domenica 25 gennaio 2009

Difendiamo quest'uomo


Questo è un appello preventivo.

C'è un uomo che è stato lasciato solo. E' stato scientemente creato il vuoto attorno a lui. Ed ora che non ha più protezioni, si stanno apprestando a distruggerlo. L'infernale macchina da guerra potere-informazione deviata si è già messa in moto da tempo per annientarlo. Così come è successo con De Magistris. Così come è successo con un'intera procura della Repubblica, quella di Salerno, decapitata con una ferocia inaudita e insensata. Il 99,9% degli Italiani non si è accorto di niente, visto che quest'uomo non sa nemmeno chi sia e che faccia abbia.

Quest'uomo si chiama Gioacchino Genchi. Ha 48 anni, ma la faccia serena di un giovanotto. E' di Castelbuono, un paesino in provincia di Palermo. Laureato in giurisprudenza, è divenuto Funzionario della Polizia di Stato, dirigendo diversi uffici (la Zona Telecomunicazioni per la Sicilia Occidentale, il Nucleo Anticrimine per la Sicilia Occidentale, il Centro Elettronico Interregionale di Palermo, ecc.). Nel 1995 è divenuto Vice Questore aggiunto di Palermo e ha svolto l’incarico di consulente tecnico dell’Autorità Giudiziaria in centinaia di importanti indagini e processi penali. Dal 2000, per scelta puramente deontologica, ha rinunciato alla carriera in Polizia ed è in aspettativa non retribuita.

Qual è il torto di quest'uomo? Essere stato il consulente informatico di Luigi De Magistris nell'inchiesta Why not. Sempre questo nome: De Magistris. Fateci caso. Chiunque ha collaborato in qualche modo con De Magistris è stato puntualmente denigrato, isolato, trasferito, insultato, disintegrato moralmente e professionalmente. Sembra una sorta di maledizione, ma tutt'altro che casuale ed inspiegabile.

Con un procedere di stampo nazi-fascista, i poteri forti sono impegnati in una sorta di "soluzione finale" per sterminare chiunque abbia collaborato, difeso o solo appoggiato Luigi De Magistris, in modo che delle sue inchieste Why not, Poseidone e Toghe Lucane non rimanga alcuna traccia. Questa è la prova più evidente, se qualcuno non se ne fosse ancora reso conto, che le indagini del pm di Catanzaro andavano a toccare i fili della morte, quelli che legano indissolubilmente la politica marcia con il mondo imprenditorial-massone, con i servizi deviati e una parte di magistratura connivente. Un intreccio letale che non ti lascia scampo.

Le prime avvisaglie si sono avute ai primi di dicembre (7 dicembre per la precisione) quando compariva su Repubblica, a seguito del famoso "scontro tra procure", un articolo del vicedirettore Giuseppe D'Avanzo, secondo molti vicinissimo, se non addirittura a libro paga dei servizi segreti, in cui il giornalista "poliziotto" si esibiva in un attacco senza precedenti all'operato di De Magistris, definendolo sostanzialmente un povero megalomane incapace, e faceva anche il nome di Gioacchino Genchi, consulente di De Magistris, definendolo "misterioso e discusso" e "il vero domus delle inchieste calabresi".

Veniva per la prima volta gettata un'ombra inquietante su quest'uomo, senza per altro spiegare in cosa il suo operato fosse stato misterioso e in che modo avrebbe potuto essere il vero manovratore occulto delle inchieste. Un'accusa tanto gratuita, quanto infamante per un consulente informatico, che si limita ad eseguire le direttive ricevute da un pm e a fornire il proprio supporto di tecnico qualificato esterno.

Sembrava una frasetta buttata lì, quella di D'Avanzo. Ma, in realtà, c'era molto di più. Tanto che, addirittura il giorno dopo (8 dicembre), la palla passava a Giovanni Bianconi che dalle pagine del Corriere minacciava l'esistenza di un archivio pericoloso, "una banca dati, telefonica e telematica, per molti aspetti acquisiti in modo illegale ed in spregio di guarentigie costituzionali, nei confronti delle massime autorità dello Stato, di parlamentari, appartenenti all'ordine giudiziario, ai Servizi informativi e di sicurezza".

Questa è l'accusa mossa nei confronti di Gioacchino Genchi da parte della procura generale di Catanzaro, guidata da Jannelli, quello del "controsequestro". L'accusa è di aver illegalmente raccolto una banca dati relativa a utenze telefoniche intestate a parlamentari, alte cariche istituzionali e addirittura uomini dei servizi segreti. Un "archivio segreto" destabilizzante per la sicurezza del paese. Bianconi parla di 600 mila report su politici, giudici e 007. Cifre astronomiche.

L'altro ieri (23 gennaio) la questione è tornata a galla. Sempre Bianconi parla di "578.000 record anagrafici, 392.000 persone fisiche controllate, 1.402 tabulati utilizzati". Urla allo scandalo intercettazioni. Parla allarmato del famigerato "archivio-Genchi" che avrebbe raccolto perfino utenze coperte da segreto di Stato. Un unico uomo che avrebbe passato la propria vita ad intercettare e spiare centinaia di migliaia di potenti, così, per il gusto di farlo e in ossequio alla megalomania di De Magistris.

