giovedì 9 ottobre 2008

Battute da Bagaglino


Ieri notte il premier Silvio Berlusconi ha fatto tardi.

No, non è stato in discoteca fino al sorgere del sole facendo da chioccia a ragazzine in abiti succinti (le sue bambine), come gli è già capitato nei giorni scorsi. Ieri notte, dopo un tiratissimo Consiglio dei Ministri in cui si dovevano decidere le sorti del paese di fronte ad una crisi economica che non ha eguali nella storia del capitalismo, ha deciso di dare l'annuncio dei decreti appena approvati parlando da un palco d'eccezione. Quello del Bagaglino. Sì, avete capito bene. Quello famoso per gli sculettamenti delle soubrette, le torte in faccia, e le battute che non fanno più ridere nessuno da decenni.

Silvio Berlusconi, durante l'intervallo, si è alzato in piedi nel mezzo della platea e, una volta calato un rispettoso silenzio, ha lanciato il segnale tanto atteso: "Sono felice di annunciarvi che nessun Italiano perderà un euro!". La tensione si scioglie in un boato di applausi e standing ovation. Le signore imbellettate e impellicciate sgranano gli occhioni e si spellano le mani: sono sinceramente commosse da cotante parole. Le ballerine mezze nude fanno a gara ad attirare l'attenzione del premier, il quale non le delude regalando loro la solita barzelletta un po' volgarotta e un po' stantia. Di quelle che non fanno ridere più nessuno. Se non, forse, Gasparri.

Si conclude così l'emergenza finanziaria italiana.
Così come si era chiusa quella di Alitalia.
Così come si era chiusa quella sui rifiuti della Campania.
Con un annuncio dal sapore demenziale ("nessun Italiano perderà un solo euro"), osannato dal suo fedele pubblico, giusto quello che è in grado sorbirsi tre ore di Bagaglino senza sentire un filino di nausea alla bocca dello stomaco.

Oggi, nemmeno il tempo di gustarsi un meritato riposo, ecco che arriva contro il governo la bordata più grossa che si sia mai registrata dall'inizio della legislatura. E arriva proprio da uno dei suoi componenti cardine. Il ministro dell'economia Giulio Tremonti, il robin-hood de' noartri, minaccia le dimissioni. Nodo del contendere? Un piccolo emendamento inserito tra le pieghe dell'articolo 7bis che modifica la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e sul diritto fallimentare. Si legge testualmente: "Le dichiarazioni dello stato di insolvenza sono equiparate alla dichiarazione di fallimento solo nell'ipotesi in cui intervenga una conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell'ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell'ammissione alla procedura".

Tradotto? Finora i grandi manager per cui si dichiarava lo stato di insolvenza (vedi casi Cirio, Parmalat, Postalmarket) finivano sotto processo per bancarotta (non è un caso che pochi giorni fa l'accusa abbia chiesto 13 anni per Tanzi). Ora, se passasse l'articolo 7bis, non più. Bisognerebbe aspettare che la società fallisca definitivamente. Ovvero: se i commissari a cui vengono affidate le società in stato di insolvenza sono così bravi da rimetterle in sesto, tutti gli errori di quegli sciacalli incompetenti (vedi Tanzi, Geronzi, Cragnotti) vengono lavati con un sol colpo di spugna e i loro autori diventano per legge non processabili. Una follia giuridica, in termini di puro diritto fallimentare. Una porcheria, in termini di presa in giro dei risparmiatori.

Bene. La sempre attenta Milena Gabanelli scopre la gabola e la denuncia nel suo programma Report. Oggi Liliana Milella, sulle pagine di Repubblica, rilancia lo scandalo, che permetterebbe di ammazzare tra pochi giorni tutti i procedimenti a carico dei vari Tanzi, Geronzi, Cragnotti, Giacomelli, Eldo. Nel passato e nel futuro. Un "liberi tutti" che non ha eguali nella storia. Bene. Oggi Tremonti scopre la cosa (evidentemente ha letto Repubblica) e dà in escandescenze. E' una vergogna! Questo emendamento è contro la linea del governo! O lo si cancella immediatamente o mi dimetto!

Incredibile. Il trucchetto era passato inosservato perfino all'opposizione. Nessuno aveva detto nulla. Ma Tremonti, in quanto difensori dei poveri, non può ammettere che si salvino i bancarottieri. Lui, dice, è da sempre dalla parte dei risparmiatori. O se ne va il 7bis o se ne va il ministro.

Panico per un attimo tra i banchi del PDL. Ragazzi, questo fa sul serio. Affrettiamoci a togliere di mezzo l'ennesima porcata o qui cade il governo. Tremonti ci ha scoperto. Meglio non fidarsi di quelli della Lega. Ci hanno già fatto un bello scherzetto nel '94. Salta su allora il vicecapogruppo del PDL alla Camera, Italo Bocchino e tranquillizza tutti: "Quella norma deve essere eliminata. Non c'è disponibilità politica da parte nostra alla conversione in legge del decreto". Berlusconi addirittura scende dalle nuvole: "Io del decreto salva-manager non so niente".

Peccato che sia tutto uno scherzo. Una grande farsa all'italiana.

Sì, perchè quell'emendamento contro cui Tremonti è insorto, che Berlusconi non ha mai sentito nominare, che la PDL annuncia di voler assolutamente cancellare, era stato proposto da Cicolani e Paravia, ossia due esponenti del PDL, ed ha in calce la firma del primo ministro, ossia Berlusconi, e del ministro dell'economia, ossia Tremonti.

Era tutto uno scherzo, dunque. Un battuta di dubbio gusto. Come quelle del Bagaglino.
Che ormai non fanno più ridere nessuno.

2 commenti:

sR ha detto...

che battuta di merda!

Anonimo ha detto...

Roppo Song

http://piemonte.indymedia.org/article/6348?&condense_comments=false#comment5499

«questa di Roppo è la storia vera/che si trovò a palazzo quella sera/ e il Premier che lo vide così bello/sul letto di Putin lo mise a pecorello./E furono baci e poi sospiri/ti do altri 750 milioni d’euro se ti giri (o “se ti C.I.R.)”/durò tutta la notte questa cotta/adesso tu fai il tuo lodo e poi un’altra botta/.».