.

venerdì 28 novembre 2008

Alitaglia


Parte o non parte?
Ceeerrrrrrrrrrto
che parte!
Ezio Greggio commenterebbe così la tragic(omic)a situazione in cui versano i rimasugli dell'ormai defunta compagnia di bandiera italiana. Il rigor mortis ne è stato già più volte accertato, ma c'è sempre qualcuno che non vuole farsene una ragione.

Roberto Colaninno e Rocco Sabelli hanno appena terminato di spedire le 17.500 lettere di mobilità agli ex-dipendenti Alitalia. A breve inizieranno le nuove assunzioni in Cai: la più grande campagna di assunzioni mai vista nella storia. Migliaia di loro (nessuno sa precisarne il numero effettivo) perderanno definitivamente il lavoro, coloro che presentano oggettive problematiche (handicappati, madri in gravidanza, ecc...) non avranno alcuna speranza di assunzione, una buona percentuale dei restanti "fortunati" sarà messa in cassaintegrazione. Ma a rotazione: così, giusto per non sentirsi soli nella grande famiglia del Cai.

Già, ma 'sto Cai, quand'è che parte?
Bella domanda. Che parte, è sicuro. Quando, resta un mistero.
Circolano voci incontrollate secondo cui il primo aereo Cai dovrebbe decollare addirittura fra tre giorni: lunedì 1 dicembre. Tempi da record. Ma è già arrivata la smentita. C'è chi dice, invece, prima di Natale. C'è chi, più prudentemente, abbozza gennaio, dopo la pausa delle festività.

Il problema non è da poco. Anzi, proprio il fatto che ci siano di mezzo le vacanze di Natale, rende il decollo di Cai una priorità assoluta. Sì perchè, nel frattempo, la nostra cara compagnia di bandiera Alitalia, anche da morta, continua a succhiarsi soldi su soldi, che vanno ad accumularsi di giorno in giorno al debito mostruoso che gli Italiani si accolleranno sulle proprie spalle da qui per le prossime due o tre generazioni, se va bene. Non passa giorno che spunti un nuovo creditore a reclamare milioni di euro. Ci si è messa pura l'Enac a chiedere alla morta Alitalia di estinguere un debito di 1,7 milioni di euro. Ma come potrebbe un morto pagare una cifra del genere? Infatti, non può: pagheremo noi anche questa.

Intanto, siccome un morto è pur sempre un morto e più di tanto non può fare, il traffico aereo in Italia sta andando al collasso. Se Colaninno non si spiccia a partire con Cai, ci ritroveremo un paese in ginocchio (anzi, a piedi) alla vigilia delle vacanze. E poi vaglielo a spiegare ai vacanzieri inferociti con le valigie già pronte in mano. Allora sì che potremmo assistere a scene da terzo mondo.

Il commissario straordinario Fantozzi, per tentare di tenere insieme la baracca, sta apportando sforbiciate su sforbiciate. A dicembre Alitalia vedrà i propri voli ridotti del 50%: la metà esatta. Dai 550 collegamenti garantiti fino a qualche settimana fa si scenderà a poco più di 200. Rimarranno garantite le tratte più redditizie, cioè quelle intercontinentali, e verranno sacrificate quelle nazionali ed internazionali. A livello nazionale i tagli arriveranno addirittura al 75%. Intere zone Italiane completamente prive di collegamenti. Un esempio? La Puglia. Da qualche giorno è praticamente impossibile raggiungere Roma o Milano dagli aeroporti di Bari e Brindisi. Ma anche l'Emilia Romagna con Bologna che perde 3 voli giornalieri su 4 verso e da Roma. Ma anche Parma, Venezia, Trieste, Verona. E poi tutta la Sicilia, sempre più scollegata dal continente.

Un paese sull'orlo della paralisi. Una situazione davvero da terzo mondo. Gli Enti locali e i sindaci sono sul piede di guerra e contestano apertamente l'operato della compagnia di bandiera. Persino Schifani si è attivato per "scongiurare il grave depotenziamento degli scali siciliani".

