lunedì 29 settembre 2008

Marcello, Silvio e la mafia (parte 16)

Tutti i fatti e le testimonianze riportati di seguito sono tratti dalla sentenza di primo grado dell'11 dicembre del 2004 da parte della II sezione penale del Tribunale di Palermo, che ha condannato l'imputato Marcello Dell'Utri a nove anni di reclusione.

CAPITOLO 16
I regali di Berlusconi a Cosa Nostra

Giovan Battista Ferrante è un mafioso doc. Dal 1980 faceva parte della famiglia mafiosa di San Lorenzo, mandamento storico di Palermo, capeggiato negli anni ottanta dal boss Rosario Riccobono, poi passato sotto la reggenza di Pippo Gambino e infine affidato a Salvatore Biodino, l'autista personale di Totò Riina, fino al 1993. Ferrante è un collaboratore di giustizia serio ed affidabile, profondo conoscitore delle dinamiche più interne di Cosa Nostra.

Ferrante dichiara di non conoscere Marcello Dell'Utri Gaetano Cinà, ma riferisce che Salvatore Biondino riceveva periodicamente (cadenza semestrale o annuale) somme di denaro provenienti da Canale5 per tramite di Raffaele Ganci. Lo sa perchè in alcune occasioni era presente lui stesso a queste consegne. Ricorda distintamente la volta in cui vennero fatti pervenire nelle tasche dell'autista di Riina 5 milioni di lire. Denaro estorto? Manco per sogno: regalo spontaneo per gentile concessione della Fininvest.

Ferrante è certo che tutte queste somme di denaro (richieste e non) arrivavano almeno dal 1988 e erano proseguite fino al 1992. Queste dichiarazioni collimano perfettamente con quelle dell'altro pentito Galliano che aveva spiegato come Raffaele Ganci, una volta scarcerato nel 1988, aveva ripreso in mano, su ordine di Riina, la situazione relativa ai soldi provenienti da Canale5 per mezzo di dell'Utri e Cinà.

Ferrante però non si limita a parlare in astratto. Indica persone e luoghi. Grazie a una sua segnalazione vengono ritrovate due rubriche manoscritte, custodite assieme a parecchie armi appartenenti alla famiglia di San Lorenzo. Queste due rubriche erano aggiornate da Salvatore Biondo, detto "il lungo", in modo per la verità sporadico e poco attento, e contengono l'una dei nomi, l'altra dei numeri. E' possibile capire il senso delle due rubriche solo incrociandone i dati. Non è nient'altro che il libro mastro dove vengono annotate le entrate della famiglia di San Lorenzo.

Ad un certo punto della prima rubrica si legge: "Can 5 numero 8".
A cui fa riferimento, al numero 8, sulla seconda rubrica: "regalo 990, 5000".

E' la prova inconfutabile di quanto afferma Ferrante: nel 1990 Canale 5 ha versato nelle tasche di Cosa Nostra 5.000.000 di lire a titolo di "regalo".

Nel 1990-91 l'emittente locale CRT di proprietà di Pietro Cocco viene acquistata da OmegaTV, società riconducibile al gruppo Fininvest. L'operazione si aggira attorno ai 2 miliardi di lire. Pietro Cocco è un imprenditore della zona che paga regolarmente il pizzo allo stesso Ferrante. Ovviamente, per poter portare a termine la vendita della propria emittente, ha dovuto passare attraverso la mediazione e il consenso della famiglia di San Lorenzo che gestisce la zona. Cocco, per sdebitarsi, ricompenserà la famiglia mafiosa con una grossa cifra, attorno ai 60-70 milioni di lire. Ma non solo. Si attiverà affinché la Fininvest faccia pervenire un regalo ogni anno alla stessa famiglia.

A corroborare la versione dei vari pentiti c'è anche la dichiarazione del boss Galatolo, il quale si lamenta del fatto che fosse l'unico a non percepire somme di denaro da parte di Canale 5: questa emittente pagava regolarmente "U cuirtu", cioè Riina e i Madonia, ma non lui, che pur aveva sotto il suo controllo la zona palermitana di Acquasanta, in cui rientrava anche il monte Pellegrino dove erano installati i ripetitori di Canale 5.

