mercoledì 3 settembre 2008

Marcello, Silvio e la mafia (parte 8)

Tutti i fatti e le testimonianze riportati di seguito sono tratti dalla sentenza di primo grado dell'11 dicembre del 2004 da parte della II sezione penale del Tribunale di Palermo, che ha condannato l'imputato Marcello Dell'Utri a nove anni di reclusione.

CAPITOLO 8
Alla corte di Rapisarda

Nell'ottobre del 1977 Marcello Dell'Utri termina il rapporto di collaborazione con Silvio Berlusconi, alle prese con una grave crisi economica e conseguenti problemi finanziari. Berlusconi ha a mala pena i soldi per poterlo pagare, Dell'Utri se ne va. Trova immediatamente occupazione nelle società di un certo Filippo Alberto Rapisarda, imprenditore in ascesa, assurto al vertice del terzo gruppo immobiliare italiano, i cui rapporti con vari esponenti della criminalità organizzata non saranno mai chiariti a sufficienza.

Stando alle parole dello stesso Rapisarda, Dell'Utri gli venne presentato da Gaetano Cinà. La proposta è di quelle che non si possono rifiutare. Alla vista di tale compagnia, Rapisarda non può negare il suo interessamento e accetta di assumere Dell'Utri "perché era difficilissimo poter dire di no a Cinà Gaetano dal momento che il Cinà non rappresentava solo se stesso, bensì il gruppo in odore di mafia facente capo a Bontate e Teresi Marchese Filippo".

Nonostante la raccomandazione da parte di Cinà sia stata negata con forza da Dell'Utri che dichiara di aver sempre ritenuto Rapisarda "una persona megalomane e poco affidabile", una conferma dell'episodio viene anche dal teste Giuseppe Montaperto, amico trentennale di Cinà, incontrato proprio in casa di Mimmo Teresi. Montaperto racconta dei colloqui avuti con Cinà, il quale si vantava della sua amicizia con Dell'Utri, del fatto di averlo raccomandato in quell'occasione e di aver evitato che intraprendesse la carriera ecclesiastica. "Se si fosse fatto prete, sarebbe diventato sicuramente Papa!" scheza il Montaperto. Sulla questione, però, Marcello Dell'Utri precisa di aver solamente pensato di concedersi un anno sabbatico per studiare teologia e filosofia teoretica, ma di non aver mai accarezzato l'idea di prendere i voti. In ogni caso, Rapisarda, in seguito alle pressioni e alle minacce di Cinà, assumerà pure il fratello di Marcello, Alberto Dell'Utri.

Marcello Dell'Utri lascia dunque la Edilnord in via Foro Bonaparte e inizia a lavorare presso la società BRESCIANO di proprietà di Rapisarda in via Chiaravalle. Tutto ciò nonostante le perplessità dello stesso Berlusconi che aveva sconsigliato a Dell'Utri di cimentarsi in attività manageriali. In realtà la Bresciano era una società destinata al fallimento. Dell'Utri se ne accorge dopo due mesi di lavoro. Rapisarda l'aveva rilevata credendo che si trattasse di un ottimo affare. In realtà esistevano dei debiti sopravvenienti che la banca non aveva dichiarato al momento della cessione dell'azienda.

Nel breve periodo in cui Dell'Utri è a capo dell'azienda, la Bresciano vince l'appalto presso il governo Siriano per costruire l'autostrada Damasco-Aleppo. Dell'Utri passa alcuni mesi in Siria, presso il cantiere nel deserto. Purtroppo però, per dei ritardi nei lavori, sorgono immediatamente dei problemi con il Tribunale di Damasco, perchè "lì sono severissimi!". Intanto in Italia le cose non vanno meglio. Il varo del ponte sul fiume Trigno ad Isernia è un disastro: quando viene posto il carro di prova, il ponte crolla. Privata dei finanziamenti, la Bresciano è costretta a lasciare in sospeso i cantieri aperti in tutta Italia e fallisce definitivamente.

Molti pentiti hanno riferito dei contatti avuti da Rapisarda con i principali esponenti della malavita siciliana, tra cui il boss Stefano Bontate, Mimmo Teresi e lo stesso Alamia, citato da Paolo Borsellino nella sua ultima intervista come personaggio in affari con Vito Ciancimino. Sul fatto che Rapisarda sia in odore di mafia Dell'Utri invece ha una teoria tutta sua: "Il discorso di Rapisarda mafioso fa ridere, perché se c’è uno che non può essere mafioso è Rapisarda, in quanto proprio è uno che parla in maniera sconsiderata di tutto e di tutti e credo che sia anche una persona che non ha nessun senso dell’amicizia, nessun rispetto dell’amicizia, cioè secondo me è completamente fuori da ogni logica, diciamo così, di carattere, semplicemente, da questo punto di vista, mafioso".

Laconico il commento del Tribunale di Palermo: "Parole che si commentano da sole".

4 commenti:

Rosita ha detto...

Complimenti sinceri per questo tuo grande capolavoro! :D

sR ha detto...

ormai federico non mi stupisce più.
è "semplicemnte" fantastico!

Anonimo ha detto...

Lavoro fantastico che dovrebbero leggere tutti gli italiani.
Suggerisco di fare anche una visitina (impossibile da fare di breve durata tanto c'è da leggere) al blog di paolo franceschetti sulla massoneria....
gemma

Rosita ha detto...

WOW! :O