mercoledì 23 luglio 2008

Marcello, Silvio e la mafia (parte 6)

Tutti i fatti e le testimonianze riportati di seguito sono tratti dalla sentenza di primo grado dell'11 dicembre del 2004 da parte della II sezione penale del Tribunale di Palermo, che ha condannato l'imputato Marcello Dell'Utri a nove anni di reclusione.

CAPITOLO 6
Epoca di cavalli

Il 21 maggio del 1992, appena tre giorni prima della strage di Capaci, Paolo Borsellino rilascia un'intervista a due giornalisti francesi, Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscardo. Sarà la sua ultima intervista pubblica. Neanche due mesi dopo salterà in aria in via D'Amelio. La registrazione e la diffusione di questa intervista è risultata essere una vicenda piuttosto travagliata. Ne sono state create varie copie, tutte più o meno tagliuzzate qua e là e manipolate. Pure la versione integrale apparsa sull'Espresso o quella trasmessa da RaiNews24 sono state pesantemente martoriate. Lo ha stabilito persino una sentenza del Tribunale del gennaio 2008. La versione utilizzata nel processo a Dell'Utri e Cinà è invece quella originale e trascritta da un perito.

Paolo Borsellino parla della figura di Vittorio Mangano, uomo d'onore della famiglia di Pippo Calò.

"Vittorio Mangano l’ho conosciuto in epoca addirittura antecedente al maxi processo perché tra il ’74 e il ’75 Vittorio Mangano restò coinvolto in un’altra indagine che riguardava talune estorsioni fatte in danno di talune cliniche private palermitane che presentavano una caratteristica particolare, ai titolari di queste cliniche venivano inviati dei cartoni con all’interno una testa di cane mozzata. Fu questo il primo incontro processuale che io ebbi con Vittorio Mangano, che poi ho ritrovato nel maxi processo perché Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come uomo d’onore appartenente a Cosa Nostra. Uomo d’onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia alla quale originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio Mangano risiedeva abitualmente a Milano, città da dove costituiva un terminale di traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane. Era uno di quei personaggi che erano i ponti, le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel nord Italia".

Paolo Borsellino fa poi un riferimento esplicito.

"Vittorio Mangano risulta l’interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio delle famiglie mafiose palermitane
(Inzerillo n.d.r.), preannuncia o tratta l’arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente, secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche, come magliette o cavalli".

A questo punto il giornalista francese ricorda al giudice Borsellino che esisterebbe un'altra telefonata tra Mangano e Dell'Utri in cui si parla di cavalli, emersa durante il processo San Valentino. Borsellino dice di aver dichiarato l'incompetenza territoriale di tale processo e quindi di non esserne del tutto al corrente e di non conoscerne i dettagli. Allora il giornalista incalza chiedendo se comunque, quando Mangano al telefono parla di cavalli, intende partite di droga.

La risposta del giudice è sicura: "Sì".

Di che processo si tratta? Il biltz di San Valentino, così come è stato ribattezzato perchè effettuato nella notte del 15 febbraio 1983, fu il risultato di una serie di indagini effettuate su quei soggetti della mafia siciliana che risiedevano a Milano agli inizi degli anni '80, come i fratelli Fidanzati, i fratelli Enea e lo stesso Vittorio Mangano. Costoro erano implicati in tentativi di sequestro e traffico di droga. La Criminalpol di Milano era riuscita ad individuare una delle sedi da cui partivano gli ordini sui traffici illeciti: l'Hotel Duca di York dove era spesso presente Vittorio Mangano. In una di queste telefonate, avvenuta per ironia della sorte il giorno di San Valentino del 1980, vengono intercettati proprio Mangano e Dell'Utri.

E' questo l'episodio a cui fa riferimento il giornalista francese e con cui, chi ha manipolato l'intervista, ha cercato di far dire a Borsellino che Dell'Utri trattasse di droga con Mangano. Nell'intercettazione del 14 febbraio 1980 si parla in effetti di "cavalli", ma non ci sono elementi espliciti che possano far ricondurre quel termine a traffici illegali. Semplicemente si mostra come i legami tra i due fossero tutt'altro che labili e saltuari, anche molti anni dopo l'allontanamento di Mangano da Arcore.