Sui media nazionali non viene fatto alcun cenno di tutto questo.
Si veleggia vento in poppa con la sentenza di Olindo e Rosa, che darà da parlare per settimane e settimane a venire. E poi di nuovo il terrorismo, con Frattini che, tornato accidentalmente dalle Hawaii, si ricorda di essere ministro e torna a predicare una lotta porta a porta contro il fanatismo estremista. E poi il gran freddo, le nevicate e il gelo, che di questa stagione è davvero un evento eccezionale.

Intanto, nel gran silenzio, una voce era trapelata. Subito sopita, nascosta, cancellata.
Si vocifera che Fantozzi, il super commissario straordinario di Alitalia, una volta che avrà finito il suo mandato, cioè quello di staccare la spina al morto e consegnare tutta la sua eredità (solo quella in attivo, si intende) nelle mani di Cai, percepirà pure un compenso per la prestazione offerta.

Quindici milioni di euro.

Qunidici
milioni
di euro.

Roba che, con quei soldi, ci potrebbero assumere di nuovo tutti i futuri cassintegrati.

martedì 25 novembre 2008

La restaurazione


L'altro giorno ho letto il titolo di un articolo del Corriere e mi sono ribaltato sulla sedia.
Recitava: "Berlusconi: insulti e bugie dalle tv".
Non volevo credere ai miei occhi.
Per un attimo mi son detto: "Vai a vedere che finalmente qualcuno si è accorto che il premier spara balle a raffica".

Invece no.
Il senso di quel titolo era ovviamente l'inverso: era il premier Silvio Berlusconi che si lamentava, ancora una volta, di "essere preso per i fondelli e insultato" da tutti i comici satirici presenti su tv pubblica e privata. Sai che novità. Un consiglio: se smettesse di fare il buffone ad ogni occasione che gli capiti a tiro (per esempio giocare a "bubu-sèttete" con la Merkel o raccontare barzellette sui negri abbronzati a un attonito Medvedev), forse i "comici rossi" avrebbero meno spunti a cui attaccarsi per i loro monologhi.

Per quanto riguarda le bugie, invece, beh, non gli si può dire niente: lui parla da esperto professionista. L'altro giorno, per dire, ne ha sparata una tanto grossa, ma talmente grossa...che non ha sortito praticamente alcuna reazione da parte della stampa e dell'opinione pubblica al seguito. E' così ormai da tempo: più enormi sono le boutade, più passano sotto silenzio. E' un gioco al massacro, in cui Berlusconi palleggia con la coscienza degli Italiani spostando di volta in volta, sempre più in là, il paletto della decenza. Dice: "Vediamo se si bevono pure questa!". Lui la butta lì, gli Italiani se la bevono e lui allora ne pensa una ancora più grossa.

In questi anni ha potuto dire di tutto. Ha sdoganato il fascismo, ha sdoganato la P2, ha sdoganato la mafia. E gli Italiani in tutta risposta l'hanno votato e rivotato.

L'altro giorno ne ha sparata una che neanche lui credeva sarebbe stata lasciata passare così per così. E invece no. Gli Italiani sono riusciti a stupirlo di nuovo: nessuno ha detto beh. L'altro giorno, con nonchalance, è riuscito a sdoganare pure le mummie della prima repubblica. Ha dichiarato: "Nel ’92 la magistratura iniziò un’azione verso i cinque partiti democratici che, pur con molti errori, erano riusciti a garantire per 50 anni progresso e benessere". Badate bene, la novità non sta nell'attacco ai magistrati di Mani Pulite: questa è ormai roba vecchia, trita e ritrita. La novità sta nel revisionismo sull'operato del pentapartito, capeggiato dalla vecchia DC, che, secondo la versione berlusconiana, ha regalato "50 anni di progresso e benessere".

Chissenefrega se Andreotti se la faceva con i mafiosi. Chissenefrega se Craxi si prosciugava le casse dello stato. Chissenefrega se la politica era in mano a chi pagava più tangenti. Sono solo degli "errori", del tutto giustificabili in vista di un presunto benessere comune.

