giovedì 29 gennaio 2009

Il successo di Piazza Farnese


Il successo della manifestazione di Piazza Farnese, indetta e organizzata dall'Associazione famigliari vittime della mafia, si può materialmente toccarlo con mano leggendo oggi i giornali, essendo esso direttamente proporzionale allo strillare dei politici e della carta stampata al seguito. Più questi fanno a gara per trovare l'aggettivo più spregiativo da appioppare alla manifestazione, più la bontà, la forza e la riuscita di tale evento sono certificate.

E' divertentissimo ascoltare le reazioni indignate di tutto l'arco politico italiano, è spassoso leggere i titoli uniformati di tutti i quotidiani nazionali, dall'Unità fino al Giornale, passando per Repubblica e Corriere. Sono stanchi lamenti, vuote menzogne, ripetute tra di loro "come di fronte ad uno specchio spaccato".

Sinceramente sono stanco delle loro bugie, sono stanco delle loro meschine manipolazioni, sono stanco del loro cicaleccio insipido e autoreferenziale. Sono così prevedibili, così monotoni. Ormai non mi fanno più effetto, mi scivolano via, insignificanti, come qualcosa a cui non val la pena nemmeno di prestare attenzione. Perchè dovrei? Dovrei scandalizzarmi per le dichiarazioni di Gasparri? Dovrei fare una piega per le esternazioni di Violante? Dovrei sussultare per quelle di Veltroni? Dovrei indignarmi per gli editoriali di Ostellino e Giannini? Dovrei provare sconforto per gli attacchi incrociati di Schifani, di Fassino e della Finocchiaro? Ma perchè? Sono così patetici nella loro meschinità. Mi provocano un sorriso amaro.

Sono gli stessi di Piazza Navona. Sono passati sei mesi da allora, ma nulla è cambiato. Tu tenti di fargli capire che stanno sprofondando in un mare di melma e loro, circondati da un mare di melma, ti rispondono che il male sei tu che hai un po' di polvere sul cappotto. Dicono sempre le stesse cose, ripetono le loro giaculatorie, usano termini come "eversivo", "inaudito", "inqualificabile", "inclinazione autoritaria", "furia giustizialista", "foga populista" come un mantra di autoconvincimento. Per convincersi di essere tutti d'accordo, di essere tutti dalla stessa parte nel dare addosso a Di Pietro.

Sono stanco, ma non incazzato. Anzi, dopo la manifestazione di ieri, sono allegro, pieno di forza e di speranza. Avete visto come sono stati censurati tutti gli interventi dei famigliari vittime della mafia? Non una parola sull'appello di Sonia Alfano, presidente dell'associazione. Non un parola sul commovente intervento di Salvatore Borsellino, così rabbioso e così pieno di denunce da far tremare le mura dei palazzi di piazza Farnese. Un silenzio tombale è calato su di loro.

La manifestazione a supporto della procura di Salerno e a difesa della giustizia è stata fatta passare come un evento politico organizzato dall'Italia dei Valori in cui si è insultato il capo dello stato. E io dovrei dare ascolto ad esimi editorialisti come Piero Ostellino e Massimo Giannini che iniziano il proprio pistolotto rispettivamente sul Corriere e la Repubblica con una bugia grossa come una casa: "Alla manifestazione di ieri, promossa dall'Italia dei valori..."? Meritano una qualche credibilità dei giornalisti che parlano di una cosa di cui dimostrano di non sapere assolutamente nulla? E che probabilmente nemmeno si sono degnati di vedere?

E non parlo del vergognoso taglia e impasta che, attaccando pezzi di frase da punti differenti del discorso, ha fatto pronunciare a Di Pietro la frase: "Napolitano è mafioso". Non ha senso stare qui a spiegare, non ha senso stare qui a scusarsi, a fare precisazioni. Di Pietro non deve fare nessuna precisazione, non deve fare nessun passo indietro, non deve scusarsi di nulla. Di pietro ha detto solo cose sacrosante. Il silenzio è meschino, il selenzio è connivenza, il silenzio uccide, il silenzio è mafioso. Sento invece alcune persone, anche vicine al ex pm, dire che però effettivamente avrebbe dovuto essere un po' più cauto, avrebbe dovuto scegliere meglio le parole, non avrebbe dovuto dare adito a strumentalizzazioni. Ma basta! La dobbiamo finire di scusarci di aver detto la verità! Io non sopporto più questo atteggiamento. Ci dicono che siamo delle merde e noi, invece di reagire, abbassiamo la testa per vedere se effettivamente siamo sporchi di merda. Sono loro che devono vergognarsi di quello che dicono. Non noi. Sono loro che devono vergognarsi di come amministrano mafiosamente lo stato.

Un capo dello stato che firma in fretta e furia uno sfregio alla Costituzione come il Lodo Alfano senza nemmeno rinviare il testo alle camere. Un capo dello stato che dà il via alla crocifissione di un'intera procura che sta indagando legittimamente parlando a sproposito di "atti enormi e inauditi". Un capo dello stato che prima lancia il sasso legittimando gli interventi scomposti di Alfano e del CSM e poi ritrae la mano gustandosi dall'alto del Colle lo scempio di un stupro dello stato di diritto quale è stata la soppressione dei magistrati di Salerno. Un capo dello stato in queste condizioni è, nella migliore delle ipotesi, un pavido re travicello. Nella peggiore, un connivente.