Alle ore 15:44 Mangano (M), dalla sua camera d'albergo all'Hotel Duca di York, chiama il numero 02-8054136, utenza registrata a nome di Sergio Fava, via Chiaravalle 7. Dall'altra parte del cavo risponde Marcello Dell'Utri (D).

D: Pronto?
M: Buonasera, il dottor Del Lupi?
D: Oh, caro Mister!
M: Minchia! Sempre occupato 'sto telefono!
D: Sì, e per forza. Perché senza ufficio, questa è diventata casa, ufficio, tutte cose.
M: Ah, l’appartamento, lì è?
D: Si, a casa. Lei dov’è, dov’è?
M: Sono in albergo. Ha telefonato Tony Tarantino?
D: Mah, ieri c’ho parlato. Avevo telefonato io, però.
M: Comunque …ci dobbiamo vedere?
D: Come no? Con tanto piacere!
M: Perché io le devo parlare di una cosa.
D: Benissimo!
M: Anzitutto un affare.
D: Eh beh, questi sono bei discorsi.
M: Il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo.
D: Davvero? Ma per questo dobbiamo trovare i soldi.
M:Eh va , questo è niente.
D: No, questo è importante.
M: Perché? Non ce ne hai?
D: Sono veramente in condizioni di estremo bisogno.
M: Vada dal suo principale! Silvio!
D: Quello non sgancia manco se...

Il tono della telefonata è sicuramente divertito e prosegue come una chiacchierata tra amici di lunga data. Dell'accaduto vengono date due versioni differenti dai diretti interessati.

Dell'Utri: "Nel ’78 lascio Berlusconi e vado a lavorare da Rapisarda. Nell’80 mi pare avviene la telefonata di Mangano; questa telefonata nella quale lui mi chiede di dire a Berlusconi se poteva comprare la cavalla Epoca, che era di sua proprietà e che aveva lasciato lì in attesa di venirla a ritirare e non veniva mai. Però Berlusconi la teneva volentieri perché c’era il suo box, non dava fastidio e poteva stare a figurare con gli altri cavalli della villa. Io rispondo che Berlusconi non ha interesse e intenzione di comprarla perché era una cavalla molto vivace, era un tre quarti di sangue, un po’ bizzarro: non voleva che i figli cavalcassero questa Epoca perché aveva paura che facesse qualche infortunio".

Mangano: "No, questa telefonata non la ricordo. E siccome io adesso sto male, non ricordo più niente di niente. Mi avvalgo della facoltà di non rispondere".

Vari particolari da sottolineare. Primo. Mangano nega spudoratamente di aver intrattenuto quella conversazione con Dell'Utri, il quale invece la ricorda benissimo. Anzi, afferma che quelle registrazioni sono state manipolate. Perchè? Secondo. Mangano ricorda al PM come quel Rapisarda da cui Dell'Utri era andato a lavorare fosse "un truffaldo" e che anzi "tutta Palermo sapeva che è un truffaldo!". Tutti tranne Dell'Utri evidentemente. Terzo. Mangano nega che Dell'Utri conosca quel tale, Tony Tarantino, nominato nella telefonata. Perchè? Quarto. Alla domanda del PM se il cavallo in questione fosse Epoca, Mangano risponde: "Sì. Era Epoca". Poi, senza che il PM obietti nulla, aggiunge: "E non era droga". Excusatio non petita...

2 commenti:

alfa ha detto...

Interessante ed illuminante questo lavoro che stai facendo. Davvero.

Adduso ha detto...

Fuori argomento, ma ...

Segnalo a tutti questo articolo:

L'avvocato Repici replica: «Barcellona si è messa in pugno Messina»

http://www.tempostretto.it/8/index.php?location=articolo&id_articolo=8663