Ma ve lo ricordate voi lo sdegno di un'Italia intera che seguiva in fibrillazione davanti alla televisione i suoi politici più potenti comparire uno dopo l'altro davanti ai giudici di Milano con facce tremanti e impaurite a cercare di spiegare dove e in che modo avessero fatto sparire i soldi? Ma ve la ricordate voi la rabbia feroce di un'Italia intera che tifava a gran voce per il pool di Borrelli, che faceva cortei, che si radunava in piazza e lanciava una pioggia di monetine a uno spaurito Bettino Craxi all'uscita dall'hotel Raphael?

Dove è finito l'orgoglio di una nazione intera?
Dove è finita la coscienza di un popolo intero?

E' mai possibile che 15 anni di Berlusconi abbiano trasformato così prepotentemente le coscienze da renderle insensibili oltre ogni possibile immaginazione? Che futuro avrebbe avuto, sedici anni fa, un politico che avesse inneggiato alla partitocrazia della prima repubblica maledicendo i danni apportati da un'inchiesta come quella di Mani Pulite? Nessuno. Sarebbe stato preso a calci, se non peggio. Oggi Berlusconi, invece, lo può dire e trova di fronte un'opinione pubblica incancrenita che o lo applaude o, al massimo, non dice niente. Tutto gli scorre sopra. Abituata ormai al peggio del peggio.

E in questo clima di restaurazione perpetua, la sinistra veltroniana, "moderata e riformista", non trova di meglio che accapigliarsi per la poltrona più inutile della storia, la Presidenza della Vigilanza RAI, usata da D'Alema & friends come grimaldello per scardinare la leadership di Veltroni in vista della disfatta alle prossime elezioni amministrative.

La sinistra radicale, invece, quella che è scomparsa dal parlamento, oggi discute se sia il caso o meno di candidare alle Europee, per meriti acquisiti sul campo, Vladimir Luxuria. Il/la trans è infatti reduce da niente po' po' di meno che L'Isola dei Famosi, in cui ha ottenuto una vittoria esaltante a furor di popolo. Liberazione la celebra con un titolo in prima pagina che è tutto un programma: "Vladimir come Obama".

Beh, in effetti, se questa è la sinistra che è scomparsa dal parlamento, un motivo pure ci sarà.

mercoledì 19 novembre 2008

Quelli che la tolleranza zero

Angelino Alfano, ministro di Grazia e Giustizia ma soprattutto per Grazia ricevuta, ne sta pensando una proprio bella. Zitto zitto, quatto quatto, il suo cervellino ha partorito un'ideuzza niente male che potrebbe stravolgere il nostro ordinamento giudiziario. Qual è il problema? Le carceri sovraffollate: come al solito. Ma come? E l'indulto di mastelliana memoria? Come volevasi dimostrare, non è servito a nulla. Anzi no, a qualcuno è servito. Chiedere a Cesare per conferma: l'indulto ad personam.

Se si vanno a leggere i numeri, si scoprirà che tra qualche mese, marzo 2009, nelle carceri italiane saranno detenute circa sessanta mila persone in più della capienza ufficiale, esattamente la stessa drammatica situazione che si era prospettata di fronte al governo Prodi due anni fa. Allora, si era pensato di far uscire di galera tutti coloro che avevano compiuto reati con condanne fino a tre anni di reclusione. Di Pietro era insorto, il limite era stato ridotto a due.

Alfano, visto che non vuole essere da meno rispetto al suo predecessore, ha pensato bene di introdurre un disegno di legge che prevede un "indulto mascherato" per tutti coloro che, incensurati, siano condannati a pene fino a quattro anni di reclusione. Il doppio rispetto a quanto aveva ottenuto il vituperato Mastella.