Una bordata di menzogne vergognose. Un sapiente depistaggio mediatico volto a disintegrare l'unica figura non ancora toccata dell'inchiesta Why not. La verità di Gioacchino Genchi la potete ascoltare in un'intervista che ha rilasciato qualche giorno fa a Radioanch'io, in cui, una per una, Genchi smantella quel castello di accuse infamanti di cui ormai è fatto oggetto da mesi.

Non esiste alcun archivio-segreto. Non esiste nessuna intercettazione telefonica. Genchi, nella sua vita professionale, non ha mai eseguito una sola intercettazione telefonica. Tanto meno De Magistris gli ha mai ordinato di eseguirne una. Anzi. Nell'inchiesta Why not non è stata effettuata nemmeno un'intercettazione. Semplicemente perchè non ce n'era bisogno, visto che tutto è partito dalle confessioni di una testimone che si riferivano a fatti risalenti ad anni precedenti.

Genchi spione. Genchi intercettatore professionista. Genchi domus occulto delle inchieste calabresi. Genchi custode di segreti di Stato. Non credete ad una sola parola di tutto questo. Sono una marea di vigliacche menzogne di cui, spero, un giorno qualcuno sarà chiamato a dar conto.

L'operato di Genchi è cristallino e sotto gli occhi di tutti. Grazie alla sua esperienza nel campo delle telecomunicazioni ha, nella sua vita, su consegna specifica dei pm, analizzato migliaia di tabulati telefonici, incrociato migliaia di numeri di telefono e associato utenze telefoniche a utenti fisici in carne ed ossa. Genchi è stato chiamato come consulente tecnico in centinaia di processi. Grazie al suo lavoro, di una precisione e professionalità eccezionali, ha contribuito a smascherare e mandare in galera centinaia di mafiosi e anche, questo è il suo vanto, a far assolvere numerosi imputati innocenti.

E' stato chiamato a testimoniare durante il processo Borsellino Bis, in cui ha spiegato come, dall'analisi dei tabulati telefonici, era chiaramente visibile una mano occulta dei servizi segreti dietro la strage di via D'Amelio. E' colui che ha dimostrato, per esempio, che il telefono della famiglia Fiore-Borsellino, quella dove viveva la madre del magistrato, era stato messo sotto intercettazione abusiva un paio di settimane prima del botto.

L'indagine sui mandanti occulti della strage-Borsellino gli fu tolta senza una spiegazione nel momento in cui aveva scoperto il coinvolgimento del SISDe, appostato quella domenica, sotto copertura, nel castel Utveggio, da cui sarebbe stato azionato il telecomando della autobomba.

I tabulati analizzati da Genchi nell'inchiesta Why not sono ora al vaglio della Comitato Parlamentare per la Sicurezza. Chi la presiede? Francesco Rutelli, implicato direttamente nell'inchiesta. Non vi sembra geniale? E infatti ha già gridato allo scandalo. Senza che nessuno sappia ancora, visto che l'autorità competente ancora non si è espressa, se il lavoro di Genchi sia stato leggitimo o meno, Cicchitto parla del "più grande scandalo della storia repubblicana".

Gasparri, sempre molto moderato, ha chiesto che per Genchi si muova la Corte Marziale, quella, per intenderci, deputata a giudicare i crimini di guerra contro la popolazione civile.

Attenzione. Il delirio mediatico sta montando a panna. Prenderanno la palla al balzo per chiedere la cessazione immediata di ogni tipo di intercettazione. Berlusconi ha già avvertito: "Sta per scatenarsi il più grande scandalo della storia Italiana". E per corroborare le sue intuizioni ha aggiunto: "Ma non so nulla di preciso".

State in guardia e difendete, come potete, se non altro con la testimonianza, un uomo che rischia di essere travolto da una valanga di melma come mai si era visto in precedenza. Sacrificato sull'altare pagano del diritto alla privacy, leggasi diritto a delinquere indisturbati. Solamente per aver fatto il suo dovere e non essersi fermato di fronte a nomi eccellenti. Che, saranno pure coperti da segreto di Stato, ma, fino a prova contraria, non sono al di sopra la legge.

Genchi, intanto, dall'alto della sua coscienza serena, scrive: "Rassicuro tutti gli amici. Sono ancora vivo e mi scompiscio dalle risate dopo avere sentito Berlusconi. Attendo la Corte Marziale invocata da Gasparri". Meno male che lui la prende con filosofia.

7 commenti:

Alfiere ha detto...

Federico, riesci sempre a terrorizzarmi :(

Anonimo ha detto...

Interessante. Molte grazie.

Anonimo ha detto...

Bellissimo....grazie mille...mi riservo (citando il blog) di diffonderlo sulla Rete.
Maurizio - Lecce

Federico ha detto...

Fai pure Maurizio! :)

Anonimo ha detto...

You've done a great job with the blog and the group on facebook.
Congrats

Rosita ha detto...

Anch'io mi sono già iscritta al gruppo su facebook. Buon lavoro!

sR ha detto...

almeno sono consapevole di essere governato da malati mentali...