Ma c'è un altro pentito eccellente che su questa vicenda ha qualcosa da dire. Si tratta di Salvatore Cancemi. Egli conferma che fino a pochi mesi prima della strage di Capaci (23 maggio 1992) Berlusconi versava somme di denaro a Cosa Nostra per le "faccenda delle antenne", una sorta di contributo all'organizzazione mafiosa di Totò Riina. Cancemi afferma di essere stato presente varie volte alla consegna di queste somme di denaro presso la macelleria di Raffaele Ganci: le mazzette erano da 50 milioni di lire, legate con un elastico. La somma annuale, secondo Cancemi, era di 200 milioni di lire.

Si vede dunque come il Tribunale abbia raccolto elementi di prova "granitici e incontrovertibili" riguardo alla consegna sistematica di denaro da parte del duo Berlusconi-Dell'Utri nelle casse di Cosa Nostra. Il tribunale afferma che: "Non vi è dubbio che tale condotta, protrattasi per diversi anni, abbia procurato un vantaggio all’intera organizzazione criminale e non a singoli suoi componenti, atteso che le notevoli somme di denaro provenienti da Milano finivano nelle casse delle più importanti “famiglie” palermitane, dalle quali venivano utilizzate per i bisogni di tutti i sodali e, quindi, per il mantenimento, consolidamento e rafforzamento delle “famiglie” stesse".

Ancora più agghiacciante se si pensa che tale organizzazione criminale, facente capo proprio a Riina, che, intascando i soldi di Berlusconi teneva in vita e faceva proliferare Cosa Nostra, è la responsabile diretta delle stragi di Capaci prima e via D'Amelio poi, dove persero la vita i giudici Falcone e Borsellino, la moglie di Falcone e i ragazzi della scorta.

Le conclusioni del Tribunale nei riguardi del duo Dell'Utri-Berlusconi sono di una pesantezza devastante: " E’ significativo che Dell'Utri, anzichè astenersi dal trattare con la mafia (come la sua autonomia decisionale dal proprietario ed il suo livello culturale avrebbero potuto consentirgli, sempre nell’indimostrata ipotesi che fosse stato lo stesso Berlusconi a chiederglielo), ha scelto, nella piena consapevolezza di tutte le possibili conseguenze, di mediare tra gli interessi di Cosa Nostra e gli interessi imprenditoriali di Berlusconi (un industriale, come si è visto, disposto a pagare pur di stare tranquillo). Dunque, Marcello Dell’Utri ha non solo oggettivamente consentito a “cosa nostra” di percepire un vantaggio, ma questo risultato si è potuto raggiungere grazie e solo grazie a lui"

"Marcello DellUtri ha consapevolmente assunto lo stesso ruolo del coimputato Cinà; è stato, come quest’ultimo, un anello, il più importante, di una catena che ha consolidato e rafforzato Cosa Nostra, consentendole di “agganciare” una delle più importanti realtà imprenditoriali italiane e di percepire dal rapporto estorsivo, posto in essere grazie alla intermediazione del Dell’Utri e del Cinà, un lauto guadagno economico. L’ulteriore e decisivo tramite, al fianco dell’amico palermitano portatore diretto di interessi mafiosi. Così operando, Marcello Dell’Utri (come Cinà), ha favorito Cosa Nostra. Una condotta ripetitiva, quella di tramite tra gli interessi della mafia e quelli di Berlusconi, posta in essere da Dell’Utri anche in tempi successivi".

1 commento:

megadidi75 ha detto...

e' accertato previa confessione del boss cancemi che berlusconi e dell'utri sono i mandanti dell'omicidio di via d'amelio dove persero la vita il giudice borsellino e la sua scorta.. perchè stava venendo a capo della collusione tra berlusconi dell'utri e la mafia.... cari amici della rete ci dobbiamo svegliare chi ci governa dovrebbe marcire in galera e invece è diventato padrone di tutto e di tutti pagando il silenzio ad alcune persone e negando il diritto all'informazione con le sue televisioni e con le nomine rai. il suo unico obbiettivo è non farsi beccare!!! tanta gente l'ha pure votato perchè non è informata ma ora qualcosa sta cambiando, la gente è stanca.. svegliamoci!!!!!!!!