Ma cosa prevede nello specifico questo ddl? Bene, tutti coloro che hanno la fedina penale pulita e sono soggetti ad un processo per un reato per cui è prevista un pena non superiore a quattro anni di reclusione, possono decidere, nella fase delle indagini preliminari e addirittura fino all'apertura del dibattimento, di ammettere la loro colpa e chiedere di essere "messi alla prova" e destinati ai "lavori socialmente utili". A far compagnia a Cesare, tanto per intenderci. Il processo viene annullato e la fedina penale rimane magicamente pulita con un bel colpo di spugna. Un annetto a far fotocopie in comune o a radere le aiuole dei giardini pubblici e via come nuovo. Una genialata.

Se si va a vedere chi usufruirà di questa cosiddetta "messa in prova" c'è da star sereni. Reati come corruzione semplice, falso in bilancio, frode in commercio, furto, usura, lesioni personali e violenze saranno di fatto cancellati. Vi ricordate il falso in bilancio? Quello che Berlusconi ha depenalizzato e ridotto ad un reato simile a quello di rubare una merenda? Bene, Alfano lo annienterà del tutto.

Vi ricordate del tormentone "tolleranza zero" portato avanti proprio da Alfano e dalla Lega contro questi clandestini che rubano nelle case dei lavoratori padani? Tutta la propaganda basata sull'insicurezza sociale dovuta ai bambini rom che ti fregano il portafogli quando meno te l'aspetti? Bene, il furto rientra tra i reati per cui sarà possibile scontare la pena all'aria aperta, lavorando per la società. Vuoi mettere?

E il bello è che la fedina penale rimarrà linda come il sedere di un bambino. Così, quando il ladro, una volta potati un po' di alberi e fatte un po' di fotocopie, tornerà a fare il suo lavoro, cioè rubare, se beccato, potrà richiedere di nuovo la messa in prova, visto che risulta completamente incensurato. E così via, in una sorta di alternanza tra periodi passati negli appartamenti della gente e periodi spesi a fornire servizietti, magari proprio a coloro a cui un minuto prima stavano svaligiando la casa. Una messa in prova che non finisce mai. Una presa per i fondelli colossale.

Avremo corruttori, ladri, truccatori di bilanci, usurai, violentatori che non si faranno mai un giorno di carcere. Alla faccia del bisogno di sicurezza sociale. E considerando che tra un po' le intercettazioni saranno sospese per tutti i reati tranne mafia e terrorismo, considerando che l'indulto mastelliano continua a ridurre drasticamente le pene, considerando il patteggiamento allargato che consente di ridurre di un terzo la pena anche a processo in dirittura di arrivo, considerando la lentezza della giustizia italiana e il limite misero entro cui il reato cade in prescrizione, in Italia, per essere arrestato e farti qualche giorno di carcere, devi essere davvero sfigato.

domenica 16 novembre 2008

Provenzano docet



Gli studenti, di qualunque genere ed età, lo sanno benissimo: il miglior modo per copiare a scuola è quello di prepararsi a casa dei minuscoli bigliettini in cui sia condensato a caratteri microscopici tutto ciò che è necessario sapere o, per quelli più pigri, farseli passare furtivamente dal compagno di classe secchione direttamente durante il compito in classe. Non c'è cellulare che tenga, sofisticherie moderne: il vecchio caro bigliettino è tecnicamente perfetto, maneggevole, facile da far circolare e ancora più semplice da occultare.

Non per niente Provenzano, grazie ai pizzini, è riuscito a controllare le sorti di Cosa Nostra per 15 anni dopo la cattura di Riina standosene comodamente seduto in qualche masseria della campagna palermitana. Un metodo infallibile, una catena di passaggi infinita, che permetteva di far perdere le tracce di colui che l'aveva iniziata, un vero rompicapo per gli investigatori gli davano la caccia.

A quanto pare, deve saperlo molto bene anche il senatore del Pd Nicola La Torre, che l'altro giorno era presente come ospite alla trasmissione Omnibus su La7 insieme a Bocchino del Pdl e Donadi dell'Idv. Il video è stato ripreso anche da Striscia la Notizia che ne ha evidenziato la tragicomica soluzione.

