mercoledì 15 aprile 2009

Gli squilibrati


Quando vedete il nostro presidente del Consiglio andare in conferenza stampa e dichiarare con faccia puntuta, sincera e impotente: "Faremo il possibile, ma purtroppo non abbiamo la bacchetta magica", quando sentite il ministro dell'Interno Maroni (a Ballarò) sostenere che il referendum sulla legge elettorale non si deve accorpare alle elezioni europee perchè comunque "il risparmio non sarebbe poi così grande" e il denaro per rimettere in sesto l'Abruzzo è in confronto una somma enormemente più alta, quando ascoltate il sottosegretario Crosetto (ad Annozero) sostenere le folli spese per il Ponte sullo Stretto perchè "le grandi opere non sono alternative agli interventi di edilizia primaria, ma anzi si devono portare avanti contemporaneamente", quando adocchiate il ministro dell'Economia Giulio Tremonti che difende la patacca delle social card per metà completamente vuote, quando poi soprattutto incontrate per strada il ministro della Difesa Ignazio La Russa che dice di non riuscire a trovare i soldi per mettere la benzina nelle auto della polizia, provate a porre loro questa domanda.

Perchè il Governo, con l'avallo delle Commissioni Difesa di Camera e Senato, ha approvato pochi giorni fa uno stanziamento di oltre 13 miliardi euro, dicansi tredici mila milioni di euro, per l'acquisto di 131 caccia-bombardieri da attacco F-35 Lightning II nell'arco dei prossimi diciotto anni?

Vi insulteranno, borbotteranno qualcosa, faranno finta di aver ricevuto una telefonata e se la daranno a gambe. Una notizia che ho dovuto scovare in rete, quasi per caso. Leggete qui se volete farvi il sangue marcio. Nessun organo di stampa l'ha riportata, impegnati com'erano a dare addosso allo sciacallo Santoro, al suo leccapiedi Vauro e al suo giullare Travaglio.

A proposito. Registro il ravvedimento di Aldo Grasso, gentilmente prestato per un giorno ai tromboni della stampa allineata, il quale oggi, dopo aver ricevuto, come lui stesso ammette, valanghe di critiche e insulti per il suo editoriale, fa marcia indietro, si rimangia tutto e, in modo a dir la verità piuttosto patetico, tenta di minimizzare e giustificare le sparate gratuite del giorno prima imbastendo un lungo discorso che fa esattamente a pugni con i giudizi tranchant espressi nel proprio articolo. Una correzione in corsa che suona ancora peggiore del danno perchè dimostra inequivocabilmente la malizia e la mala fede di certe accuse e di certi attacchi.

Grasso rivendica il proprio diritto alla critica: se Santoro può criticare tutto e tutti non si vede perchè lui non possa criticare a sua volta Santoro. Ragionamento che non fa una piega. Se solo non fosse che il noto critico televisivo aveva concluso il suo pezzo denunciando un "abuso di libertà" da parte del giornalista di RaiDue. Ora, parlare di "abuso di libertà" non è proprio una semplice critica, è una accusa pesantissima e gravissima che presuppone ed auspica un intervento immediato che metta fine a un tale abuso, come poi si è effettivamente verificato. Un odioso invito, nemmeno troppo implicito, alla censura. Grasso oggi ci spiega che secondo lui i veri sciacalli sono quei giornalisti che vanno a mettere il microfono sotto il naso alla gente che piange per strapparne una dichiarazione commovente. Grazie per la lezione, ci eravamo arrivati da soli. E poi: non dirlo a noi. Vallo a dire, per esempio, che ne so, a Vespa, tanto per fare un nome a caso.

Grasso conclude il suo intervento riparatore precisando di non aver voluto per nulla entrare nel merito della polemica politica: lui è un critico della televisione e certe cose non gli riguardano. Evidentemente, a distanza di pochi giorni, nemmeno si ricorda di quello che lui stesso ha scritto. Mi spiace per lui, ma non è passata inosservata la stoccata, abbastanza vigliacca perchè completamente gratuita e fuori luogo, nei confronti di uno degli ospiti in studio ad Annozero, l'ex magistrato Luigi De Magistris, ora candidato al Parlamento Europeo nelle file dell'Idv. Il suo commentino acido e ironico con tanto di punto esclamativo ("Che acquisto per la politica!") non aveva nulla a che fare con il discorso, ma semplicemente, in maniera questa sì molto qualunquista, derideva una delle poche persone pulite e genuine sedute in quello studio che ha fino ad oggi prestato un eccellente servizio allo stato nella lotta alla criminalità organizzata e allo sradicamento del grumo mafioso di interessi politico-imprenditoriali nel sud Italia. Di fronte ad una persona che ha pagato sulla sua pelle il coraggio di aver toccato quei fili dell'alta tensione che proteggono politici, mafiosi e neopiduisti e che ora vuole mettere la propria esperienza al servizio di chi deve vigilare sui finanziamenti europei che piovono in Italia senza alcun controllo bisognerebbe avere solo un po' di rispetto. E non gratuite parole di compatimento.

