sabato 6 settembre 2008

Marcello, Silvio e la mafia (parte 10)

Tutti i fatti e le testimonianze riportati di seguito sono tratti dalla sentenza di primo grado dell'11 dicembre del 2004 da parte della II sezione penale del Tribunale di Palermo, che ha condannato l'imputato Marcello Dell'Utri a nove anni di reclusione.

CAPITOLO 10
I soldi! I soldi! Ho visto i soldi!

Una volta che le società di Filippo Alberto Rapisarda, per cui Dell'Utri aveva lavorato, falliscono definitivamente, Rapisarda decide che è il momento opportuno di levare le tende e di evitare di farsi trovare.

Il 16 febbraio del '79 alle ore 21:00 lascia l'Italia e inizia così il suo periodo di latitanza. Prima fugge in Venezuela, poi torna a in Europa, precisamente a Parigi. Il primo anno è ospite di un'amica bulgara a Pigalle. Poi si trasferisce in affitto in un'abitazione di proprietà di Marcello Dell'Utri al Centre Trois di Avenue Foch, a cento metri dall'Arco di Trionfo, "un palazzo stupendo, modernissimo, con le piscine interne, le saune, le sale da ginnastica, molto chic". Siamo nel 1981/82: ci sta solo per tre mesi. Rapisarda non si fida di Dell'Utri, decide di cambiare di nuovo residenza e va ad abitare al 20 di Avenue Henri Martin, in un appartamento di proprietà del famoso attore egiziano Omar Sharif. Poi si sposta di nuovo, in una serie di altri hotel, sfruttando anche la sua amicizia iraniana con la figlia del generale dello Scià di Persia.

Un appartamento in particolare non sfugge agli inquirenti. Quello sito in Avenue George V, al quinto piano, di proprietà sempre di Marcello Dell'Utri. Al settimo e ottavo piano abitavano Sofia Loren e Carlo Ponti. Rapisarda ci dorme ogni tanto durante la sua latitanza parigina. Di fronte si trova l'Hotel George V. Nei primi mesi del 1980 Marcello Dell'Utri dà appuntamento a Rapisarda proprio nel bar dell'Hotel. Il motivo non è chiaro. I due si incontrano e si salutano con freddezza: i rapporti tra di loro sono deteriorati da tempo. Rapisarda capisce immediatamente che quello non sarà un incontro a due. Quasi contemporaneamente infatti arrivano pure Stefano Bontate e Mimmo Teresi. Guardano Dell'Utri ed esclamano: "Siamo in orario".

I quattro dunque salgono su all'appartamento. La questione è delicata. Dell'Utri chiede di avere dei soldi per l'acquisto dei film di Canale Cinque. La Fininvest versa in brutte acque, non ha soldi, fa perfino fatica a pagare gli stipendi. Bontate e Teresi si consultano e poi confermano: "Va bene, ora vediamo".

In realtà, questa non è la prima volta che i boss siciliani accettano di finanziare la Fininvest. Racconta Rapisarda: "I soldi, i soldi... ho visto i soldi. Nel 1979 mi recai dal notaio Sessa in via Lanza 3, vicino a Piazza Castello. Uscendo incontrai Stefano e Mimmo Teresi, i quali mi dissero: «Pigliamoci un caffè....». Parlando parlando mi dissero che avevano appuntamento con Dell’Utri e che dovevano fare delle operazioni, mi dissero che li aveva chiamati per le televisioni. Dopo un po' di giorni, ricordo che una sera andai nell’ufficio di Dell’Utri e trovai Stefano Bontade e Mimmo Teresi che stavano facendo delle sacche, avevano dei soldi sul tavolo. E Marcello Dell’Utri era al telefono con Silvio Berlusconi".

L'ufficio è quello della società Bresciano che fa capo a Dell'Utri, in via Chiaravalle, secondo piano, lato destro uscendo dall'ascensore. Dell'Utri si lamenta, deve far presto, Berlusconi ha bisogno immediato di quei soldi, e lui li deve portare di corsa, con le sue mani, a Milano.

Sono 10 miliardi di lire tondi tondi.
A cosa servivano?
"A creare le televisioni che non c'erano".

Nell'appartamento di Parigi, un anno dopo, Marcello Dell'Utri è ancora lì, a chiedere soldi alla mafia. Le televisioni, una volta create, bisogna anche alimentarle. Bisogna accaparrarsi i film americani per battere la concorrenza. Questa volta però non useranno i sacchi: troppo pericoloso. Il denaro approderà nelle casse della Fininvest dopo complicati giri bancari tra America, Svizzera e Italia. Quali banche non si sa. Nell'incontro non si discute di questi dettagli. La somma però è ben precisa. Si tratta del doppio rispetto alla precedente richiesta: 20 miliardi di lire.