Tema della serata: l'elezione di Villari alla Vigilanza RAI. Donadi sta cercando di spiegare l'ignobile blitz antidemocratico del Pdl che ha votato compatto per un personaggio diverso da quello proposto dall'opposizione. Bocchino, al suo fianco, sarebbe lì per tentare di difendere l'operato del suo partito, ma sembra non avere (e come dargli torto) argomenti adeguati per interrompere Donadi. A un certo punto, in basso a destra dello schermo si vede una mano, quella di La Torre, che afferra il giornale ripiegato davanti a Bocchino. Le telecamere lo seguono. La Torre inizia a scrivere qualcosa. Poi, una volta finito, ripassa il giornale a Bocchino e con la penna gli indica gli appunti da lui appena scritti come dire: "Leggi qui!".

A quel punto Bocchino si illumina.
Sembra una scena tratta da un classe del liceo in un film di Alvaro Vitali. Lo studente che fa scena muta all'interrogazione, il compagno che gli passa il bigliettino, lo studente che si rianima e incredibilmente fa bella figura per lo sbalordimento dell'insegnante che era già pronta a mettergli un bel tre.

Succede proprio così. Bocchino legge l'appunto di La Torre, capisce tutto, gli brillano gli occhi e chiede immediatamente la parola alzando la mano. Finalmente gli sono venute le parole che non riusciva a trovare. La maestra di turno interrompe Donadi e chiede a Bocchino che cosa ha da dire. Lo studentello, con aria spavalda, prima si assicura di nascondere il bigliettino (capovolgendo il giornale) e poi ripete a pappagallo (senza per altro capirne il senso) ciò che vi era scritto. Dice: "Siccome noi abbiamo ritirato la candidatura di Pecorella anche voi dovevate ritirare quella di Orlando. Noi siamo stati responsabili, voi no!". Tièh!

Senza nemmeno curarsi della bestialità appena pronunciata (di cui per altro ho già parlato nel precedente post), per cui un paragone tra il caso Pecorella e il caso Orlando non ha senso di esistere se non all'interno di una pura campagna populista cara ai replicanti berlusconiani, Bocchino gongola soddisfatto, mentre Donadi tenta di riallacciare le fila del discorso facendo notare che la similitudine non sta in cielo in terra.

Ma ormai è troppo tardi. La mano di La Torre si è messa in funzione ancora una volta. Ha rubato di nuovo di mano il giornale a Bocchino. E' la regola: una volta commesso il delitto, fare sparire le prove. Le telecamere lo inchiodano nel momento in cui, senza alcun pudore, strappa il pizzino su cui aveva scritto il suggerimento e lo appallottola riducendolo a una pallina di carta. Non si sa che fine abbia fatto. L'ipotesi più probabile è che sia stato defecato dal senatore qualche ora dopo.

L'episodio in e per non fa affatto ridere.
E' di uno squallore vergognoso.
E' la prova evidente di come alcune correnti all'interno del PD (la Torre è un D'Alemiano doc) lavorino costantemente per screditare quello che dovrebbe essere il loro primo alleato, Di Pietro, e allo stesso tempo cospirino e inciucino in una "corrispondenza di amorosi sensi" con i prediletti BerlusCloni.

Tutto questo ammasso di personaggi sinistri e collusi che popolano Pd e Pdl, che si coprono le spalle a vicenda, che spargono menzogne sulle televisioni nazionali, che mirano a mantenere lo staus quo di una casta indecente e intoccabile di corrotti, privilegiati, fannulloni, condannati, fascisti, mafiosi, piduisti, prescritti, che insultano e demonizzano chiunque tenti di spiegare semplicemente come stanno le cose nella realtà, sono un cancro per la democrazia del paese.

Un cancro da estirpare con forza e decisione.
A partire dalle prossime elezioni.
Come? Semplice.
Negando loro il consenso.
Alla faccia di qualunque tipo di "voto utile". Ma poi utile per chi?