Quanto al resto, il finale era abbastanza scontato. I rimproveri ufficiali del neo direttore generale della Rai, Mauro Masi, che intima a Santoro di fare una puntata riparatrice in cui "siano attivati i necessari e doverosi riequilibri informativi" suonano sinistri e puzzano di marcio. Cosa ci sia da riequilibrare non si capisce. Si capisce invece, si capisce eccome, perchè il mese scorso sia stato scelto proprio lui a capo del servizio televisivo pubblico. Masi ha dimostrato con il suo comunicato di essere nient'altro che un burattino nelle mani dei maggiori partiti, si badi bene, non del governo, ma dei partiti in generale (Pd e Pdl) ai quali Santoro sta letteralmente sulle palle da tempo. Non è tanto questione di governo berlusconiano, è questione di un'informazione sempre più "appecoronata" alla politica, prona ad ogni richiamo, pronta a mettersi sull'attenti o in ginocchio a seconda dei capricci dei politici di turno.

E' una situazione francamente inaccettabile, soffocante, che puzza di regime. Il coro dei politici indignati che chiede sanzioni immediate, il coro della stampa asservita che amplifica e rincara l'indignazione dei politici creando un polverone ingiustificato e infine la mano operativa di chi deve mettere in pratica decisioni prese altrove che cala ineluttabile a colpire l'obiettivo designato fanno parte di un unico perfetto ingranaggio che ha a cuore un'unica cosa: l'eliminazione delle voci dissonanti. Tra l'altro a fronte di una puntata, come l'ultima di Annozero, decisamente tranquilla, filata via in studio con un dibattito acceso, ma nemmeno troppo, di gran lunga più pacata di molte altre, dove le voci antagoniste di Giordano e Crosetto hanno avuto tutto lo spazio che richiedevano. La verità è che la classe politica si è stancata di Santoro e deve trovare un motivo per farlo saltare, insieme a Travaglio e alla "banda dei quattro", colpevoli di dar troppo spazio in televisione alle tesi dipietriste. Questa è la verità.

Cos'altro è se non un avvertimento in stile mafioso la sospensione decisa a tavolino del vignettista Vauro? Come ai pentiti che parlano troppo si fanno fuori uno dopo l'altro tutti i famigliari in modo tale che gli passi la voglia di cantare, così hanno deciso di iniziare a creare il vuoto intorno a Santoro. Il pretesto della vignetta dissacrante per mutilare una trasmissione di successo, non a caso una delle più seguite della Rai, che però dà maledettamente fastidio ai potenti è di una vigliaccheria inaudita.

La vignetta incriminata di Vauro avrebbe il difetto di essere "gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico". Una dichiarazione, questa sì, da squilibrati. La cosa grottesca infatti è che Vauro è stato sospeso come capro espiatorio proprio dopo l'unica puntata in cui le sue vignette sono state pensate non per far ridere (non se ne sentiva infatti la necessità), ma per far riflettere. Il riferimento alla cubatura delle bare non era per nulla ironia spicciola, non era satira, era una denuncia fortissima allo scriteriato piano casa proposto da Berlusconi qualche giorno prima del terremoto. Cosa che, ovviamente, hanno fatto finta di non cogliere.

Ma non importa. Tutto fa brodo. Per quanto puerile e insensata sia la motivazione, il risultato è stato raggiunto. E' questo ciò che conta. Masi ha fatto bella figura nei confronti di Fini e Berlusconi, di Cicchitto e di Gasparri, di Garra e Bonaiuti. Ha le spalle coperte e rimarrà al suo posto ancora per un po'.

Dopo Biagi, Santoro, Luttazzi, rimane sul campo di battaglia il corpo di un gregario, un umile vignettista, evidentemente troppo impertinente per una classe politica allergica alla critica sottile, insofferente a tutto ciò che non sia moderato, entro le righe, equilibrato.

Più precisamente, autonomamente asservito.

2 commenti:

panormo ha detto...

Se dicesse ora in itaGlia:
"Babbo! ma il re và in giro nudo e gli itaGliani disperati si son messi nelle mani d'un folle", verrebbe licenziato il babbo e sospeso il bimbo.

sR ha detto...

quanta ammirazione nei tuoi confronti mio caro editorialista.
ah, se fossi tu ai vertici della Rai o del Corriere o di quello che ti pare...
:D