Poco tempo dopo, in una telefonata tra Rapisarda e Dell'Utri, quest'ultimo conferma che l'operazione è andata a buon fine. O forse no. Rapisarda non ricorda bene. Forse è stato il fratello Alberto a riferirgli del buon esito.

In ogni caso, una cosa è certa, "da quel momento in poi le azioni della Fininvest erano andate alle stelle".

A tal proposito il Collegio osserva che:

"Le conclusioni alle quali è pervenuto il consulente del P.M., il quale ha evidenziato, tra l’altro, la scarsa trasparenza o l’anomalia di molte delle operazioni effettuate dal gruppo Fininvest negli anni 1975-1984, non hanno trovato smentita in quelle alle quali è pervenuto il consulente della difesa di Marcello Dell’Utri; non è stato possibile, da parte di entrambi i consulenti, risalire, in termini di assoluta certezza e chiarezza, all’origine, qualunque essa fosse, lecita od illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holdings del gruppo Fininvest. Si è già rilevato come la consulenza redatta dal prof. Iovenitti non abbia fatto chiarezza sulla vicenda in esame, pur avendo il consulente della difesa la disponibilità di tutta la documentazione esistente presso gli archivi della Fininvest.

In accoglimento di una richiesta del P.M., il Collegio ha disposto, dopo l’escussione del dott. Giuffrida, l’estensione del capitolato di prova, relativo all’audizione dell’on.le Silvio Berlusconi, a fatti ed argomenti, utili ai fini della decisione, desumibili dall’audizione di quel consulente e dal contenuto della sua relazione.

Nel corso dell’udienza del 26 novembre 2002, tenutasi nella sede istituzionale di Palazzo Chigi in Roma, l’on.le Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri in carica, sentito nella qualità di indagato in procedimento collegato per il reato di riciclaggio (lo stesso in ordine al quale era stato indagato Marcello Dell’Utri), si è avvalso della facoltà di non rendere interrogatorio. L’on.le Berlusconi ha esercitato legittimamente un diritto riconosciuto dal codice di rito ma, ad avviso del Tribunale, si è lasciato sfuggire l’imperdibile occasione di fare personalmente, pubblicamente e definitivamente chiarezza sulla delicata tematica in esame, incidente sulla correttezza e trasparenza del suo precedente operato di imprenditore che solo lui, meglio di qualunque consulente o testimone e con ben altra autorevolezza e capacità di convincimento, avrebbe potuto illustrare.
Invece, ha scelto il silenzio".

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Post molto interessante.
Non è forse noto a tutti che proprio in concomitanza con il processo dell'Utri i pubblici ministeri acquisirono la testimonianza di Tullio Cannella, pentito, che dichiarò:
"Giacomo Vitale [cognato del bos mafioso Stefano Bontade] mi disse: i soldi di mio cognato Stefano Bontade, svariate centinaia di miliardi, se li sono fottuti Dell'Utri e Silvio Berlusconi". Dichiarazioni simili le ha rilasciate anche Alberto Rapisarda, ma anche altri pentiti mafiosi come Pietro Cozzolino, Gaspare Mutolo, Vincenzo Scarantino, Tullio Cannella, Gioachni Pennino e il suo avvocato Gaetano Zarcone (Cfr. Michele Gambino, il Cavaliere B., p. 55). Sul fatto che il tesoro miliardario del Boss di Villa Grazia sia stato all'origine della creazione dell "Holdings Italiane", la cassaforte della Fininvest, credo ci siano ormai pochi dubbi.
La domanda che mi pongo invece è un'altra. Poichè Bontade fu assassinato nel 1981, e lo stesso Buscetta disse che dietro l'omicidio di Bontade non vi era solo la mano feroce di Riina, è lecito chiedersi: c'è stata una strategia, un patto tra i corleonesi e Berlusconi per eliminare Bontade? Che il patto ci sia stato - e ci sia tuttora - lo dimostra la cronaca giudiziaria-politica siciliana, ma potrebbe essere che fu appunto la decisione di eliminare Bontade per impossessarsi delle enormi risorse finanziarie da lui affidate alla Fininvest a suggellare l'intesa tra Berlusconi e la mafia.
Forse questa domanda se l'è posta anche il nostro caro Marco Travaglio?
Mario C.

ALBERTO ALIPPI FINANZA E FUTURO BANCA ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
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