Ma sono contento. Perchè piazza Farnese, come piazza Navona, è stata un'altra bella ventata di democrazia, un'altra vigorosa frustata sulla pelle intorpidita, di quelle che ti lasciano il segno, ti risvegliano e ti fanno capire di essere ancora vivo. E come a luglio, nella rete ci sono cascati tanti pesciotti. Escono allo scoperto, come tanti soldatini vigliacchi e si rivelano per quello che sono. Il successo della manifestazione di piazza Farnese sta soprattutto in questo: quello di aver di nuovo sparigliato le carte e aver fatto capire da che parte sta chi.

Veltroni su tutti. Alla guida di un partito morto, comandante silenzioso e depresso di un vascello alla deriva. E' l'emblema del "vorrei, ma non posso". L'equivoco vertiginoso in cui il Partito Democratico sta crollando in caduta libera. Da una parte la tentazione di fare opposizione, dall'altra la necessità di mantenere lo "status quo", di fare gruppo con la casta, di chiudersi a riccio a difesa del proprio fortino, a salvaguardia dei privilegi medievali. Quando si accorgerà che a difendere il fortino sarà rimasto solo lui e qualche accolito, forse si renderà conto del disfacimento a cui sta portando la sinistra italiana. Ma sarà ormai troppo tardi. Troppo, troppo tardi. La chiamano "moderazione". Lo chiamano "riformismo". "Una grande sinistra moderata e riformista". Non c'è nulla di moderato e di riformista nel non prendere mai una posizione chiara su nulla. Si chiama ignavia. Si legge: necrosi del partito democratico.

Sì, perchè la manifestazione di piazza Farnese, con tutto il suo polverone di polemiche inscenate ad arte, avrà l'unico effetto, come successe con piazza Navona, di erodere un'altra bella fetta di elettorato al PD. Veltroni probabilmente non se ne accorge, occupato a disquisire di questione morale in qualche loft. Ma la base ormai non lo segue più. L'elettorato dal PD non è rincoglionito. Non è assuefatto alle balle berlusconiane come quello del PDL. Le menzogne non le beve così dolcemente. Una buone parte almeno. L'Abruzzo, evidentemente, non ha insegnato niente. Dopo la disfatta del PD (crollato a poco più del 20%) e il risultato straordinario dell'Idv (al 15%), invece di capire le ragioni di un così grande smottamento di voti, riversati dall'una all'altra compagine politica, hanno continuato, miopi, nella demonizzazione di Di Pietro.

E non riescono a capire che più lo demonizzano, più la gente capisce veramente da che parte sta Veltroni. Più lo insultano, più la gente si convince dell'esistenza di quel mostro mitologico chiamato Veltrusconi, con la testa da topo e il corpo da nano. Non ci credete? Andatevi a leggere le centinaia di commenti apparsi su Repubblica e sull'Unità, i quotidiani di riferimento dell'elettorato del PD. Nonostante gli articoli palesemente denigratori e faziosi, la totalità dei commentatori non si lasciava abbindolare, condivideva le parole di Di Pietro e smascherava l'ipocrisia del giornalista di turno. Non c'era un messaggio di critica nei confronti delle parole del leader dell'Idv. Non uno. Qualcosa vorrà pur dire.

Vuol dire che sempre più gente non crede più alle vostre balle. Vuol dire che sempre più gente sta cominciando a capire. La forza della verità è talmente prorompente che non è possibile nasconderla sotto un tappeto per sempre. Mi dispiace, ma stiamo vincendo noi. E facciamo paura. I vostri strilli suonano tanto come gli strepiti di chi trema di terrore. Siete terrorizzati dal risveglio delle coscienze. E fate bene. Perchè, prima o poi, le vostre menzogne crolleranno sotto il peso della loro inconsistenza.

9 commenti:

Moon81 ha detto...

non posso che condivire tutto quello che hai scritto!anch'io nel mio piccolo ho fatti un post,riportanto un pensiero molto simile al tuo,ma scritto alla "dipietrese" diciamo!
Ero a roma a luglio,non ho potuto ieri ma mi sarebbe davvero piaciuto!
Speriamo che la gente se ne accorga ancor di più! E sui commenti di repubblica ,ci ho fatto caso anch'io! tutti contro l'articolo e a favore della manifestazione!
A presto!
Ho linkato il tuo post,veramnete bello!

Anonimo ha detto...

Ho votato pd, ma già il giorno dopo le elezioni ho cambiato idea e so per certo che voterò IDV.
La base del pd non è rincoglionita come quella del pdl. Sembra quasi che veltroni abbia come obiettivo quello di distruggere la sinistra. Ci riuscirà?

Alfiere ha detto...

Ah Federico, come ammiro il tuo ottimismo :)

Federico ha detto...

E' tutto ciò che mi rimane... :)

Dallacastallacosca ha detto...

Ti leggo sempre con incredibile interesse e condivisione di ciò che scrivi. Ho visto anche che uno stralcio dell'articolo l'hai riportato sul sito di Salvatore Borsellino!

Resistere, Resistere, Resistere!


Dario

Federico ha detto...

Grazie Dario, resistiamo insieme.

fabris ha detto...

...complimenti per il post,
una gran bella iniezione di fiducia

sR ha detto...

sono stanco delle supposte di verità di questi esserini meschini.

Verrà un giorno...

Anonimo ha detto...

Non so voi, stanchi e disgustati di aver votato il duo: io ho orgogliosamente votato Stefano Montanari. Un candidato premier come gli altri cui hanno tappato la bocca. La domanda retorica è: perchè?

gemma